SPORT E RIAPERTURE

Tempo di gol e di amicizia: il ritorno alle origini del calcetto

‘Calcettari’ fuori dal lockdown, tra campi pieni e riscoperta dello stare insieme

10 Maggio 2021 - 22:27

Tempo di gol e di amicizia: il ritorno alle origini del calcetto

di UGO SPLENDORE

Tornare per credere, o viceversa. L’incrollabile fede nella partitella tra amici ha mantenuto vivo il popolo del calcetto, fatto di squadre mitologiche (un po’ vanga, un po’ fioretto) capaci di giocare in orari mannari e sotto qualunque intemperia. Le ha sostenute fino alla riapertura degli impianti, addì 26 aprile 2021. Da quel giorno il tempo è ripartito. Sono ripartite le auto, gli sfottò, le collette per pagare il campo. Sono tornati i riti, i sacrifici umani (caviglie, stinchi) e i rumori di sempre, come lo sdeng del palo colpito a porta vuota. Dio salvi lo sport e non dimentichi mai questa gente e la sua liturgia della partitella.
Il secondo lockdown ha mandato in crisi d’astinenza i calcettari. Una prova durissima. «Da quando abbiamo riaperto - racconta Giuseppe Sangregorio, per tutti Kalle, responsabile dell’impianto de La Sosta di Caprie - sono tempestato di chiamate per prenotare un’ora. Non mi aspettavo un’ondata simile, ma questo ci dice quanto i praticanti dello sport amatoriale fossero ormai allo stremo. Rivederli è stato emozionante».

Vecchi riti, maglie e fidanzate

Campi da calcetto in erba sintetica se ne trovano ovunque: si può dire che ormai ce ne sia uno per paese. Quello di Caprie, dominato dalla Sacra di San Michele, prima del covid viaggiava con il tutto esaurito nei giorni feriali. Era il 2019, due anni fa. Ma sentite Sangregorio: «In questi primi giorni di riapertura si è respirata un’aria da anni 90, quando c’è stato il boom del calcio a cinque. La partitella era un evento che coinvolgeva la famiglia, con i giocatori che si portavano fidanzate, figli, mogli. Poi l’evento aveva smesso di essere tutto questo: i ragazzi venivano da soli, giocavano e se ne andavano. Dopo il lockdown è tornato ad essere una cosa di famiglia. Giocano e, se possono, cenano tutti insieme. Chi l’avrebbe mai detto».

I calcettisti non si sono fermati né davanti alle limitazioni dei dpcm (niente spogliatoio, niente doccia), né davanti al coprifuoco delle 22. Chiamatela come volete: voglia di sport, di socializzare, di evadere dalle mura domestiche. Fatto sta che i calcettari sono tornati con le loro sgroppate e le maglie delle squadre del cuore sfoggiate senza ritegno. Di questi tempi c’è chi è riuscito ad indossare la maglia dell’Inter di Lothar Matthäus, vecchia di vent’anni, chi rispolverando la tradizione argentina del Boca Juniors e chi brandendo il blasone del Manchester United. Si è vista anche una tuta del Caprie, se è per questo.

E pazienza se, come nel caso della Sosta di Caprie, quelle maglie vengono oscurate dalle pettorine verdi messe a disposizione da Sangregorio per distinguere le squadre (negli anni 90 non si faceva: passavi la palla al primo che te la chiamava...): «Forniamo pettorine, palloni, illuminazione. Non abbiamo modificato i prezzi, lasciandoli a 40 euro per un’ora di gioco senza illuminazione e 50 con illuminazione. Ai più assidui pratichiamo un po’ di sconto. Facciamo tutti quello che possiamo». Venerdì scorso alle 20 alla Sosta si sono presentati dieci amici che da anni giocano sempre a quell’ora. Dei veri e propri martelli. Torneranno ogni benedetto venerdì, probabilmente, a consumare scarpe.

Il padel e le grandi manovre

Kalle Sangregorio, vice allenatore dell’Under 17 del Torino, vive di calcio e di Sosta. Gestisce il centro dall’aprile 2019 con la moglie Noemi. Il campo da calcetto l’ha fatto costruire lui. Ha rilanciato la parte sportiva dell’area organizzando camp per il calcio dei bambini, ha fatto decollare il beach volley. Entro pochi mesi potrebbe sorgere un impianto per il padel, lo sport del momento. Il padel (incrocio tra tennis e squash) è il mostro liberato dal lockdown: gli impianti di questo sport si stanno diffondendo, ma non soddisfano ancora l’enorme domanda. Volendo paragonarlo, ha la stessa diffusione che aveva il calcetto negli anni 90. Nel 2020 in Italia le prenotazioni per il padel sono state per la prima volta superiori a quelle del calcio a 5, storicamente uno degli sport amatoriali per eccellenza nel nostro Paese. Per inciso: il padel ha superato anche il tennis, con un aumento delle prenotazioni, tra il 2018 e il 2019, del 140 per cento. Il vero boom c’è stato nel Lazio, poi Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte.

