CORONAVIRUS

Parte la task force Fazio. Intanto è polemica sul laboratorio analisi

Il gruppo guidato dall'ex ministro al lavoro sulla medicina territoriale. A Rivoli macchinario rotto secondo la denuncia dei sindacati

24 Aprile 2020 - 00:27

Parte la task force Fazio. Intanto è polemica sul laboratorio analisi

di MARCO GIAVELLI

Si è ufficialmente insediata martedì pomeriggio nella sede dell’assessorato regionale alla sanità, alla presenza del governatore del Piemonte Alberto Cirio e dell’assessore Luigi Icardi, la nuova “task force” di esperti che affiancherà lo stesso assessorato e la giunta regionale per la gestione della “fase 2” dell’emergenza Coronavirus in Piemonte. Il coordinatore del gruppo di lavoro Ferruccio Fazio, già ministro della salute nel governo Berlusconi IV dal 2009 al 2011 e oggi sindaco di Garessio, ha rilevato come l’emergenza di oggi renda indispensabile agire immediatamente sul fronte della medicina territoriale, attraverso un percorso condiviso con tutti gli interlocutori del comparto che va dai medici di medicina generale agli infermieri, fino ai nuovi operatori delle Usca.

Negli interventi dei componenti della task force (Giovanni Di Perri, Guido Giustetto, Pietro Presti, Massimiliano Sciretti, Franco Ripa e Alessandro Stecco) è emerso il ruolo centrale che dovranno avere medici di medicina generale, pediatri, farmacisti, sistema di continuità assistenziale, specialisti ambulatoriali per teleconsulenze, Usca, assistenza domiciliare programmata, ambulatori e sale di attesa, igienisti, epidemiologi, telemedicina e telemonitoraggio. Del gruppo di lavoro farà anche parte Paola Brusa, segretario dell’Ordine dei farmacisti della provincia di Torino. «Come da indicazione del presidente Cirio - ha sintetizzato Fazio - entro luglio presenteremo un piano organizzativo applicabile operativamente già a settembre. Nell’immediato, forniremo alla politica delle indicazioni tecniche e scientifiche sulle misure di contenimento sociale, in vista della scadenza del 3 maggio». «È stato un incontro operativo e molto costruttivo - osserva l’assessore alla sanità Icardi - sono stati individuati tempi e metodi degli interventi che andranno messi in campo per ristrutturare il sistema sanitario territoriale, in modo da metterlo in grado di affrontare possibili ritorni dell’epidemia. Da questa esperienza emergenziale, dobbiamo ricavare l’opportunità di strutturare al meglio il sistema regionale di cura sul territorio, che in questi anni è stato drammaticamente trascurato».

Intanto, proprio sull’efficienza del sistema sanitario regionale, non si placano le polemiche politiche. L’ultima è quella che riguarda il laboratorio analisi dell’ospedale di Rivoli sostanzialmente fermo, sollevata dai sindacati e ripresa dalla capogruppo M5S in consiglio regionale Francesca Frediani: «Dipendenti dell’Asl To3 trasformati in “spedizionieri” di provette destinate ai laboratori privati, dove avviene la maggior parte dei test del tampone. La denuncia dei sindacati non rappresenta una novità, semmai racconta solo le ultime conseguenze di una storia iniziata male con Chiamparino e proseguita peggio con Cirio. I laboratori nell’Asl To3 non sono in grado di coprire le esigenze di un vasto territorio composto da circa 600mila abitanti. I soggetti privati hanno macchinari, reagenti e personale specializzato mentre, stando alla denuncia dei sindacati, presso il laboratorio di Rivoli il macchinario sarebbe rotto e “sono mancati da subito anche i reagenti”. Che conto presenteranno i privati alla sanità piemontese? Come intende intervenire il direttore Boraso? Perché non chiarisce la situazione? Nella scorsa legislatura ci siamo opposti fermamente alla delibera dell’assessore Saitta per la riorganizzazione dei laboratori analisi, denunciando le conseguenze economiche e organizzative di alcune scelte, come quella di declassare il laboratorio di Rivoli “a favore” del Mauriziano. Con il cambio di maggioranza sembrava vi fosse l’intenzione di tornare sulle decisioni prese e l’arrivo dell’emergenza, insieme alla necessità di realizzare un alto numero di test, lasciava intendere che si potesse parlare di un nuovo ruolo di primo piano per queste strutture. Così, evidentemente, non è stato. Intanto il privato continua a guadagnare e i cittadini piemontesi a pagare».

Anche il gruppo consiliare regionale Pd e la segreteria regionale alzano il tiro contro la giunta Cirio, chiedendo le dimissioni dell’assessore Icardi: «Da settimane continuiamo a denunciare la “discutibile” gestione dell’emergenza Covid-19 in Piemonte: mancanza di diagnosi tempestive e di tamponi, e-mail smarrite, insufficienza di dispositivi di protezione per gli operatori sociosanitari, situazioni insostenibili all’interno delle Rsa. Il presidente Cirio e l’assessore Icardi hanno la piena responsabilità politica di tutto quello che accade in Piemonte e, quindi, di questa situazione gravissima. Sono entrambi a capo della catena di comando che dovrebbe gestire l’emergenza, sono loro ad avere il compito di scegliere i collaboratori, le linee e le misure da seguire, non altri. Decisamente sono risibili i tentativi di addossare a terzi le colpe. Cirio, a questo punto, dovrebbe responsabilmente azzerare i vertici politici del sistema socio-sanitario piemontese, a partire proprio dall’assessore alla sanità. Questa, prima che una richiesta dell’opposizione, dovrebbe essere la logica conseguenza della drammatica situazione che si è determinata in Piemonte. In queste condizioni è difficile immaginare una ripartenza che noi riteniamo fondamentale per il 4 maggio».

su Luna Nuova di venerdì 24 aprile 2020

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