ABITUDINI

Quel maledetto virus che ti cambia la spesa

Lunghe code o consegna a domicilio, ma la scelta è più limitata: viaggio tra i rivolesi

17 Aprile 2020 - 00:03

Quel maledetto virus che ti cambia la spesa

di EVA MONTI

Qualcuno si chiede se e in che misura la pandemia da Coronavirus Covid-19 ci cambierà. Qualcuno usa il futuro semplice. Molti però, e tra questi chi scrive, crede che questo virus coronato lo abbia già fatto. Senza disquisire troppo su angosce e paure, mettendo da parte per un attimo il dolore per le tante, troppe morti, per la fatica e il sudore con cui quelli che sono in prima linea (e sono tanti) lo affrontano, proviamo a pensare al nostro quotidiano. Abitudini sconvolte, non sempre in peggio. Classe di valori e proponimenti rivoluzionata. Dallo studio al lavoro, dallo shopping al riposo. Proprio da qui si può partire. Dopo la prima ubriacatura di #iorestoacasa e #salvol’Italiainpigiama, ci siamo accorti che non si può vivere fra quattro mura solo ascoltando musica, guardando vecchi film (o nuovi, se si hanno le piattaforme Netflix e affini), comunicando via cellulare o social. Chi più chi meno, chi prima e chi dopo, ha dovuto fare i conti con le cose da fare.

Sì, perché quando si pensava che il “distanziamento sociale” fosse solo per poche settimane (ma i più realisti avevano capito che sarebbe durato più a lungo) l’unico pensiero era stato l’accaparramento dei viveri, dei generi alimentari e di quelli di prima necessità dentifrici, carta igienica, saponi, ma anche cartucce per la stampante, quaderni e fogli per scrivere e studiare. Così erano iniziate le prime lunghe code per lo shopping delle cose concesse. All’inizio si poteva ancora andare a farlo in compagnia: un coniuge col carrello e l’altro con la lista della spesa. Idem per altri tipi di parentela. E si poteva andare nel centro commerciale del vicino comune, se era più conveniente. È durata poco, però.

Di restrizione in restrizione, con la proroga del distanziamento sociale, è sorto il divieto a sconfinare. La spesa si fa nel proprio comune di residenza, e una persona per nucleo familiare. «La prima volta che mi è capitato di vedere scattare questo controllo ero sbigottita - afferma Elena, giovane rivolese - ero in coda con mio padre, come tutte le altre volte, non mi aspettavo che ci dividessero e ordinassero ad uno di noi di restare fuori, alla macchina. Adesso andiamo una volta alla settimana in modo alternato. Mia madre resta casa perché ha patologie che la collocano tra coloro che sono in fascia a rischio».

Altri invece si fanno portare la spesa a casa. Soprattutto generi a lunga conservazione, ma non solo. Fa così la famiglia Tessarollo, moglie, marito e due figli universitari, che riescono ad avere tutto quanto serve loro. «Sono molte le grandi catene che svolgono questo servizio - spiega Dario Tessarollo - e con una vasta gamma di prodotti che noi già acquistavamo in regime normale». Più difficile accedervi per chi non ha dimestichezza con la tecnologia. Per queste persone, e per chi preferisce la scelta personale dei prodotti, sono stati riattivati i mercati rionali. Tutti meno uno: quello del mercoledì di via Rombò ai Portici, cuore pulsante nel centro storico. Alcuni sentono la mancanza persino del torinese mercato di Porta Palazzo, dove erano soliti andare almeno una volta al mese per la spesa a basso costo.

Anche il tema dei prezzi sarebbe da valutare. All’indomani della prima restrizione si sono visti schizzare in alto i prezzi al dettaglio di alcuni generi, anche se ci sono catene italiane e non (Conad, Coop, Mercatò, Esselunga e Carrefour) che dichiarano di aver congelato i prezzi meno fino a maggio. Può essere, dicono i più esperti, che si tratti di semplice percezione del cliente, in quanto era abituato ad andare nel luogo più economico ed ora è costretto ad andare in quello vicino (come da Dpcm). Ma quello che viene a mancare sono le offerte speciali, le campagne promozionali che miravano a superare la concorrenza. «Per alcuni generi alimentari come la frutta e la verdura io scelgo ancora i prodotti locali e vado dai contadini, come la famiglia Artus, che ha anche uova fresche», afferma Mariella Rocchietti. Scelta condivisa da tanti, quella dei prodotti a km zero, che sono venduti anche il sabato in piazza Martiri al mercato di Campagna Amica.

L’altro spiraglio di normalità arriva dall’apertura dei negozi e centri per il bricolage e il giardinaggio che in piena Primavera offrono le piantine da mettere a dimora. «Non vedevo l’ora, non so vivere senza fiori sul balcone - afferma Tina Caporaso - ho piante sempreverdi che vanno da una stagione all’altra, ma quelle fiorite sono le mie preferite». La bella stagione aiuta chi come lei ha un terrazzo ed un cortile fruibile per l’esposizione e la camminata. Dopo cinque settimane di lockdown, la ripresa dall’incubo del Covid-19 arriva anche dall’acquisto di un vasetto fiorito o da uno strumento per il bricolage per abbellire casa o balconi. Purtroppo non tutti li hanno. Altri hanno pochi metri a disposizione e neppure un balcone. E la cosa si aggrava se il nucleo familiare ha dei bambini. Non resta che inventarle tutte per passare la giornata con creatività tra studio in video conferenza con la maestra, la chiacchierata online coi nonni e qualche bel lavoretto fatto coi genitori. E questo vale anche per i fortunati che hanno balcone e giardino: qualche ora tra le mura di casa a disegnare o creare fanno volare la fantasia.

su Luna Nuova di venerdì 17 aprile 2020

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