CORONAVIRUS

Bonus spesa: in arrivo i fondi del governo anche in valli e cintura

4,7 miliardi ai comuni, di cui 400 milioni per le persone in difficoltà: per la gestione i sindaci guardano ai consorzi socio assistenziali

31 Marzo 2020 - 01:02

Bonus spesa: in arrivo i fondi del governo anche in valli e cintura

Per evitare che l’emergenza Coronavirus, con numerose fabbriche e attività commerciali chiuse, si trasformi da subito in una “bomba sociale” difficile da gestire, visti i primi segnali di “rivolta” già divampati soprattutto nelle regioni del meridione, sabato il governo Conte ha deciso di mettere a disposizione dei comuni un gruzzolo da 4,7 miliardi di euro: per 4,3 si tratta di un anticipo del “Fondo di solidarietà comunale” che, in condizioni normali, avrebbe dovuto essere erogato tra qualche settimana; per i restanti 400 milioni si tratta invece di un “bonus spesa” destinato esclusivamente ad aiutare quei cittadini che in queste settimane di emergenza, non avendo più un’entrata certa, non possiedono i soldi necessari per fare la spesa.

Nella tabella a fianco sono riportate, comune per comune, le cifre che i sindaci avranno a disposizione per venire incontro alle fasce più deboli. L’80 per cento del fondo, vale a dire 320 milioni di euro, è diviso fra tutti i comuni in proporzione alla popolazione. Gli altri 80 milioni seguono la “geografia della povertà” e sono distribuiti in base a un parametro che misura la distanza fra il reddito medio pro capite di ogni comune e il reddito medio pro capite nazionale. Nessun comune, nemmeno il più piccolo, potrà ricevere meno di 600 euro. Nella cintura torinese, Collegno avrà 263mila 414 euro, Rivoli 257mila 349, Grugliasco 199mila 296, Orbassano 125mila 404.

Nelle valli di Susa e Sangone la parte del leone la fanno i due comuni più popolati, Giaveno con 86mila 871 euro e Avigliana con 66mila 604, seguiti da Susa con 36mila 741, Bussoleno con 34mila 285, Almese con 33mila 813, Sant’Ambrogio con 30mila 21 euro, Sant’Antonino con 25mila 962, Condove con 24mila 366. Cifre che a livello nazionale sono state ritenute insufficienti da alcuni sindaci, per lo più legati alle opposizioni di centrodestra. Non la pensa così il presidente dell’Unione montana Valle Susa Pacifico Banchieri, sindaco di Caselette, che giudica «lodevole l’iniziativa messa in campo dal governo, con l’obiettivo di sostenere le famiglie che vivono una situazione di disagio in un momento così terribile per tutti. Forse non in tutti i comuni potrà essere sufficiente per soddisfare la richiesta, ma è comunque un primo passo».

A livello generale sono queste le prime linee-guida che stanno circolando, in attesa di indicazioni più strutturate da parte delle autorità nazionali: accesso prioritario per coloro che non hanno altri contributi pubblici; per l’individuazione dei beneficiari, in raccordo con i gestori dei servizi socio-assistenziali, iniziare dai nuclei seguiti da servizi sociali; la sussistenza dei requisiti può essere resa mediante autocertificazione (possibile modello unico a livello nazionale); al momento pare probabile si possa procedere con voucher o pacchi alimentari (anche con confezioni ad hoc, ad esempio nel caso di bimbi piccoli); l’ipotesi dei pacchi alimentari garantisce che i soldi siano effettivamente spesi per beni di prima necessità e consente le donazioni di aziende; per la distribuzione si può procedere a livello di Coc-Com-Coi, in collaborazione con il volontariato di protezione civile e di protezione sociale, anche richiamando in servizio personale comunale da adibire alle informazioni alla cittadinanza, alla ricezione delle domande, alla distribuzione e altre attività operative; sul piano amministrativo, un decreto del sindaco potrà fornire tutti gli indirizzi necessari sulla raccolta dei fabbisogni e sulla organizzazione della distribuzione.

«I comuni, inoltre, potranno aprire dei conti correnti dedicati per raccogliere donazioni sulla solidarietà alimentare - sottolinea il presidente nazionale Uncem, Marco Bussone - tutta la gestione è affidata ai sindaci, a cui vengono lasciate le mani libere: anche per l’acquisto dei buoni spesa, che potrà essere effettuato rivolgendosi direttamente agli esercenti e alla grande distribuzione. È importante permettere loro, se lo vogliono, di gestire in forma associata questa partita: i sindaci possono usare il sistema del sociale, il terzo settore e anche le forme aggregative sovracomunali. Lo abbiamo chiesto e ottenuto per facilitare una missione complessa quanto urgente».

In merito alle critiche di quei sindaci ed esponenti politici che ritengono insufficiente il provvedimento del governo, Bussone rimarca appunto come i 400 milioni di euro messi a disposizione potranno essere implementati non solo dai singoli comuni, ma anche attraverso le donazioni di privati, imprese, cittadini e associazioni: «Il punto, però, non sono le tante o poche risorse. Il vero nodo che i comuni stanno cercando di sciogliere è come gestire queste risorse. È infatti noto che i piccoli comuni hanno gli uffici chiusi, il personale in smart working fuori dai municipi e da soli, certamente, non potrebbero farcela. La prima criticità è dove i potenziali beneficiari andranno a presentare la domanda. Il secondo punto è rappresentato dai criteri e dalle modalità di assegnazione. Su questo fronte abbiamo appunto suggerito ai comuni di lavorare insieme agli enti gestori dei servizi sociali, alla Caritas o ad altre associazioni che da sempre gestiscono l’assegnazione di pacchi alimentari ai non abbienti, utilizzando i negozi dei paesi e di prossimità. Ecco perché il punto non è la quantità di soldi disponibile. Chi dice che il problema è questo si informi meglio. L’operazione dei “buoni spesa” è molto complessa e servono indicazioni e criteri che i sindaci stanno iniziando a costruire anche grazie al supporto di Uncem».

In bassa valle di Susa l’intenzione dei sindaci è proprio quella di affidare al Conisa, il Consorzio intercomunale socio-assistenziale in mano ai comuni, «la costruzione di un progetto che possa garantire una redistribuzione equa e corretta delle risorse su tutto il territorio, da Caselette e Avigliana fino a Susa e alla val Cenischia, per quanto riguarda la nostra Unione montana - afferma il presidente Banchieri - non sarà facile e va impostato bene, oltretutto in modo velocissimo, perché si tratta di dare una risposta pressoché immediata ad un bisogno che in molti casi è di oggi, non di domani. Sia le modalità dell’operazione, sia l’individuazione dei beneficiari saranno valutati dal Conisa in accordo con i comuni, anche se chiaramente il Consorzio socio-assistenziale non può avere una situazione aggiornata rispetto a quelli che sono i nuovi bisogni delle famiglie e delle persone in difficoltà a seguito dell’emergenza Coronavirus. Laddove non arriva il Conisa sarà pertanto il Comune ad intervenire, in quanto “sentinella” presente sul territorio».

Marco Giavelli

su Luna Nuova di martedì 31 marzo 2020

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