TORINO-LIONE

Smarino Tav a Susa: l'Unione montana dice "no" alla variante

Il presidente Banchieri e i sindaci della bassa valle lo hanno ribadito a Torino durante l'incontro con Telt e la Regione

16 Settembre 2020 - 12:52

Smarino Tav a Susa: l'Unione montana dice "no" alla variante

«No alla variante per lo stoccaggio dello smarino a Susa». I sindaci dell'Unione montana Valle Susa lo stanno ribadendo a chiare lettere durante l'incontro, tuttora in corso a Torino, con Telt e la Regione rispetto all'ipotesi di spostare da Salbeltrand a Susa l'area di scarico e di lavorazione della maggior parte del materiale di scavo del tunnel. «La società Telt, incaricata di scavare il tunnel di base del Tav, cambia le carte in tavola. Il sito di Salbeltrand non sarà disponibile per larga parte degli anni di costruzione della Torino-Lione, almeno fino al 2024 e forse fino al 2027, perché già occupato da cumuli di materiali e rifiuti che necessitano di lunghe operazioni di rimozione e bonifica. Questa situazione era già nota e segnalata da Città metropolitana nel corso dell'iter autorizzativo del progetto - ricorda in un comunicato il presidente dell'Unione montana Pacifico Banchieri - I sindaci della valle di Susa chiedono pertanto il rispetto delle procedure e la tutela della salute dei cittadini, sottolineando che questo cambio di progetto richiede sicuramente una Valutazione di impatto ambientale (Via), che certifichi la compatibilità ambientale del progetto».

L'Unione montana si dice pertanto profondamente contraria a questa ipotesi di variante che provocherebbe un incremento potenziale delle quantità di smarino scaricato a Susa di cinque volte maggiore rispetto a quanto previsto dal progetto attuale: «Crescerebbero in modo sostanziale gli impatti ambientali e sanitari del cantiere su tutta la bassa valle di Susa - prosegue Banchieri - Si parla di 6,5 milioni di tonnellate di materiale di scavo, anziché 1,4, da trasportare, scaricare, selezionare, lavorare e in parte inviare nelle discariche di Caprie e Torrazza Piemonte. Per questo Telt starebbe pensando di utilizzare Susa, con un movimento di decine di migliaia di camion e un impatto sulla viabilità e sull'inquinamento atmosferico su tutta la bassa val Susa che non è mai stato valutato. Susa infatti potrà diventare la sede di lavorazione di tutto il materiale di scavo del tunnel. Secondo i tecnici della Commissione Tav dell'Unione montana, Telt è obbligata a effettuare una variante sul progetto definitivo, ma per fare questo è necessario innescare una Via con successiva autorizzazione del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica. La modifica di questo progetto richiede infatti necessariamente una Valutazione di impatto ambientale. Le varianti piccole possono infatti essere proposte al ministero dell'ambiente e gestite in autonomia. Diversamente sono necessarie una Via, una consultazione pubblica con conferenze di servizi e infine il parere del ministero e del Comitato interministeriale per la programmazione economica. Questa procedura, che l'Unione montana ritiene ineludibile, richiederebbe verosimilmente un iter di due-tre anni».

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