CORONAVIRUS

Edicole aperte: tra le pagine della crisi dov’è finito il giornalaio

«Questa emergenza rischia di affossarci». Rebus vendite: «Il settimanale più richiesto? La Settimana enigmistica»

27 Marzo 2020 - 07:40

Edicole aperte: tra le pagine della crisi dov’è finito il giornalaio

Roberto Degat nella sua edicola di Grugliasco, in piazza Papa Giovanni XXIII

Non sono mai stati luoghi di culto, né di assembramento, eppure le edicole sono un punto di riferimento costante nella geografia e nella cultura delle città. E poi l’edicolante. Un volto amico, un consiglio che sbuca dal gabbiotto, estate e inverno, da mattina presto a sera inoltrata. Quello che ti tiene il giornale, quello che nella carta deve per forza crederci, anche se in questi giorni si vede costretto a fare prove tecniche di futuro, di un domani che qualcuno prevede addirittura senza giornali.

«Noi, una categoria trascurata»

Orbassano. Edicola di strada Piossasco. Luca Valsagna ha tutto chiaro: «Noi edicolanti siamo una categoria con un contratto vecchissimo. Praticamente non siamo stati mai presi in considerazione. Oggi siamo tra i pochi a tenere aperto, con tanto di rischi per la salute. Il paradosso è che quasi all’improvviso siamo diventati un servizio importante. Sento dire che per questa crisi cominceranno ad esserci dei rimborsi per chi è stato costretto a tenere chiuso, i famosi 600 euro. E noi? Il volume di affari è sceso tantissimo». Mai come oggi il sistema-edicola vacilla: «Il calo delle vendite dei giornali è legato ad una generazione che leggeva, ma che sta scomparendo. Le nuove generazioni sono digitali, i social stanno affossando tutto. Sopravviviamo con i gadget allegati alle riviste e ai periodici di intrattenimento. In questo momento non vendiamo neanche più i biglietti degli autobus: li vedo passare, sono vuoti. Io faccio anche un servizio di giacenza dei pacchi di Amazon. Da tre giorni non arrivano. Anche i gratta e vinci non sono più vendibili». Un buco dietro l’altro: «Rischio di perdere il fatturato delle enciclopedie a puntate a causa dei blocchi cittadini. Per esempio ho dei clienti di Volvera e Tetti Francesi che non possono venire a ritirare i nuovi inserti. Sono tutti soldi che io devo anticipare. E non è nemmeno detto che questo cliente torni dopo l’emergenza. Credo che il grosso della crisi si sentirà dopo che sarà finita, perché alle famiglie mancheranno dei soldi importanti nel portafoglio».

Un cruciverba vi seppellirà

Le edicole stanno riducendo gli orari. A Grugliasco, Roberto Degat gestisce da 15 anni l’edicola di piazza Papa Giovanni XXIII, in una zona popolare della città. Il chiosco di Degat è storico: «Per tanti anziani è un servizio importante - dice Degat, che fa parte dello Snag, il sindacato nazionale autonomo dei giornalai - Per altri è qualcosa di diverso dal procurarsi informazione. In questi giorni è dura, anche se devo dire che per certi prodotti siamo paradossalmente andati meglio che nelle ultime settimane». Quali sono? «Innanzitutto l’enigmistica. Giovedì scorso in 10 ore ho venduto tutte le 45 copie che avevo de La Settimana Enigmistica. E poi sono andate bene le riviste femminili o simili». Gli orari del chiosco sono di quelli ruggenti: continuato dalle 5,30 alle 19,30. E i clienti, come si comportano? «Ho scoperto che qualcuno si è blindato in casa per non aggravare particolari patologie. Altri non si muovono per paura del contagio. Purtroppo ho notato tanto pessimismo. Io cerco di sdrammatizzare, diciamo che è un servizio gratuito per chi passa da qui. Però sento troppi discorsi negativi. Spero che in qualche modo la crisi riavvicini la gente all’edicola e che magari la porti a riscoprire argomenti importanti come quelli che si stanno vendendo adesso. Per esempio la storia, l’archeologia, la scienza».