Non nuovo nella gestione di impianti sportivi (il Tennis di Condove, in particolare), Sangregorio ha dato alla Sosta una nuova continuità. Prima del Covid, l’unica pandemia che si conosceva in questo centro era quella delle prenotazioni. Qui si giocava a calcetto quattro ore al giorno, tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 23. Dopo il primo lockdown, un anno fa, la Sosta è ripartita con i centri estivi in collaborazione con il Comune e con ben sette settimane di scuola di calcio per bambini piene di pallone e divertimento gestite da Sangregorio in collaborazione con Fabio Petrosino, valsusino, tecnico patentato Figc. Una novità riuscitissima, che probabilmente verrà riproposta questa estate.

L’ora legale e l’erba sintetica

Per il calcetto degli adulti, i campi sono rimasti aperti fino al 20 ottobre 2020, anche con le prime limitazioni. Poi il buio, sei lunghi mesi. Infine la luce. Ora si spera nell’allungamento del coprifuoco alle 23: sarebbe come guadagnare un’ora di luce con l’ora legale. L’aspetto più ‘clamoroso’ della nuova riapertura è quello dell’aggregazione, sottolinea Sangregorio: «Si è notata subito, devo dire in modo anche sorprendente, la riscoperta dello stare insieme. Credo che sia l’unica cosa buona lasciata da questo anno assurdo, nello sport come in altri ambiti. La voglia di giocare, di farsi una birretta dopo la partita, sembravano non esistere più. E invece per fortuna esistono ancora. Ci sono gruppi storici che si sono ritrovati. Una specie di ritorno alle origini del calcetto. La settimana è piena di prenotazioni, ora c’è chi domanda persino un’ora al pomeriggio della domenica. Stanno sbucando da tutte le parti...».

I calcettisti non sono zombie, ma nemmeno in formissima: «E infatti li vedo molto concentrati sul non farsi male, sullo scaldarsi bene. Stanno tornando, piano piano. Roba che, vista da imprenditore, va al di là del business: è la bellezza di rivedere i comportamenti di una volta, che vanno oltre il telefonino e la fredda routine». La media dei giocatori che frequentano i campi da calcetto è bassa un po’ ovunque. Ma stanno tornando di moda gli adulti, quei nostalgici dinosauri che hanno visto il calcio di Baggio e Van Basten, di Platini e Maradona. Il profilo del calcettista evidenzia anche il fatto che di solito cerca il campetto più vicino a casa. Nel caso della Sosta, la maggioranza dei calcettisti viene da Caprie, Sant’Ambrogio, Condove.

Oggi su un campo da calcetto puoi farci un pic-nic, puoi dormirci. L’erba sintetica ha sostituito quella abrasiva dei primi impianti sorti negli anni 90. È soffice, attutisce l’impatto della corsa, dà meno problemi alle ginocchia nei cambi di direzione. Vent’anni fa il comfort dentro l’arena era ai minimi termini. Oggi è un valore aggiunto. L’erba può durare da sei a dieci anni, dipende dall’uso. È un investimento importante per circoli e centri sportivi, che si ammortizza con gli affitti. Questa ‘legge di mercato’ negli anni ha dato vita al fenomeno dell’‘affitto di massa’ dei campetti da parte degli organizzatori di campionati di enti sportivi o di privati (alcuni anche molto seguiti dagli addetti ai lavori), che ha monopolizzato gli spazi-ora acquistando interi pacchetti serali per far disputare i propri tornei. Tornei interessanti, con bei premi e bel gioco, ma che ostruivano gli spazi a tanti altri appassionati.

Voglia d’estate e di ‘maratone’

Molti gestori di impianti, per non deludere troppo i calcettisti, hanno introdotto ogni novità possibile: dai tornei amatoriali interni a manifestazioni uniche nel loro genere, come le 12 Ore estive, nelle quali si giocano ininterrottamente partite-lampo per mezza giornata. Erano vere e proprie maratone che riempivano gli impianti fino all’overbooking, con un corollario festoso di musica, grigliate e bicchierate che entravano nelle piccole grandi storie dell’amicizia. La speranza dei gestori e dei praticanti del calcetto amatoriale è tornare a rivivere fin da questa estate quei momenti, che fondevano agonismo e aggregazione.

«Quando sarà possibile - conclude Kalle Sangregorio mentre sta per iniziare la partita delle ore 20 di venerdì 7 maggio sul campo di Caprie spazzato dal vento - vorremmo organizzare un mega-evento promozionale di questo tipo, che duri un giorno o un week-end. Da qui in avanti ogni occasione sarà buona per ritrovare la bella normalità che c’era prima della pandemia. Si può dire che nello sport abbiamo tutti perso un anno: recuperare il tempo perduto è la priorità assoluta».

su Luna Nuova di martedì 11 maggio 2021

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