EMERGENZA

Rsa e tamponi: la Regione finisce nel mirino

Sono triplicati nell’ultima settimana, 755 operatori nuovi assunti. M5S e Luv: «Strage senza fine, ora un commissario per la sanità»

17 Aprile 2020 - 00:00

Rsa e tamponi: la Regione finisce nel mirino

di MARCO GIAVELLI

I troppi decessi nelle Rsa, la scarsità e il ritardo nell’effettuare i tamponi su anziani e personale sanitario. La giunta Cirio, nel mirino delle opposizioni, prova a difendere il suo operato, ma è indubbio che qualcosa, nella gestione dell’emergenza sanitaria, non abbia funzionato a dovere, come denunciato la scorsa settimana anche da una cinquantina di sindaci. Mercoledì pomeriggio, in conferenza stampa, la Regione ha reso noti i dati aggiornati sul monitoraggio delle Rsa, spiegando che l’8 aprile l’Unità di crisi ha richiesto a tutte le strutture del Piemonte il numero di posti letto, le unità di personale e i tamponi effettuati: questi ultimi sono più che triplicati nell’ultima settimana passando dai 4085 del 7 aprile ai 13940 del 14, su un totale di 74060 tamponi realizzati a quella data sulla popolazione piemontese. Di questi, 3610 sono positivi, 5753 negativi e 4577 ancora in attesa dell’esito. Sui tamponi effettuati alla data dell’8 aprile, gli ospiti delle Rsa risultati positivi sono il 40 per cento, il personale il 30. Al 31 marzo nelle Rsa vi sono stati 407 morti in più del primo trimestre 2019, di cui 248 risultati positivi al Covid-19.

Quanto al personale nelle strutture sanitarie, la delibera numero 4 della giunta regionale del 20 marzo ha permesso l’assunzione di 755 nuovi operatori, di cui 645 con mansioni assistenziali e 110 in qualità di personale infermieristico. I vari dati saranno ora aggiornati con cadenza settimanale. L’attuale emergenza ha poi evidenziato la necessità di potenziare l’assistenza infermieristica ai pazienti. L’Unità di crisi ha quindi predisposto, il 7 aprile, una circolare straordinaria per far fronte alle carenze riscontrate nelle strutture residenziali socio-sanitarie. Le Asl del Piemonte hanno così incrementato l’assistenza infermieristica domiciliare, per i prossimi quattro mesi, in misura minima di almeno un operatore ogni 20mila abitanti. Tale misura, che ha messo a disposizione delle Rsa piemontesi decine di infermieri, ha permesso di evitare la sospensione dei servizi infermieristici in alcune strutture. L’assessora regionale al welfare, Chiara Caucino, ha sottolineato «l’efficacia delle azioni condotte finora dall’area funzionale Rsa rispetto alle criticità riscontrate presso le strutture, in particolare sull’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale, sull’incremento dei tamponi effettuati ma anche sulla sostituzione del personale assente».

«L’attenzione alla situazione delle case di riposo - ha tirato le somme l’assessore regionale alla sanità Luigi Icardi - è documentata fin dal primo atto dell’Unità di crisi del 23 febbraio, nel quale già si raccomandava ai gestori delle strutture di limitare l’accesso dei visitatori e di attenersi alle misure di prevenzione previste dalle disposizioni ministeriali, che la maggior parte delle strutture ha applicato. In qualche caso, nonostante le misure, si sono verificati contagi. Oggi abbiamo a disposizione più task force e Usca nelle Aziende sanitarie locali dedicate all’emergenza delle case di riposo, a cui vanno aggiunti quasi 800 infermieri e operatori socio sanitari assunti per soccorrere le case di riposo rimaste sguarnite di personale a causa del contagio. Sui test sierologici abbiamo avviato la sperimentazione ed ora aspettiamo le indicazioni del ministero della salute per procedere secondo le linee individuate dalle autorità sanitarie».

Durissime le opposizioni. «Sulle Rsa si continua a perseverare negli errori - accusa il M5S con la capogruppo Francesca Frediani e i consiglieri Giorgio Bertola e Sean Sacco - Il decreto legge “Cura Italia” prevede l’attivazione di aree sanitarie temporanee e le linee guida emanate dal ministero indicano come “è necessario identificare prioritariamente strutture residenziali assistenziali dedicate ove trasferire i pazienti affetti da Covid-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero, per evitare il diffondersi del contagio e potenziare il relativo setting assistenziale”. Perché non sono state seguite? Le “spiegazioni” di Icardi non hanno chiarito nulla in merito alla sciagurata delibera regionale che permette di ospitare in Rsa pazienti Covid. I provvedimenti presi dalla giunta per il reclutamento di personale nelle Rsa non sono in alcun modo sufficienti: appena 645 figure professionali assunte a fronte di 750 Rsa sul territorio, meno di una a struttura. Le strutture piemontesi nelle quali sono stati effettuati i tamponi hanno circa il 30 per cento degli operatori positivi al Covid, l’intervento della Regione è quindi una goccia nel mare. In questo quadro di incertezza si aggiunge il vuoto politico dell’Unità di crisi. Presidente e vicepresidente della giunta regionale sono assenti, Icardi non chiarisce nulla e la direzione della comunicazione sembra affidata al solo magistrato Rinaudo. Chi dirige l’Unità di crisi? Appare sempre più auspicabile la nomina di un commissario di governo».

Altrettanto duro Liberi Uguali Verdi con il capogruppo Marco Grimaldi: «Le nostre denunce e l’appello degli enti locali, dei lavoratori e dei cittadini piemontesi hanno portato a una accelerata: in una settimana si sono fatti i tamponi che non si sono fatti nell’intero mese scorso. I dati, tuttavia, sono drammatici. Entro fine settimana la Regione ha annunciato che si arriverà a 20mila tamponi, pari al 40 per cento del totale dei 42mila tamponi necessari per ospiti e personale. L’assessora Caucino ha cominciato la conferenza stampa complimentandosi. Con chi? Con se stessa perché ha evitato il peggio. “Ho salvato vite”, dice. Siamo davanti alla cronaca di una morte annunciata e si ha il coraggio di consegnarsi delle medaglie al merito. Icardi dà la colpa al ministero perché aveva pronti gli esami sierologici, poi bloccati, e spiega che la famigerata delibera per trasferire i malati di Covid-19 nelle Rsa è stata travisata e completamente modificata: però, per la prima volta, ammette che a Torino persone positive sono state ospitate in una casa di riposo. Tante bugie in una sola difesa d’ufficio che non risponde a nessuna delle domande poste dalle opposizioni, dalle famiglie e dagli operatori. Sappiamo che 248 anziani nelle Rsa sono morti per Covid, ma delle 2874 persone mancate da inizio anno nelle strutture, quante avevano fatto un tampone? I privati hanno certamente commesso errori, ma la Regione non ha nulla da rimproverarsi? Ora come si preserverà l’altra metà degli ospiti non contagiati?».

su Luna Nuova di venerdì 17 aprile 2020

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