RIAPERTURE

Rsa, riprendono le visite «ma massima cautela»

La situazione nelle tre strutture di Villa Cora. Solo con un tampone o il vaccino, sennò sarà camera degli abbracci: «Riaperta anche la casa di Novalesa, nonostante i tanti scettici»

13 Maggio 2021 - 23:14

Rsa, riprendono le visite «ma massima cautela»

di MARCO GIAVELLI

Riapertura, sì, ma con i piedi di piombo e un “basso profilo”, per non ingenerare false aspettative e soprattutto per guardare al futuro con la dovuta prudenza. Graziella Muscatello, direttrice amministrativa delle Rsa San Giacomo di Susa e Sant’Eldrado di Novalesa, lo ripete più volte, quasi “allo sfinimento”. Non è eccesso di zelo, il suo. È l’approccio che nelle due strutture assistenziali di proprietà del gruppo Villa Cora srl, a cui si aggiunge la casa di riposo Canonico Boretto di Susa (direttrice amministrativa Giulia Procopio), la riapertura decisa l’8 maggio dal decreto del ministro della salute Roberto Speranza porta con sé. Un misto di sollievo e di responsabilità. Sollievo perché finalmente si inizia ad intravedere la luce in fondo ad un tunnel lungo 15 mesi, per ospiti, familiari e personale. Responsabilità perché tutti, a cominciare da chi gestisce le strutture, passando per chi ne è utente, sono chiamati a muoversi con la necessaria cautela, per fare in modo che d’ora in poi i passi da compiere verso il ritorno alla normalità siano soltanto in avanti, e mai più indietro.

Il nuovo decreto stabilisce che dallo scorso week-end possano accedere alle Rsa massimo due parenti per volta per ciascun ospite, ma solo se in possesso di certificato di tampone molecolare negativo o di eseguita vaccinazione: il tutto preceduto da un pre-triage al momento della prenotazione telefonica della visita e da un apposito protocollo da compilare all’ingresso nella struttura. Se tutti i requisiti sono al loro posto, i familiari possono entrare nel salone adibito alle visite, oppure rimanere nel cortile della struttura, sempre con mascherina Ffp2, per incontrare il proprio caro. In assenza, invece, di tampone o di vaccinazione anti-Covid, viene consentito l’accesso soltanto alla “camera degli abbracci”, dove il contatto fisico è schermato. Discorso diverso per i pazienti allettati o in fin di vita: in questo caso è possibile accedere a seguito di esito negativo del tampone rapido a cui il familiare viene sottoposto all’ingresso, misura assicurata anche nei periodi di maggiore recrudescenza della pandemia da Covid-19. Il decreto concede in ogni caso ai direttori di struttura la facoltà di introdurre misure più restrittive, qualora opportuno.

«Questa è la realtà dei fatti - spiegano la direttrice amministrativa Graziella Muscatello e il dottor Pier Giorgio Banchero, direttore sanitario di tutte le tre strutture di Villa Cora - ma è bene mantenere alta la guardia e andarci con i piedi di piombo: questa riapertura non va intesa come un “liberi tutti”. Domenica ad esempio, dopo la firma del decreto del ministro della salute, avevamo la fila di parenti qui fuori che chiedevano di entrare per le visite: una richiesta legittima e umanamente comprensibile, che abbiamo cercato di accontentare come potevamo in quel momento, facendo vedere gli ospiti nell’androne, ma anche noi abbiamo dovuto organizzarci per garantire un rigoroso rispetto delle prescrizioni». La Muscatello e il dottor Banchero non nascondono il loro stato d’animo: «Viviamo alla giornata e se la domanda è se la riapertura ci preoccupa la risposta è sì, siamo preoccupati. Per un motivo: non qui da noi, ma in altre strutture si sono verificati casi di persone con doppia dose di vaccino risultate positive. Motivo per cui stiamo facendo i nuovi ingressi con cautela».

Attualmente le tre strutture di Villa Cora ospitano circa 210 ospiti, un’ottantina in meno rispetto a un anno fa: un calo comprensibile, dovuto in parte ai decessi avvenuti durante la seconda ondata dell’autunno scorso, in parte al fatto che, visto “l’allarme Rsa” in tutta Italia, alcuni familiari hanno preferito cercare soluzioni alternative, in parte al fatto che, per mesi, non sono stati effettuati nuovi ingressi, ripresi con mille cautele solo da gennaio in avanti. Nella prima ondata della primavera 2020 San Giacomo, Canonico Boretto e Sant’Eldrado erano invece uscite indenni, senza nemmeno un solo caso, esattamente come nella terza di marzo, con un unico caso isolato alla Canonico Boretto: «Al San Giacomo di Susa il Covid è entrato il 25 ottobre - ricordano - ma a fine dicembre eravamo già “puliti”. Sono stati due mesi molto pesanti sotto molti punti di vista, chiaramente ci sono stati alcuni decessi, tutti di ospiti affetti da pluripatologie per i quali il Covid è stato di fatto il colpo finale, ma nei limiti del possibile siamo riusciti ad affrontare l’emergenza a testa alta».

In mezzo c’è stato il caso Novalesa, con il trasferimento in blocco di tutti i pazienti della Sant’Eldrado presso il San Giacomo, dove gli ospiti sono rimasti dal 10 novembre fino a fine marzo: «Riaprire Novalesa a inizio aprile è stato un segnale molto importante: sentivo molti dire che, data la situazione, Sant’Eldrado non avrebbe più riaperto, invece ce l’abbiamo fatta. Anzi, da 18 posti siamo passati a 21, su una capienza massima di 23». Si guarda dunque al futuro con speranza, ma con estrema, estrema attenzione, affinché quella attuale sia una fase di transizione verso un progressivo e soprattutto definitivo ritorno alla normalità: «Rispetto a un anno fa siamo tutti vaccinati, dal primo all’ultimo, ospiti e personale: un bel vantaggio. In questa fase di riapertura procediamo comunque con la massima cautela per preservare gli ospiti». E i familiari come stanno vivendo il momento? «Sono molto affaticati anche loro, comprensibilmente, ma devo dire che ci hanno sempre dato grande fiducia. Certo, non potevano più portare fuori i loro cari: ora contiamo gradualmente, e con tutte le dovute precauzioni, di poter riprendere anche questo».

su Luna Nuova di venerdì 14 maggio 2021

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