LAVORO

La Fiom: «Il governo fermi tutte le produzioni di non primaria importanza»

Sale a 12mila il numero di lavoratori che da lunedì resteranno a casa dopo il dilagare dei contagi: «Lo stop è già nei fatti»

14 Marzo 2020 - 18:37

La Fiom: «Il governo fermi tutte le produzioni di non primaria importanza»

La richiesta al governo è tanto chiara quanto pressante: considerare lo stop per un certo periodo di tempo di tutte le attività produttive non di primaria importanza. Lo chiede a gran voce la Fiom-Cgil, alla luce della velocità con cui il Coronavirus si sta espandendo nei principali stabilimenti metalmeccanici della provincia di Torino: a oggi pomeriggio, infatti, sono infatti saliti a 12mila i lavoratori coinvolti dai fermi produttivi delle aziende a seguito degli ultimi contagi. In queste ore nelle officine e negli uffici delle aziende metalmeccaniche, si stanno registrando ulteriori casi di contagio di alcuni dipendenti, determinando così la richiesta da parte dei lavoratori di essere messi in sicurezza restando a casa. Ieri sono usciti in sciopero i lavoratori della Meccanica di Mirafiori e quelli di Mopar. Questa mattina alle 6 i lavoratori della Carrozzeria di Mirafiori del reparto Rg Premium, che guidano le vetture per fare le prove su strada, hanno deciso di incrociare le braccia dopo che ieri un loro collega aveva denunciato un caso di positività nella propria famiglia ed è stato, giustamente, mandato a casa dall'azienda. Alle 8 sono stati messi in libertà tutti i lavoratori.

Secondo Edi Lazzi, segretario provinciale della Fiom-Cgil, e Ugo Bolognesi, responsabile di Mirafiori per la Fiom, «questo è solo l'ultimo, ed ennesimo caso, dopo quelli di altre realtà produttive come Denso, Teksid, Cnh di San Mauro, M4U, Elbi, Lear, Maserati, Fca Services, Thales Alenia Space e Tta in cui si riscontrano casi di lavoratori positivi al virus, o che sono stati in contatto con altre persone a loro volta positive. Casi che dovrebbero far riflettere sul fatto che, anche applicando le misure di precauzione nelle aziende, la possibilità che il virus arrivi dall’esterno è difficilissima da contenere. La pandemia purtroppo non si ferma davanti ai cancelli delle fabbriche. Dalle ultime rilevazioni i fermi produttivi nelle aziende metalmeccaniche torinesi coinvolgono oltre 12mila lavoratori, almeno 2mila in più rispetto all'ultimo dato fornito. Di fatto le aziende si stanno fermando da sé per il dilagare del fenomeno. Da giorni i lavoratori sollecitano una riflessione generale sull'eventualità di considerare, da parte di chi ha le competenze per farlo, la possibilitá di fermare per un certo periodo di tempo tutte le produzioni non di primaria importanza, per permettere la sanificazione completa e approfondita delle aziende, la riorganizzazione delle produzioni e, in questo modo, anche di arginare il diffondersi del contagio che potrebbe, tra l'altro, far saltare il sistema sanitario nazionale, generando ben più gravi conseguenze sociali ed economiche. È il momento di esercitare a ogni livello il massimo di responsabilità».

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