CORONAVIRUS

Meana, dimesso dall'ospedale anche Mauro Perotto

Era stato uno dei primi casi dell'ospedale di Susa

27 Marzo 2020 - 07:39

Meana, dimesso dall'ospedale anche Mauro Perotto

Anche Mauro Perotto sta vincendo la sua battaglia contro il coronavirus. Molto conosciuto in valle come organizzatore di eventi e per aver da alcuni anni in gestione il circolo delle Ramats a Chiomonte, il 45enne meanese ha avuto un decorso simile a quello di Daniele Pedrazzi, nonostante una polmonite bilaterale definita più grave. «Inizialmente, avendo accusato dei forti dolori alle orecchie, sono stato curato per una presunta otite - ricorda Perotto - poi però ho iniziato ad avere problemi respiratori e febbre alta, tanto che domenica 15 marzo sono andato al pronto soccorso di Susa». Lì è stato subito isolato, gli è stato fatto il tampone e una volta constatata la sua positività è stato trasferito nel reparto dedicato ai contagiati covid 19. «È stato lunedì sera il momento più duro - ammette - ho davvero pensato che fosse arrivata la mia ora; questa malattia purtroppo è crudele anche in questo, non soltanto nel modo subdolo e veloce con cui si diffonde, ti lascia lucido, molto lucido, e in quel letto con la cannula dell’ossigeno nel naso ne hai di tempi per pensare, per fare cattivi pensieri, mentre il tuo fiato è corto e cerchi l’aria».

Mauro Perotto però risponde subito bene alle terapie e man mano che passano i giorni il suo respiro si fa meno affannoso. «Questo mentalmente mi ha dato una grande forza - assicura - da giovedì sono stato molto meglio e domenica mattina i medici mi hanno tolto la cannula per provare se avessi potuto respirare bene anche senza l’assistenza, il riscontro è stato positivo e così alle 15 mi hanno dimesso». Adesso vive isolato dal resto della famiglia, la moglie Daniela e la figlia, nella casa di borgata Cantalupo a Meana. «Non sono ancora in perfetta forma, certo, ma non ho mai apprezzato casa come in questo momento - ammette - sono contento anche per la mia famiglia, in particolare per Daniela, che ha vissuto tutto questo come un incubo». Ma ci sono ricordi belli anche in mezzo a quella settimana d’inferno. «Tutto il personale del reparto covid-19 è stato premuroso nei nostri confronti, ma quello che mi ha colpito di più è stato il responsabile: viene da fuori ed ha letteralmente “abbandonato” la propria famiglia, con un bambino piccolo; beh a dire la verità non ricordo neppure il suo nome, ma di lui non mi dimenticherò mai».

Claudio Rovere

su Luna Nuova di venerdì 27 marzo 2020

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