CORONAVIRUS

Piano Marshall per l’agricoltura: la Coldiretti chiede investimenti

E per i lavoratori stagionali si va verso la libera circolazione nell'Unione europea?

07 Aprile 2020 - 00:10

Piano Marshall per l’agricoltura: la Coldiretti chiede investimenti

di TIZIANO PICCO

«L'agricoltura italiana ha bisogno di una robusta iniezione di liquidità. L’emergenza Covid 19, che pure sta confermando il valore strategico del settore agroalimentare, ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità. Un evento di dimensioni epiche come quello che sta vivendo il mondo intero non può essere affrontato con interventi normali». Lo sostiene il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che fa riferimento agli Stati Uniti dove hanno varato un consistente pacchetto di misure da 2000 miliardi di dollari per dare ossigeno all’economia e all’agricoltura.

«Se è vero che agricoltura, industria di trasformazione e distribuzione stanno tenendo duro, non si può negare che molte filiere siano in profonda crisi. Come Coldiretti abbiamo lanciato l’allarme sui rischi che si corrono dal settore vitivinicolo al florovivaismo, dall’olivicola fino alla pesca. Penso a tutte quelle attività e quei servizi forniti al settore dell’Horeca (Hotellerie-restaurant-café) che oggi con la chiusura in tutto il mondo di bar e ristoranti rischiano la debacle. Ma è Sos anche per molte attività che rientrano tra quelle che integrano la produzione, meglio note come “attività connesse”. L’agriturismo in primis, ma non solo».

Imprese che devono essere sostenute, sostiene Coldiretti, perchè sono fondamentali sul piano economico e sociale. «Si tratta di una filiera allargata che dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi e d’altra parte proprio l’allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. Investire è dunque un imperativo categorico in un’ottica di sviluppo sostenibile che spinga l’innovazione e valorizzi le potenzialità del settore anche nella promozione di energie rinnovabili. Ma in attesa che anche Bruxelles apra il cantiere per definire misure forti occorre agire e con tempestività a livello nazionale. Rastrellare risorse è possibile. Ci sono, per esempio circa 12 miliardi di risorse dello Sviluppo Rurale, il secondo pilastro della politica agricola comune che si affianca agli aiuti diretti. Si tratta di fondi non spesi per una quota dei quali si rischia addirittura il disimpegno».

Conclude Prandini: «Quello che chiediamo è di andare oltre le regole, superare i mille vincoli burocratici e spendere subito. L’articolato progetto elaborato dalla Coldiretti che parte dalla costituzione di un Fondo straordinario Covid 19 per l’agricoltura ha individuato una gamma di misure dove è possibile reperire risorse residuali per alcuni interventi prioritari. Si parte da un pagamento diretto aggiuntivo ed eccezionale fino a 1000 euro ad ettaro per le imprese con un tetto di 50mila euro detratto il costo del lavoro e che comporterebbe un costo di 5,5 miliardi. Un’altra misura di carattere assicurativo per il ristori dei danni causati dagli eventi climatici avversi che hanno penalizzato le aziende nelle annate 2019-2020. Il costo stimato dell’operazione è di circa un miliardo. Priorità poi ai giovani già insediati negli ultimi tre anni che rischiano di perdere gli aiuti. Per gli under 41 si propone l’abbassamento della quota di cofinanziamento sugli investimenti del 20-30%. E poi, ancora interventi supplementari per il benessere animale per promuovere le migliori condizioni con un impegno finanziario indicativo di 500 milioni e voucher per gli agriturismi rimasti vuoti».

L'emergenza Coronavirus rischia dunque di avere un effetto deleterio sull’agricoltura, in particolare riferito alla carenza di lavoratori stagionali che con le loro mani garantiscono le produzioni agricole e le forniture alimentari alle famiglie. Tanto da spingere la Commissione europea ad «esortare gli Stati membri a istituire procedure specifiche per garantire un passaggio agevole agli occupati stagionali che svolgono funzioni critiche di raccolta, piantagione o cura» in risposta alla richiesta della Coldiretti di istituire l’apertura di corsie verdi per la libera circolazione dei lavoratori agricoli all’interno dell’Unione europea.

Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, aggiunge: «Secondo un’analisi della Coldiretti in Italia, senza lavoratori stagionali, è a rischio più di un quarto del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero, fornendo il 27 per cento del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore. In Piemonte la maggioranza degli immigrati extracomunitari viene impiegata in attività agricole a carattere stagionale che riguardano la raccolta, la cernita e l’immagazzinamento della frutta e dell’uva da vino. Ricercati sono gli immigrati in grado di operare nel settore zootecnico: le attività svolte si riferiscono al governo della stalla, alla mungitura, alla vigilanza e alla cura del bestiame in genere. Un altro settore nel quale sono impiegati i lavoratori immigrati è quello ortoflorovivaistico. In crescita è anche l’utilizzo di lavoratori extracomunitari negli agriturismi».

su Luna Nuova di martedì 7 aprile 2020

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