La gentilezza dei clienti

Una delle edicole storiche della valle di Susa è quella di Sant’Antonino. Dal 1990 la gestisce Raffaele Dello Ioio, che porta avanti una tradizione di famiglia cominciata nel 1978 con un piccolo emporio che poi si è allargato a cartoleria e giocattoli. Oggi da Ciro (prende il nome dal papà di Raffaele) sulla porta d’ingresso sventolano due cartelli: “Per favore chi ha sintomi influenzali (febbre e tosse) non entri in edicola” e “Sono arrivati i gel igienizzanti”. L’esatta fotografia di un momento molto particolare per le edicole: «È cambiato tutto in questi anni. Meno giornali e pochissimi libri, tanto che ho deciso di tenere solo quelli che riguardano la valle di Susa e la montagna, più qualcuno per bambini». Perché il primo cartello? «Mi sono deciso dopo che un paio di persone sono entrate dicendo che si sentivano poco bene, con sintomi di influenza. Meglio non far correre rischi agli altri clienti». E i gel, considerati oggi indispensabili? «Ne abbiamo venduti molti. Siamo stati fortunati ad avere sempre un approvvigionamento quasi costante». Trent’anni di edicola. Un compleanno particolare, non c’è che dire: «Per fortuna non manca il contatto umano. Nei miei clienti ho incontrato una grande solidarietà. Mi hanno portato medicine, mascherine e hanno scambiato quattro chiacchiere a distanza, spendendo un po’ del loro tempo in compagnia». Il flusso più importante in questa edicola è sempre stato quello dell’alba, intorno alle 6,30. Un orario nel quale Raffaele, in tutti questi anni, ha percorso un sacco di chilometri con la bicicletta per consegnare ogni giorno quotidiani e riviste ai bar della zona.

L'ultimo vagone di speranza

Allora, cosa abbiamo imparato fino ad ora? Che l’edicolante fa orari pesanti e che andrebbe più tutelato. Che il coronavirus ha scatenato i cacciatori di letture-passatempo e cruciverba. Che la gentilezza premia sempre. Che altro dobbiamo sapere di queste oasi? Forse che resistono per passione. Raffaele Piombo gestisce dal 2009 l’edicola della stazione di Avigliana. Un punto strategico, una presenza fissa per i pendolari che frequentano Torino. È la clientela più importante, insieme ai pensionati che durante il giorno vanno a procurarsi le notizie dei quotidiani e dei periodici: ormai solo più loro comprano l’informazione. I giovani manco la sfiorano. Raffaele, è il momento più difficile da quando hai questa edicola? «Direi di sì, anche se prima c’era poco da stare allegri. Il periodo critico si protrae da anni, da quando il sistema dell’informazione si è spostato sul digitale».

Con i treni del mattino ormai disertati, la sveglia per Raffaele è ritardata di almeno mezz’ora. Invece di aprire alle 5,30 apre alle 6 e in questi giorni la chiusura è anticipata intorno alle 18: «Si tiene aperto per onor di firma. In questi giorni si vendono gadget, bustine per i bambini, album da colorare, riviste storiche e di gossip, enigmistica. Siamo davvero ai minimi termini». Confidi in un aiuto del governo? «Io spero proprio di sì e spero che i nostri sindacati riescano a farci avere un aiuto, perché in teoria, rimanendo aperti, non ne avremmo diritto. Per paradosso, siamo considerati un luogo di servizio importante: per questo dobbiamo tenere aperto. Finora il governo non ci ha mai aiutati. Le percentuali sui giornali sono le stesse da anni. A volte ti chiedi davvero se ne vale la pena fare questo lavoro». La moneta più lucida, spiega Raffaele, è l’interazione con il pubblico, quelle quattro chiacchiere con i clienti che rendono la giornata più interessante e che spesso trasformano l’edicola in un luogo di dialogo e confronto: «E oggi, con la pochissima gente che transita, mi manca anche questa».

Ugo Splendore

su Luna Nuova di venerdì 27 marzo 2020

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