EMERGENZA

L'effetto virus si abbatte anche sulla fragile agricoltura

Come non bastassero le bizze del meteo: seri rischi per il florovivaistico, ma gli hobbisti dell’orto ora tirano il fiato

31 Marzo 2020 - 01:05

L'effetto virus si abbatte anche sulla fragile agricoltura

L'universo agricolo è composto da numerose costellazioni: la più importante è l’allevamento, sia da carne che da latte, con le rispettive filiere; poi vengono i frutteti, dalle mele alle pesche, passando dall’uva (vino) e dagli ulivi (olio), per finire con le castagne e le ciliegie; infine, tutto il settore orticolo, dalle patate ai pomodori, dai fagioli ai peperoni alle cipolle. Un comparto che dà lavoro a molte persone o anche soltanto occasione di svago, come nel caso dell’orto ricavato in un angolo di giardino. E in questi giorni di emergenza, sia chi deve obbligatoriamente mungere le vacche nella stalla, sia chi deve zappare l’orto, si è trovato nella necessità di proseguire senza interruzione la pro-ria attività, ma ha dovuto superare molti ostacoli imprevisti.

Proprio il comparto florovivaistico è stato il primo a lanciare l’allarme in conseguenza all’incredibile inserimento del settore nelle attività che andavano chiuse, compresa quindi la produzione e la vendita. La reazione delle associazioni di categoria e di altri organismi, come l’Uncem, hanno sortito il loro effetto e il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha risposto che “la vendita di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, ammendanti e di altri prodotti simili è consentita”. E che “deve considerarsi ammessa l’apertura dei punti di vendita di tali prodotti, ma in ogni caso essa dovrà essere organizzata in modo da assicurare il puntuale rispetto delle norme sanitarie in vigore”.

Tirano dunque un sospiro di sollievo gli hobbisti, che possono trovare sugli scaffali delle agrarie, così come nei supermercati, i semi di lattuga così come le piantine di begonia per i loro orti e i loro giardini e aiuole. La notizia arriva come un salvagente anche per chi, come gli addetti del settore, stava per affogare con il divieto di cerimonie come battesimi, matrimoni, lauree e funerali ma anche per il blocco della mobilità e la chiusura dei negozi. Ricordiamo che in tutta Italia sono 200mila posti di lavoro in 27mila imprese, mentre in Piemonte il comparto florovivaistico genera una produzione lorda vendibile di oltre 130 milioni di euro di cui con più di 1100 imprese diffuse sul territorio, una superficie complessiva di 1300 ettari, una produzione di piante ornamentali di oltre 10 milioni ed un totale di circa 3500 addetti. In provincia di Torino 400 aziende e mille lavoratori.

Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, spiega: «L’Italia ha svolto finora un ruolo di leader nel mondo con il record per le esportazioni florovivaistiche che, nel 2019, hanno raggiunto ben 904 milioni di euro di piante, fiori e fronde, dirette soprattutto in Francia, Germania e l’Olanda». Galliati informa sui numeri del florovivaismo torinese: «La produzione florovivaistica torinese è estremamente vivace e produce una vastissima gamma di prodotti che spaziano dal fiore reciso alla pianta fiorita stagionale come il geranio o il crisantemo, ma anche piantine da orto e piante da frutta che i produttori vendono attraverso i canali all’ingrosso e al dettaglio, inoltre a Torino è presente il mercato fiori, secondo solo a quello di Sanremo».

«L’emergenza coronavirus non ha precedenti come impatto e sta compromettendo la redditività delle aziende agricole che investono con mesi di anticipo rispetto al periodo di vendita - rileva ancora Fabrizio Galliati - Niente fiori per gli innamorati, per la mamma, per i propri cari nei cimiteri che in molti casi restano chiusi come i mercati settimanali, i fioristi e i centri giardinaggio. Nei vivai si sono azzerati gli acquisti di fiori recisi, di fronde e fiori in vaso, le produzioni tipiche della primavera e si sono fermate anche le vendite e l’export di alberature e cespugli, in un periodo in cui per molte aziende si realizza oltre il 75 per cento del fatturato annuale, grazie ai tanti appassionati dal pollice verde che con l’aprirsi della stagione riempiono di piante e fiori case, balconi e giardini, ma ricordiamo anche gli appassionati della coltivazione di ortaggi che nei loro orti privati producono importanti quantitativi di verdure che servono per il sostentamento della propria famiglia e che rappresentano centinaia di tonnellate di prodotto che per generare frutti deve essere impiantato in questo periodo».

