FASE 2

Il "Bonus Piemonte" è legge, da oggi le pec agli interessati

Entro la prossima settimana le istruzioni per ricevere il contributo. M5S-Pd attaccano: «Troppe categorie escluse, una mancia al cinema»

15 Maggio 2020 - 15:03

Il "Bonus Piemonte" è legge, da oggi le pec agli interessati

Il "Bonus Piemonte" ora è legge: il via libera definitivo è arrivato ieri sera dalla commissione bilancio del consiglio regionale, convocata in sede legislativa, che ha dato il via libera al provvedimento. Sono dunque prossimi a essere erogati i contributi a fondo perduto predisposti dalla Regione per sostenere le imprese colpite dal lockdown durante la "fase 1" dell’emergenza Coronavirus. Il Bonus è uno dei pilastri di "Riparti Piemonte", il piano da oltre 800 milioni di euro a sostegno della ripartenza nella "fase 2". Ma dalle opposizioni piovono critiche su un provvedimento che esclude ancora diverse categorie dall'erogazione dei Bonus: uno scontro politico che ricalca, a parti invertite, quello in atto a livello nazionale.

«Desideriamo ringraziare la disponibilità di tutti i capigruppo del consiglio regionale che hanno accettato di stralciare il Bonus dalla discussione complessiva del piano “Riparti Piemonte”, consentendone così la discussione e approvazione in tempi molto rapidi - sottolineano il governatore Alberto Cirio, gli assessori al commercio Vittoria Poggio e alla semplificazione e rapporti con il consiglio regionale Maurizio Marrone - Questa è una delle misure più importanti e urgenti del nostro piano per sostenere imprese e famiglie, messe in grande difficoltà da oltre due mesi di chiusura. Il Bonus vuole essere non solo un aiuto, ma anche un segnale concreto e immediato. La Regione è al fianco dei suoi cittadini. Ripartiremo insieme».

116 milioni di euro il valore complessivo del Bonus (dai 500 ai 2500 euro) che andrà a beneficio di 60mila realtà del territorio: 88 milioni di euro per 37mila imprese del commercio e dell’artigianato (bar, gelaterie, pasticcerie, catering, ristoranti e agriturismi, ristorazione da asporto e ristorazione non in sede fissa, centri estetici, saloni di barbieri e parrucchieri, centri benessere, sale da ballo, discoteche, taxi e  servizi di noleggio con conducente); 13 milioni di euro per 10mila attività del commercio ambulante (7 mila non alimentari e 3 mila alimentari); 15 milioni di euro per altre 11mila attività (cartolerie, librerie, negozi d’abbigliamento, tessuti, calzature, pelletteria e accessori, agenzie di viaggio, tour operator, cinema piemontesi, organizzatori di eventi, scuole guida, studi di tatuaggio e piercing, negozi di ottica e di fotografia, scuole di lingue, circoli ricreativi e operatori di altre forme di divertimento). Immediata e semplice la procedura per accedere al bonus: già da oggi Finpiemonte inizierà a predisporre l’invio di una comunicazione via pec a tutti gli interessati, che entro la prossima settimana riceveranno le istruzioni per ricevere il Bonus. Una volta risposto alla pec, il contributo verrà accreditato nell’arco di qualche giorno.

Dure critiche arrivano dal Movimento 5 Stelle. La consigliera regionale Francesca Frediani non esita a definire «poco più di una mancia» i 1500 per il mondo del cinema, «un settore chiave della cultura regionale: ad ulteriore conferma, oggi in commissione in sede legislativa, è stata bocciata la mia richiesta di prevedere un articolo a parte per le attività cinematografiche che la giunta ha superficialmente incluso nel calderone relativo a tutte le “altre attività”. Con questo atteggiamento la maggioranza svilisce e mortifica un asset culturale ed economico di tutto il Piemonte. Torino è stata sede delle prime sale di produzione italiane e via Po è stata cornice delle prime proiezioni. Ospitiamo il prestigioso "Museo del Cinema" che attira ogni anno decine di migliaia di turisti. Non si tratta solo di un settore chiave per l'economia, ma di un pezzo importante della nostra storia e della nostra identità. Le sale cinematografiche rischiano così di andare incontro a chiusura certa se è vero che i distributori non forniranno film fino a settembre. Una sala cinematografica ha inoltre costi di gestione altissimi che non si possono equiparare a quelli di altre attività economiche. Con 1500 euro non si coprono neanche le spese di base».

