EDITORIA

Prosegue l'iniziativa della nostra testata: personaggi di politica, cultura e società civile sostengono Luna Nuova

Continua la campagna nazionale "Meno giornali meno liberi" per la riforma del settore e il pluralismo dell'informazione

16 Febbraio 2015 - 23:27

Prosegue l'iniziativa della nostra testata: personaggi di politica, cultura e società civile sostengono Luna Nuova

Riprende la campagna di sensibilizzazione “Luna Nuova il nostro giornale”, promossa dalla nostra testata nell’ambito della campagna nazionale “Meno giornali meno liberi”. Abbiamo scelto di coinvolgere nella campagna di solidarietà personaggi della politica e dell’imprenditoria, intellettuali, uomini e donne di cultura, sportivi, eccetera, che sostengano con noi un’azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica mirata alla salvaguardia dei piccoli giornali, strumenti fondamentali di informazione dei territori, veri e propri beni comuni da difendere. All'ex deputato Pd Giorgio Merlo, responsabile del settore “Editoria e New Media” nell’ambito del dipartimento cultura del partito, abbiamo posto alcune domande che riguardano il ruolo di un giornale locale e la necessità di un sostegno all’editoria che garantisca il pluralismo dell’informazione.

su Luna Nuova di martedì 26 maggio 2015





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Duecento testate, 3mila posti di lavoro di giornalisti, grafici e poligrafici, trecento milioni di copie in meno: se Governo e Parlamento non ripristineranno i contributi per l’editoria 2013 (tagliati retroattivamente a bilanci già chiusi) e 2014 sono questi i numeri del disastro che si abbatterà sull’editoria non profit italiana, con costi per lo Stato più alti del valore del fondo. Nel 2014 con trenta testate storiche chiuse, hanno perso la propria occupazione circa ottocento giornalisti. Espulsi dal mondo del lavoro anche mille grafici e poligrafici. 

Una palla di giornali malamente accartocciati: è il simbolo della campagna di comunicazione “Meno Giornali = Meno Liberi” lanciata dalle 9 associazioni e sindacati del settore (Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione, Mediacoop, Federazione Italiana Liberi Editori, Federazione Italiana Settimanali Cattolici, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Articolo 21, Sindacato Lavoratori Comunicazione CGIL, Associazione Nazionale Stampa Online, Unione Stampa Periodica Italiana) per salvaguardare il pluralismo dell’informazione e per una riforma urgente dell’editoria.

Il primo atto è una petizione, pubblicata sul sito www.menogiornalimenoliberi.it e su tutti i social network con l’hashtag #menogiornalimenoliberi, con cui si chiede di mettere mano ai tagli immotivati del contributo diretto all’editoria e di avviare subito un Tavolo di confronto sull’indispensabile riforma dell’intero sistema dell’informazione (giornali, radio, tv, internet).

Sono oltre 200 le testate non profit che rischiano di chiudere sul territorio nazionale, lasciando sul campo 3mila posti di lavoro tra giornalisti, grafici e poligrafici. Quotidiani locali, riviste di idee, periodici di comunità, settimanali cattolici, organi di informazione delle minoranze linguistiche, ma anche giornali nazionali di opinione. È questo il mondo messo in crisi dal taglio dei contributi 2013 (dimezzati retroattivamente a bilanci già chiusi) e 2014. Sono trecento milioni di copie distribuite in meno ogni anno, 500mila pagine di informazione che verranno a mancare, con danni gravissimi per l’indotto (tipografie, trasporti, distributori, edicole) e le economie locali. I promotori calcolano che i costi per lo Stato saranno largamente superiori al valore del Fondo per il contributo diretto all’Editoria, individuabile, per il 2015, in circa 90 milioni di euro. 

Nel corso dell’ultimo anno hanno chiuso una trentina di testate, tra cui alcune storiche come “Il Salvagente”, e hanno perso la propria occupazione circa ottocento giornalisti. Duramente colpita anche la categoria dei grafici e poligrafici, più di mille dei quali sono stati espulsi dal mondo del lavoro.

Il paradosso è che in questo modo le cooperative e le realtà editoriali senza scopo di lucro pagheranno due volte gli abusi che si sono verificati in passato e che giustamente sono stati denunciati a più riprese: prima perché c’erano soggetti che ricevevano indebitamente i contributi, ora perché la battaglia per l’abolizione dei finanziamenti pubblici portata avanti da alcune forze politiche rischia di farle scomparire per sempre. 

I promotori ricordano invece che la Carta fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea impegna ogni Paese a promuovere e garantire la libertà di espressione e di informazione, mentre lo Stato italiano è agli ultimi posti in Europa per l’investimento pro capite a sostegno del pluralismo dell’informazione. Un richiamo, quest’ultimo, fatto proprio anche dal Presidente Mattarella, che nel suo discorso di insediamento ha ricordato come garantire la Costituzione significhi «garantire l’autonomia ed il pluralismo dell’informazione, presidio di democrazia».

«Senza questi giornali - scrivono i promotori nell’appello - l’informazione italiana sarebbe in mano a pochi grandi gruppi editoriali e in molte regioni e comuni rimarrebbe un unico soggetto, monopolista di fatto, dell’informazione locale e regionale. Senza questi giornali, impegnati da sempre a narrare e confrontare con voce indipendente testimonianze e inchieste connesse a specifiche aree di aggregazione sociale e culturale e ad affrontare con coraggio tematiche di particolare rilevanza a livello nazionale, l’informazione italiana perderebbe una parte indispensabile delle proprie esperienze».

 

 

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