DIOCESI

Don Roberto Repole è il nuovo vescovo di Torino e Susa

Le due diocesi restano affidate allo stesso pastore: stamattina l'ufficialità della nomina da parte di monsignor Nosiglia alla Consolata

19 Febbraio 2022 - 13:04

Don Roberto Repole è il nuovo vescovo di Torino e Susa

Don Roberto Repole (a destra) con monsignor Cesare Nosiglia

Da stamattina è ufficiale: il canonico don Roberto Repole, 55 anni, originario di Givoletto, docente e direttore della sezione torinese della facoltà teologica dell'Italia settentrionale, è il nuovo arcivescovo metropolita di Torino e vescovo di Susa. La notizia, già ampiamente filtrata ieri, è stata annunciata stamattina presso il santuario della Consolata da monsignor Cesare Nosiglia, attuale arcivescovo di Torino nonché amministratore apostolico della diocesi di Susa, che ha reso nota la nomina da parte di papa Francesco. «D’intesa con lui - ha detto Nosiglia - abbiamo deciso di comunicare la sua nomina qui nel santuario della Consolata, perché la Madonna che più sentiamo come nostra lo protegga e sostenga nel suo ministero».

«Ho la grande grazia - ha affermato nel suo primo saluto don Repole, che ora dovrà essere ordinato vescovo in vista dell'insediamento - di dover servire due Chiese che conosco, pur in modo evidentemente diverso. La Chiesa di Torino è la mia Chiesa, tanto amata. È qui che ho ricevuto il dono più bello di tutti, quello della fede, quello della compagnia di Cristo. La Chiesa di Susa ho avuto modo di conoscerla, invece, soprattutto attraverso diversi incontri di formazione e di ritiro dei preti. Ne ho sempre raccolto la sensazione di una comunità in cui, con semplicità, si serve il Signore e ci si vuole bene».

«Il curriculum del nuovo pastore - ha sottolineato Nosiglia nella nuova veste di arcivescovo emerito - è ben conosciuto da tutti voi e per questo siamo riconoscenti al Santo Padre di questa nomina. Personalmente sono molto contento della scelta e auguro al mio successore ogni bene, mentre chiedo ai sacerdoti, religiosi e religiose e fedeli tutti di accogliere con gioia il nuovo arcivescovo e di offrire a lui tutta la loro disponibilità a collaborare efficacemente al suo ministero, accompagnandolo fin da ora con la nostra accoglienza e la nostra preghiera. Sono lieto di questa nomina anche perché viviamo un periodo delicato e importante che riguarda non solo la diocesi di Torino e Susa ma l’intera Chiesa, e quella italiana in particolare. Mi riferisco all’avvio del Sinodo che caratterizzerà questi prossimi anni ed è iniziato ufficialmente nelle nostre diocesi il 17 ottobre scorso con le solenni celebrazioni nel santuario della Consolata di Torino e nel santuario della Madonna del Rocciamelone a Susa».

Nosiglia ha proseguito: «Da parte mia assicuro a don Roberto la mia piena disponibilità a sostenerne il ministero senza alcuna interferenza. Io resterò a Torino in una realtà ecclesiale collegata alla parrocchia Madonna Addolorata al Pilonetto. Anche qui il parroco avrà la mia piena collaborazione se lo vorrà e come lo vorrà. Ho sempre desiderato infatti di poter servire una comunità parrocchiale. Poi, come ogni altro vescovo emerito presente a Torino e a Susa, sarò disponibile per celebrazioni di Cresime o di feste patronali o altro che i singoli parroci vorranno e chiederanno. Desidero anche assicurare i lavoratori della ex Embraco e i poveri (in particolare senza dimora, immigrati o rom) che continuerò a seguire le loro vicende con la massima cura».

Infine monsignor Nosiglia ha voluto ricordare l’incontro con i giovani di Taizé: «Dopo la prima tappa a fine dicembre 2021 aspettiamo ancora i giovani d'Europa a Torino nel prossimo mese di luglio. Mi auguro che questo importante raduno possa essere accolto e seguito con cordiale attenzione da don Roberto. In attesa dell'ordinazione episcopale di don Roberto io svolgerò il compito di amministratore apostolico per Torino e Susa. Oggi saluto con affetto don Roberto e sono certo che il suo ministero e azione pastorale darà un ulteriore impulso alle nostre diocesi di Torino e Susa supplendo ad ogni mia mancanza, con l’apporto del clero, dei religiosi e religiose e dei laici, per svolgere con impegno il cammino sinodale in atto e ogni altro importante rinnovamento delle due diocesi in vista della loro unità sempre più necessaria».

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