«Troppi gli esclusi dal Bonus del "Riparti Piemonte" e nessuna risposta pervenuta a seguito delle nostre domande sui criteri di selezione dei beneficiari - rincara la dose la consigliera pentastellata Sarah Di Sabato - La seduta legislativa in consiglio Regionale si è conclusa con la bocciatura di tutti i nostri emendamenti. Gli agenti del commercio, i liberi professionisti, gli intermediari, gli operatori del turismo, i mediatori immobiliari, i laboratori artigianali, la stragrande maggioranza del comparto del commercio al dettaglio e tante altre realtà duramente colpite dall’emergenza che non potranno accedere al contributo, non hanno forse gli stessi diritti dei lavoratori e delle imprese incluse? Perché queste disparità? Con quale criterio sono stati selezionati i beneficiari? Senza un metodo vien da pensare che la scelta sia avvenuta del tutto a discrezione della politica di centrodestra. E la campagna pubblicitaria diffusa via social, con gli elenchi scarni delle categorie incluse nel bonus e i faccioni sorridenti di alcuni esponenti della giunta, non aiutano a smentire questa tesi. Abbiamo comunque provato a metterci una pezza, a chiedere di accontentare una più vasta platea provando a ridistribuire i fondi che c'erano con lo stesso criterio utilizzato dal governo centrale: meno soldi ma per tutti. Niente da fare, emendamenti bocciati e quasi 450 categorie escluse. Fortunatamente da Roma arriverà un paracadute da 55 miliardi di euro per tutelare tutte le imprese, tutte le famiglie e tutti i lavoratori dai danni del Coronavirus e a questo punto dai danni dovuti alle mancanze della giunta Cirio».

Gli fa eco il Partito Democratico: secondo il capogruppo Domenico Ravetti e il suo vice Raffaele Gallo, «il "Bonus Piemonte" della giunta Cirio è un provvedimento che contiene troppe criticità e che più che includere esclude. Troppe sono le attività produttive fuori da questo perimetro per le quali, fin da subito, abbiamo chiesto di trovare le risorse, e continuiamo a chiederlo. Rileviamo, inoltre, che per le categorie incluse sono previsti bonus differenziati, mentre con i nostri emendamenti abbiamo chiesto che il bonus fosse uguale per tutti i soggetti beneficiari, senza differenze. Questo è il primo intervento per economia e sanità della giunta Cirio ed è arrivato con ritardo e con tante, troppe storture. Anche lo stanziamento e la proposta di incentivo economico per gli operatori sanitari è copiato dalla proposta di legge del Pd. La debolezza del “Bonus Piemonte” è dimostrata anche dalla reazione di protesta dei commercianti che lamentano la fragilità dell’azione del governo regionale: riaprire, infatti, non significa ripartire. La giunta Cirio è in ritardo di almeno due mesi nel fornire risposte che non sono certo quelle contenute nel “Riparti Piemonte”».

Di tutt'altro parere Forza Italia: «Siamo estremamente soddisfatti per l’approvazione del "Bonus Piemonte" - ribattono il capogruppo Paolo Ruzzola, la sua vice Alessandra Biletta, il vicepresidente del consiglio regionale Franco Graglia e il presidente della I commissione Carlo Riva Vercellotti - si tratta della risposta che aspettavano i troppi "dimenticati" dal governo nazionale Pd-M5S. Rispetto alla proposta iniziale della nostra giunta, la platea di soggetti beneficiari del "Bonus" si è allargata. È stato uno sforzo enorme sia dal punto di vista economico, sia per strutturare dal punto di vista legislativo e pratico una misura che cercasse di ridurre al minimo i tempi di erogazione. Avremmo voluto fare di più, e ricomprendere ancora più categorie, ma siamo stati abbandonati dal governo nazionale. Questo intervento, infatti, va a supplire alla mancanza di risposte nazionali all’emergenza economica che dovranno sostenere praticamente in solitaria le Regioni italiane. Sgombriamo il campo dalle fake news che leggiamo sul web: questi sono tutti fondi che erano in capo alla Regione, il governo non ha messo un euro di suo a copertura di questa misura. Spiace vedere l’opposizione che da un lato, alla fine, ci ha permesso di approvare il provvedimento in tempi sufficientemente celeri, ma che dall’altro continua ad attaccarci dicendo che abbiamo trascurato qualche categoria. Potrebbero alzare il telefono e chiamare il premier Conte e i propri ministri chiedendo perché la Regione ha dovuto sostituirsi al governo PD-M5S, sicuramente con fondi più limitati. Ora la sfida si sposta ai tempi di erogazione: confidiamo che la macchina amministrativa riesca a rispondere in modo straordinario alle esigenze straordinarie dei piemontesi».

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