E se vivai e serre piangono, gli allevatori non ridono, in particolare quando si affronta il capitolo latte. È ancora la Coldiretti, in un comunicato, a denunciare i tentativi di speculazione dei caseifici sul prezzo del latte che viene pagato alla stalla, con la scusa della sovrapproduzione, a fronte di una situazione che vede tutti i giorni 5,7 milioni di litri di latte straniero attraversare le frontiere e invadere l’Italia con cisterne o cagliate congelate low cost, di dubbia qualità. «Bisogna fermare qualsiasi tentativo di speculazione sui generi alimentari di prima necessità, come il latte che, sulla base dei dati Iri, nell’ultima settimana di rilevazione sui consumi, ha registrato un balzo del 47% degli acquisti da parte delle famiglie - afferma Fabrizio Galliati - In Piemonte la situazione è assurda se si considera che viviamo un momento di grande richiesta di prodotti lattiero-caseari da parte dei consumatori. In gioco c’è il futuro di un comparto che, nella nostra regione, conta una produzione di 10 milioni di quintali annui, da parte di duemila allevamenti».

Davvero non c’era bisogno del coronavirus per trasmettere ansia agli agricoltori, già solitamente alle prese con le bizze del tempo. Tanto per dire, il maltempo degli scorsi giorni (e quello in arrivo questa settimana) e le basse temperature mettono a dura prova la frutta made in Piemonte e a patire sono soprattutto pesche, mele rosse, susine, kiwi, ciliegie ed albicocche. Lo sbalzo termico primaverile ha colpito le campagne dopo un inverno che si è classificato in Italia come il secondo più caldo dal 1800 a livello climatologico facendo registrare una temperatura addirittura superiore di 2,03 gradi rispetto alla media di riferimento che ha favorito il risveglio della natura. Dopo il meteo, il virus. Tanto che gli addetti già guardano con preoccupazione al futuro immediato, come rileva il direttore di Confagricoltura Piemonte, Ercole Zuccaro: «Occorre concentrarsi sulla prossima campagna di raccolta della frutta. Le limitazioni agli spostamenti per l’epidemia di Coronavirus e la carenza di manodopera rischiano di mettere a repentaglio lo svolgimento delle attività agricole. Gli operai addetti alla raccolta, che provengono in gran parte dall’Africa e dall’Est Europa, non sappiamo se potranno tornare a lavorare in Italia a causa del blocco delle frontiere e per timore dei contagi: ci auguriamo che ci sia una risposta attiva da parte dei cittadini italiani in cerca d’occupazione». Tutto ciò mentre è stato raggiunto l’accordo quadro per la Cassa integrazione guadagni in deroga, che comprende anche il settore agricolo.

Qualche segno positivo però c’è: l’emergenza porta gli italiani alla ricerca di vitamine per rafforzare il sistema immunitario contro il virus, quindi la spesa di frutta e verdura delle famiglie balza del 16% nei supermercati nazionali. Per venire incontro a queste nuove esigenze gli agricoltori dei mercati, degli agriturismi e di molte fattorie hanno attivato servizi di consegna a domicilio, per far arrivare sulle tavole degli italiani le eccellenze del territorio a chilometri zero. E anche una buona notizia: pare che la categoria dei boscaioli sia la meno esposta al contagio del coronavirus, in quanto i taglialegna lavorano da soli, nella natura. Dunque, le aziende della filiera bosco-legno-energia possono continuare a operare perchè “sono consentite le attività che siano funzionali ad assicurare la continuità dell’approvvigionamento di energie e prodotti energetici e delle attività di commercio all’ingrosso di combustibili per riscaldamento”.

Tiziano Picco

su Luna Nuova di martedì 31 marzo 2020

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