RIFIUTI

Inceneritore, torna in campo il No

Il comitato ‘Rifiuti zero’ chiede la sospensione dei lavori al Gerbido

29 Dicembre 2011 - 16:59

L'inceneritore in costruzione

L’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l’inceneritore del Gerbido scade a fine anno. Senza questo documento non è possibile operare. Per questo Trm sta preparando la documentazione per chiedere l’Aia nuova per i prossimi cinque anni. La nuova Aia cambierà certamente alcune prescrizioni, che in questi anni, si sono rivelate inapplicabili o in grado di ritardare l’avvio dell’impianto.
In questo clima il comitato “Rifiuti zero” che si oppone all’incenerimento e che da anni si batte contro la “termovalorizzazione” a favore della riduzione dei rifiuti e dell’aumento del riciclaggio, chiede di nuovo il blocco dei lavori. Questa volta, lo fa presentando una petizione al Consiglio comunale di Torino (che controlla, indirettamente, Trm). Nella petizione si chiede che la realizzazione dell’impianto venga sospesa; che venga estesa la raccolta domiciliare e che si arrivi al 65 per cento di differenziata anche a Torino. Si chiede che Torino si faccia promotore di una revisione della legge regionale sui rifiuti che preveda l’obiettivo “rifiuti zero” al 2020.
Il Comitato ha, tra l’altro, ancora in sospeso un ricorso e un esposto alla giustizia amministrativa (con un’opposizione alla richiesta di archiviazione). Ma i “No inceneritore” vogliono agire anche sul rinnovo dell’Aia. «Intanto la procedura autorizzativa deve essere assolutamente trasparente - chiedono Piero Cavallari, Flaviano Inserra e Oscar Brunasso - E deve essere rimessa in discussione la scelta dell’incenerimento. Invece, la logica che prevale è sempre quella del minor rischio, come se ci fosse una soglia di rischio “accettabile”. Se un impianto del genere può aumentare le morti dovute all’inquinamento ci si può solo preoccupare di mantenere il rischio entro una soglia accettabile?».
Ma per il comitato, oltre alla comparazione con “l’opzione zero”, approfittando del rinnovo dell’Aia si devono dare risposte anche a nodi tecnici ancora irrisolti. «Si parla solo dello smaltimento delle ceneri catturate al camino, cioè contenute nei filtri. L’opzione è quella di smaltirli in siti speciali in Germania. Ma l’Aia non ha ancora detto come invece verranno smaltite le scorie, cioè le ceneri grossolane che si raccolgono sotto la griglia, che presentano gradi diversi di incenerimento a seconda delle temperature presenti nei diversi punti della camera di combustione. Noi non siamo d’accordo nel considerarle “inerti” e smaltirle in discarica o addirittura usarle per riempimenti di cave o per rilevati stradali. Sono materiali che vanno analizzati e ogni volta smaltiti a seconda di quello che ci viene trovato dentro. Non è detto che, se non sono reattivi, non possano contenere metalli, Pcb o addirittura diossine. Altra questione riguarda il rispetto dei limiti di legge per diossine e furani. La misurazione avviene solo al camino ma non viene legato il dato all’inquinamento complessivo dell’area. I cittadini hanno interesse a sapere se stanno respirando complessivamente aria inquinata e non solo quanti inquinanti escono dal camino. Torino è già piena di sforamenti dei limiti imposti dall’Unione europea all’inquinamento dell’aria».
Per il comitato esiste poi un rischio inquinamento in una possibile cattiva gestione dell’impianto una volta che dovessero prevalere logiche privatistiche. «La vendita del 40 per cento delle quote di Trm ai privati apre la strada a una gestione dove prevarrà la logica del profitto, perché i vertici della società, come accade già oggi in Sagat, saranno scelti dai soci privati che hanno solo interesse a fare profitti. A questo punto come possiamo fidarci? Chi ci assicura che, una volta in funzione, l’inceneritore sarà gestito non solo guardando ai minori costi e alla maggiore remunerazione? Perché l’impianto è pubblico? Noi non ci crediamo».
A questo proposito, per il Comitato non basta la vigilanza dei sindaci: «Il Comitato locale di controllo non può essere composto solo da sindaci e Asl. Vogliamo esserci anche noi. E’ l’unico modo per avere accesso alle informazioni ed è l’unico modo per fare pressione sugli amministratori».

di Massimiliano Borgia

6 dicembre 2011

 

 

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