CONSIGLIO COMUNALE

Vaie dice "no" al decreto sicurezza: «È ora di scendere in piazza»

Il documento passa con un solo voto contrario, appello per una manifestazione di valle contro xenofobia e razzismo

28 Dicembre 2018 - 13:44

Vaie dice "no" al decreto sicurezza: «È ora di scendere in piazza»

Un appello alla valle di Susa affinché si organizzi «una grande manifestazione, e qui ne saremmo capaci, contro questa legge xenofoba e razzista», ovvero il decreto sicurezza recentemente varato dal governo Conte e poi approvato dal parlamento. La proposta è stata lanciata ieri sera dalla vicesindaca Elisabetta Serra durante il consiglio comunale, chiamato a discutere un ordine del giorno di forte contrarietà alla legge 113/2018: nel documento si chiede «di aprire un confronto con le città italiane, al fine di valutare le dannose ricadute concrete di tale legge sull'impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori, anche dei cittadini italiani poiché chi è in clandestinità è facile preda della malavita organizzata». La delibera è stata approvata a stragrande maggioranza con il solo voto contrario del consigliere di minoranza Bruno Barone: favorevole, invece, la capogruppo Laura Melis, assente l'altro consigliere Carlo Cantore.

«Siamo il primo consiglio comunale della valle a presentare questo ordine del giorno e confidiamo che molti altri lo facciano per chiedere che vengano modificati i decreti attuativi - ha introdotto la vicesindaca Elisabetta Serra - Siamo stati spinti dai nostri principi di solidarietà sociale e di non accettazione dei discorsi demagogici che non risolvono i gravi problemi che sta affrontando l’Italia, ma hanno l’intento di distogliere lo sguardo da essi, facendo credere ai cittadini che il problema sia il migrante. Non vogliamo neppure chiamarlo "decreto Salvini" perché in parlamento la maggioranza è rappresentata dal Movimento 5 Stelle, quindi la maggior parte dei voti favorevoli alla legge è venuta da loro, questa è matematica. Questa legge più che decreto sicurezza va chiamato "decreto insicurezza", perché produce la beffa di aggravare invece di risolvere l’impatto sociale e di sicurezza del territorio: per intenderci non toglieranno dalle strade dei "San Salvario d’Italia" gli spacciatori che già vivono indisturbati nella loro illegalità, ma penalizzeranno quei migranti che voglio fare un percorso regolare di integrazione».

La vicesindaca ha quindi concluso: «Le nuove norme producono conseguenze contrarie a quelle per cui sono state pensate. I migranti cui viene negato il diritto di essere accolti finiranno per strada, in grandi centri chiusi, nelle mani delle agromafie. L’abrogazione del permesso di soggiorno per protezione umanitaria e la stretta sul sistema Sprar avranno delle conseguenze sui servizi sociali di tutti i comuni. Per questo sta per nascere un Osservatorio nazionale sull’impatto della legge sui territori. Secondo le prime stime dell’Anci, si parla di un aumento dei costi di oltre 280 milioni di euro all’anno. Solo così potremo dimostrare a livello nazionale le difficoltà che scaturiscono dalla nuova norma».

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