PIEMONTE

«Per la fase 2 pensare a misure differenziate per aree omogenee»

Il primo report della "task force Fazio" tra aree contagio, tracciamento contatti, tamponi, test sierologici e medicina di territorio

04 Maggio 2020 - 23:44

«Per la fase 2 pensare a misure differenziate per aree omogenee»

di MARCO GIAVELLI

Adottare misure differenziate per aree omogenee e non per il Piemonte intero: è questo uno dei suggerimenti principali contenuto nel primo report della task force coordinata dall’ex ministro Ferruccio Fazio, consegnato giovedì 30 aprile all’assessore regionale alla sanità Luigi Icardi, che ha immediatamente provveduto a sottoporlo all’Unità di crisi per la predisposizione dei consequenziali piani operativi. Sono cinque i grandi filoni tematici al centro del documento: aree di contagio, tracciamento dei contatti, disponibilità dei tamponi, test sierologici e infine il modello di medicina territoriale.

Per quanto riguarda le aree di contagio, l’applicazione della strategia preventiva individuata per la “fase 2” dell’emergenza Coronavirus «dovrà necessariamente basarsi - si legge nel documento - sull’analisi della distribuzione delle intensità di contagio sul territorio del Piemonte». In analogia con altri contesti di controllo delle malattie da infezione, come ad esempio la malaria, verrebbero quindi individuati diversi “strati” o aree, assimilabili e classificabili per omogeneità dei parametri considerati e/o della natura ed intensità degli interventi. «In tal senso è prevedibile che, ad esempio, l’area urbana di Torino rappresenterà uno strato autonomo, così come, per motivi diversi, potrà essere considerato uno strato unico quello comprensivo delle valli del Piemonte. La divisione in strati o aree omogenee avrà anche lo scopo della destinazione selettiva e commisurata delle opportune risorse umane, materiali ed organizzative, che si svilupperà in funzione del volume e dell’intensità degli interventi previsti, quindi tarata in funzione della popolazione, dell’intensità di trasmissione dell’infezione e delle articolazioni logistiche necessarie».

Quanto al tracciamento dei contatti, la relazione del gruppo Fazio osserva che «la strategia necessaria per una fase di uscita dal lockdown deve prevedere obbligatoriamente la previsione di un rimbalzo generale dei contagi, numericamente diverso rispetto al tipo di riaperture e di scalabilità nell’uscire dal lockdown, con le necessarie predisposizioni di sicurezza messe a sistema e con la possibilità che si creino dei nuovi macro-focolai o “cluster” - prosegue il documento - occorre pertanto che il sistema di risposta della sanità regionale si collochi in modalità di “tracciamento attivo” dei contagi, senza attendere il peggioramento o il ricovero in ospedale, ma intercettandoli all’inizio per impedire che si diffondano ulteriormente su altri loro contatti, oppure che diventino più gravemente malati e prevalentemente ospedalizzabili».

Fondamentale, a questo proposito, la disponibilità dei tamponi, una delle note più dolenti, in Piemonte, durante la fase acuta dell’emergenza: «Al momento attuale - si legge nella relazione - la produttività massima teorica realizzabile, calcolata imputando per ciascun laboratorio la produzione massima realizzata, è pari a circa 9mila tamponi al giorno. Considerato che non è ipotizzabile che ogni laboratorio realizzi ogni giorno il suo massimo teorico, per problemi tecnici e di approvvigionamento di reagenti, si sottolinea che la produzione massima ottenuta, realizzata il 23 aprile, pari a 7mila 330 tamponi, l’81 per cento del massimo teorico, appare un’ottima performance».

Considerando che «le iniziative presentate a mezzo di relazione dall’Unità di crisi, recentemente annunciate, porteranno a raggiungere un numero massimo teorico di 13mila test al giorno, pari a circa 9-10mila test al giorno effettivamente realizzabili (70-80 per cento del teorico), il sistema, a regime nel mese di maggio, permetterebbe quindi di attuare una strategia di “contact tracing and testing” se un nuovo picco epidemico sarà inferiore o al massimo uguale a quello che il Piemonte ha sperimentato», tenendo conto che «sono comunque pianificabili ulteriori iniziative che permetterebbero di raggiungere un numero massimo teorico di circa 20mila test al giorno, pari a circa 14-16mila test al giorno effettivamente realizzabili (70-80 per cento del teorico)».

Sull’impiego dei test sierologici, la task force Fazio rileva che «l’interpretazione a fini diagnostici, clinici ed epidemiologici deve avvenire in un contesto specialistico, senza il quale la lettura di qualsiasi risultato rischia di esporre il soggetto ad incauti provvedimenti, come l’incongrua attestazione di guarigione». In particolare la raccomandazione è che l’eventuale applicazione dei test in ambiti aziendali «sia effettuata sotto la supervisione di un medico competente», così come si raccomanda la supervisione e/o l’autorizzazione da parte delle Asl per i test sulla popolazione.

Infine la medicina territoriale, altro neo della “fase 1”: sulla base di queste prime constatazioni e considerazioni, il gruppo di lavoro guidato da Fazio si propone, come obiettivo prioritario, di «predisporre un modello di assistenza sanitaria territoriale che trovi il proprio fulcro nei medici del territorio, in primis i medici di medicina generale, valorizzando, al contempo, tutte le risorse che in ambito sanitario sul territorio già operano, ad esempio le farmacie, o che potrebbero essere opportunamente attivate, come l’infermiere di comunità e altri operatori sanitari, al fine di migliorare la qualità dell’assistenza territoriale anche per la gestione delle cronicità, in un rapporto integrato con la rete ospedaliera, sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie negli ambiti della telemedicina».

Per quanto concerne i test immunometrici IgG, il gruppo consiliare regionale M5S, per bocca della consigliera Francesca Frediani, chiede alla Regione di «attivare un piano di screening che comprenda non solo il personale sanitario, ma che si possa estendere anche ad altri ambiti della nostra società, privati cittadini inclusi». La richiesta sarà presentata oggi, martedì 5 maggio, in consiglio regionale attraverso un’interrogazione alla giunta: «L’assessore alla sanità Icardi ha dichiarato che in Piemonte inizieranno il 4 maggio i test sierologici sul personale sanitario, compresi i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e gli specialisti convenzionati. Le aziende che riprendono le attività ed intendono effettuare screening sui propri dipendenti devono sborsare cifre, per singoli test, che arrivano a costare anche 10 volte il prezzo che ha strappato Scr Piemonte nella sua procedura negoziata. La Regione potrebbe svolgere un importante compito per ridurre le spese delle aziende e far in modo che siano disponibili sul mercato test qualitativamente adeguati. Mentre al privato cittadino è addirittura negata qualsiasi possibilità di eseguire il test, nemmeno dietro pagamento del servizio, opzione invece prevista in altre regioni. Insomma, serve una chiara organizzazione anche per questo tipo di attività al fine di affrontare in maniera diversa dal passato la cosiddetta “fase 2” ed evitare la diffusione di eventuali focolai a partire dalle strutture dedicate all’assistenza socio-sanitaria sia residenziale, sia semiresidenziale».

su Luna Nuova di martedì 5 maggio 2020

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