TORINO-LIONE

Tav, 17 sindaci scrivono al governo: «Sospendere gli appalti in corso»

L'unione montana torna a chiedere un incontro all'esecutivo, facendo proprie le criticità sollevate dalla Corte dei Conti europea

31 Luglio 2020 - 23:24

Tav, 17 sindaci scrivono al governo: «Sospendere gli appalti in corso»

I sindaci No Tav durante la marcia dell'8 dicembre 2019 da Susa a Venaus

Valutare una sospensione delle procedure di appalto in corso; verificare puntualmente i presupposti e lo stato di avanzamento del progetto rispetto alla congruenza con le decisioni dell’Unione europea in materia di trasporti e decarbonizzazione dell’economia; avviare una nuova fase di confronto tra governo e amministrazioni locali. Sono le sollecitazioni che l'Unione montana Valle Susa rivolge ai governi italiano e francese e all'Unione europea rispetto alla questione Tav, ribadendo nello specifico al governo Conte la richiesta di un incontro formale con una delegazione di sindaci: una richiesta «già avanzata lo scorso 11 novembre 2019 nei confronti dei ministri delle infrastrutture e dell’ambiente e alla quale finora non vi è stato alcun riscontro». La lettera, condivisa martedì 28 luglio dall'assemblea dei sindaci dell'Unione e inviata al governo venerdì 31, è stata firmata da 17 dei 22 sindaci della bassa valle di Susa: hanno aderito Almese, Avigliana, Bruzolo, Bussoleno, Caprie, Caselette, Chiusa San Michele, Condove, Mattie, Mompantero, Novalesa, San Didero, San Giorio, Sant’Ambrogio, Vaie, Villarfocchiardo e Villardora; all'appello mancano Sant'Antonino, Borgone, Chianocco e Susa, da tempo su posizioni diverse, oltre a Venaus, Comune commissariato da qualche settimana.

«Il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha assunto decisioni in base agli accordi internazionali stipulati tra Italia e Francia e ratificati dai rispettivi parlamenti - esordisce il documento - i programmi di realizzazione dell’opera prevederebbero un coinvolgimento estremamente significativo del territorio della valle di Susa. Pur essendo trascorsi molti anni dall’avvio dell’iter progettuale, l’attuazione concreta di tali programmi continua a presentare una lunga serie di gravi criticità dal punto di vista procedurale, progettuale e dell’impatto sulla vita e l’economia delle comunità locali nonché sugli ecosistemi naturali. Tanti cittadini e tante amministrazioni locali della valle di Susa hanno espresso ed esprimono tuttora critiche in merito all’utilità di quest’opera, negli anni motivate da argomentazioni tecniche che continuano a mantenere invariata la loro validità». I sindaci ricordano inoltre che «recentemente la Corte dei Conti europea, esaminando dettagliatamente otto grandi progetti infrastrutturali della rete transeuropea, ha reso esplicito e oggettivo il quadro critico in cui versa il progetto Torino-Lione. Nel rapporto pubblicato, la Corte dei Conti europea ne ha sottolineato il cronico ritardo, l’aumento dei costi, le gravi emissioni climalteranti, le previsioni di traffico sovrastimate. Questi fattori allontanano i presunti vantaggi dell’opera e la pongono in condizione di incongruenza con le scelte dell’Unione europea in merito alle scadenze di realizzazione della rete transeuropea (2030) e di decarbonizzazione dell’economia (2050). Gli elementi sopracitati sono approfonditi in un’analisi tecnica allegata al presente documento».

L'Unione montana, con in testa il presidente Pacifico Banchieri, sindaco di Caselette, torna quindi a segnalare «l’urgenza di verificare le criticità evidenziate, tra cui l’attuazione degli accordi internazionali Italia-Francia, con particolare riferimento alla reale disponibilità delle quote di finanziamento complessivo dell’opera da parte dei due Stati, ad oggi ancora indefinita; l’effettiva disponibilità del contributo europeo al finanziamento complessivo dell’opera, ad oggi non ancora stabilito; la gestione dei fondi europei già stanziati per le attività preliminari dell’opera, in larga parte inutilizzati come evidenziato dalla Corte dei Conti europea; la sezione transfrontaliera (tunnel di base) per quanto concerne la verifica delle tempistiche attualmente ipotizzate per l’avvio e la messa in esercizio, alla luce dei notevoli ritardi indicati dalla Corte dei Conti europea; le due tratte nazionali di adduzione, in Italia e in Francia, con riferimento alle decisioni, alle modalità di finanziamento da parte dei due Stati e ai programmi e alle tempistiche inerenti la loro realizzazione, come segnalato dalla Corte dei Conti europea; le criticità procedurali inerenti le modalità e le tempistiche effettive per l’espletamento delle procedure di esproprio delle aree coinvolte dai cantieri, in larga parte appena avviate; le criticità progettuali inerenti la reale disponibilità dei siti di conferimento per la gestione e il deposito definitivo dei materiali di scavo, nonché i rilevanti impatti determinati dal trasporto stradale di tali materiali».

La maggioranza dei sindaci conferma dunque una posizione critica sull'opera: «Malgrado le numerose sollecitazioni formulate in tutte le sedi competenti dalle nostre amministrazioni, permane un quadro di indeterminatezza intorno alle ipotesi di realizzazione e ai risultati attesi per il progetto Torino-Lione. Tale situazione è incompatibile con gli obblighi di efficacia e trasparenza connessi con la rilevante entità di risorse pubbliche che dovrebbero essere assorbite da questo progetto. Una condizione anomala oggi ulteriormente inconciliabile con la situazione di emergenza sanitaria per la pandemia Covid-19 e il conseguente reindirizzamento delle priorità di investimento pubblico a supporto delle attività produttive, a sostegno della fragilità economica e sociale, al rafforzamento delle infrastrutture sanitarie, scolastiche e di collegamento digitale. A prescindere da quali siano le posizioni reciproche, riteniamo ineludibile e urgente una riflessione seria intorno al progetto Torino-Lione». Di qui la richiesta di esaminare i temi esposti nella lettera in un incontro con il governo e con i ministri competenti.

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