PLURALISMO

Fondi editoria: tagli di nuovo all’orizzonte

Emendamento al Senato, una grave minaccia per i giornali locali. Mozione Pd in consiglio regionale: «Il governo ci ripensi»

21 Dicembre 2018 - 12:25

Fondi editoria: tagli di nuovo all’orizzonte

Lo avevano detto e lo hanno fatto: il Movimento 5 Stelle, con il sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi, aveva annunciato la riproposizione dell’emendamento taglia-fondi ai contributi diretti alla stampa, dopo il ritiro di un analogo testo alla Camera. L’emendamento alla fine è arrivato. Il testo è stato presentato in commissione bilancio al Senato e propone per i prossimi anni la progressiva riduzione dei contributi del Fondo per il pluralismo diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, fino alla loro abolizione dal 1° gennaio 2022. Una minaccia grave nei confronti della libera informazione locale, mentre i grandi gruppi editoriali, finiti più volte nel mirino del M5S, non verrebbero minimamente toccati: il provvedimento andrebbe a penalizzare per lo più quegli “editori puri” che a parole il Movimento 5 Stelle dice di voler sostenere.

In provincia di Torino, più che in altre aree d’Italia, a farne le spese sarebbero in tanti: Cronacaqui, La Voce del Canavese, Sprint e Sport, Luna Nuova, Il Mercoledì, L’Eco del Chisone, La Valsusa e Il Risveglio Popolare. Si aggiungono i centri distribuzione Dld Devietti di Settimo e Seal Distruzione di Leini, nonchè una delle ultime tipografie “indipendenti” rimaste attive in Italia, la Its di Cavaglià. A beneficiare di questo fondo sono solo testate edite da cooperative di giornalisti o da fondazioni o enti morali, comunque senza scopo di lucro e con l’obbligo in statuto di non dividere eventuali utili. Nell’elenco dei beneficiari ci sono cinque quotidiani a tiratura nazionale (Libero, Avvenire, Italia Oggi, Il Manifesto, Il Foglio, editi da cooperative o Fondazioni e enti morali), decine di periodici e quotidiani provinciali e oltre un centinaio di settimanali cattolici.

A sostegno di queste numerose realtà che rischiano di essere messe in ginocchio dalla misura varata dal governo si schiera intanto il Pd in consiglio regionale: il capogruppo Domenico Ravetti ha presentato una mozione, sottoscritta da molti colleghi di maggioranza e opposizione, che impegna la giunta regionale ad adoperarsi affinchè le disposizioni normative riferite ai tagli all’editoria vengano ritirate e si avvii, con urgenza, un tavolo di confronto con tutte le categorie di questo settore. «Il maxiemendamento inserito nella legge di bilancio, attualmente in discussione al Senato - spiega Ravetti - prevede rilevanti tagli al Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione che causerebbero la chiusura di centinaia di organi di informazione, quotidiani, settimanali, periodici, editi da cooperative no profit e da enti morali o, comunque, li costringerebbe ad una drastica riduzione dei loro organici. Il Piemonte vanta, da sempre, una grande ricchezza editoriale e la norma inserita nella legge di bilancio non ha nulla a che vedere con un’ipotesi di riforma del settore, peraltro auspicata dagli operatori stessi. È fondamentale che venga modificata una disposizione che causerebbe gravissimi danni ad un settore che, già da tempo, vive una situazione di grave difficoltà e alle tante persone che lavorano nella filiera».

La mozione verrà presumibilmente discussa nella prossima seduta del consiglio regionale, comunque entro fine anno: «Il Piemonte da sempre vanta una grande ricchezza editoriale, con circa 50 tra settimanali locali fortemente radicati sui territori di tutta la Regione, che danno lavoro a centinaia di giornalisti, senza contare l’indotto, pertanto tale norma potrebbe causare gravi danni alla filiera dell’editoriale locale - aggiunge il presidente del consiglio regionale Nino Boeti - Condivido gli appelli rivolti in questi giorni dagli editori al presidente del Consiglio Conte e al presidente della Repubblica Mattarella: si ritirino i tagli e si apra subito un nuovo tavolo di confronto con tutte le categorie del settore editoriale per rivisitare le politiche di sostegno da parte dello Stato, favorendo quindi l’innovazione e tutelando l’occupazione».

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