TERZA ONDATA

L'Ordine dei medici di Torino: «Piemonte "zona rossa" subito, senza indugi»

La pressante richiesta alle istituzioni vista l'impennata di contagi e ricoveri ospedalieri

10 Marzo 2021 - 16:36

L'Ordine dei medici di Torino: «Piemonte "zona rossa" subito, senza indugi»

Corso Allamano deserto, a Grugliasco, durante la "zona rossa" dello scorso novembre

Mentre il Piemonte, ormai secondo tutte le previsioni, viaggia verso il ritorno alla "zona rossa", l'Ordine dei medici di Torino gioca d'anticipo e chiede ufficialmente, in una nota, che il rosso venga istituito subito, senza indugi. «La situazione epidemiologica attuale in Piemonte vede un costante aumento, giorno dopo giorno, dei contagi e dei ricoveri per Covid-19, con il concreto rischio di saturazione dei reparti ospedalieri. In queste ore, a livello nazionale e a livello locale, è in corso una discussione sull’opportunità di istituire una "zona rossa" nella nostra regione a partire dalla prossima settimana. Come Ordine dei medici di Torino riteniamo invece che la "zona rossa" debba partire immediatamente: aspettare ancora altri giorni prima di procedere con nuove misure, che in ogni caso dovranno essere adottate, non ha alcuna logica né dal punto di vista sanitario, né dal punto di vista economico e sociale».

Il pericolo maggiore, secondo l'Ordine dei medici, è infatti che la situazione di qui alla prossima settimana possa aggravarsi ulteriormente causando, di conseguenza, un più marcato aumento dei contagi, dei pazienti ricoverati e purtroppo dei decessi. Ma non solo: una chiusura tardiva, oltre a essere meno efficace, rischia anche di rivelarsi più lunga e quindi meno sopportabile per le attività economiche e per le ripercussioni sotto il profilo sociale e psicologico. «Abbiamo alcune stime secondo cui l’incidenza di persone positive in Piemonte, che al 7 marzo era di 277 ogni 100mila abitanti, potrebbe raddoppiare entro le prossime due settimane a parità di condizioni - sottolinea il presidente dell’Ordine dei medici Guido Giustetto - È demenziale che il governo assuma decisioni sulla base di rilevazioni risalenti a dieci giorni prima, utilizzando un sistema farraginoso che non tiene conto di tutti i dati già a disposizione e delle proiezioni possibili. Intervenire quando la situazione è ormai fuori controllo non serve».

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