CORONAVIRUS

L'allarme dei medici di base: «Siamo senza protezioni»

Dpi, tamponi e Usca: la denuncia dalla valle di Susa e val Sangone. La replica Asl To3: «Fatto il possibile, potenzieremo anche il Sisp»

07 Aprile 2020 - 00:08

L'allarme dei medici di base: «Siamo senza protezioni»

Gli operatori sanitari mentre effettuano il tampone ‘Pit Stop’ nel piazzale della stazione di Susa, nei pressi dell’ospedale

di MARCO GIAVELLI

La questione era nell’aria da giorni. Ora, a rendere plastico il problema, ci hanno pensato gli oltre 100 medici di medicina generale del distretto sanitario valle di Susa-val Sangone dell’Asl To3, che in una dura lettera aperta si sono visti costretti a denunciare pubblicamente «le enormi difficoltà che riscontriamo nello svolgimento del nostro lavoro: tute, mascherine filtranti e altri dispositivi, indispensabili per visitare in (relativa) sicurezza ammalati di Covid-19, non ci sono stati forniti». Il punto è che «i casi di Covid-19 nelle nostre valli sono ancora in aumento: alcuni pazienti sono in isolamento a casa, altri ricoverati e altri iniziano ad essere dimessi, ma devono essere seguiti a domicilio durante la guarigione».

Altro problema ormai noto: la carenza di tamponi ai casi sospetti. Nella lettera aperta i medici di base evidenziano che «le nostre diagnosi sono basate sull’esperienza e sui sintomi dei pazienti, ma non hanno il supporto dei test di laboratorio. Le segnalazioni al Sisp, Servizio di igiene e sanità pubblica, per i tamponi sui casi sospetti, o per i contatti dei casi accertati, sono tante, ma molto difficili per le linee telefoniche sovraccariche e per i tempi di risposta alle segnalazioni via mail; per la maggior parte dei casi che seguiamo a domicilio la diagnosi resta un’ipotesi, che senza tampone non può essere convalidata. Infine non possiamo curare con tutti i mezzi oggi a disposizione: i farmaci più specifici per il Covid-19 non possono essere prescritti dai medici di medicina generale».

Quindi il capitolo Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale, nate per visitare i malati positivi o sospetti: «Sono state istituite - prosegue la lettera dei medici - ma non hanno ancora ricevuto adeguate tute protettive e non possono quindi avere contatto diretto con i pazienti, né richiedere i farmaci ad uso ospedaliero. Grazie alla dedizione dei medici che ne fanno parte possono svolgere il loro compito, che riteniamo assolutamente indispensabile per garantire un’assistenza adeguata sul territorio, ma solo a regime ridotto. Siamo la risorsa più grande di cui il Servizio sanitario nazionale dispone sul territorio, ma abbiamo la desolante sensazione di non esistere per chi ha responsabilità decisionali. Esistiamo però per i nostri pazienti, che continuano a fare riferimento a noi, che non ci siamo mai fermati, non abbiamo mai chiuso i nostri ambulatori e cerchiamo di dare risposte, coraggio e speranza dimostrando che, almeno loro, non sono da soli».

Da queste considerazioni nascono le tre richieste puntuali che i medici di medicina generale hanno inviato nei giorni scorsi all’Asl To3 affinché si attivi per realizzarle da subito. Primo: un potenziamento sostanziale del servizio Sisp, sotto forma di personale e strutture. «I colleghi che già operano con abnegazione devono immediatamente essere supportati da personale e attrezzature che consentano risposte rapidissime ai quesiti e alle segnalazioni di casi che necessitano di eseguire i tamponi. Tamponi dei quali si auspica, pur nel quadro nazionale di asfissia dei laboratori incaricati, un deciso e più capillare aumento numerico, se non addirittura la possibilità di richiederlo da parte dei medici di medicina generale, bypassando almeno in certi casi la trafila burocratica attuale; indispensabile, inoltre, la comunicazione in tempo reale ai medici di medicina generale dello stato di positività dei propri pazienti».

Secondo: un immediato adeguamento delle forniture dpi all’Usca, «indirizzando prioritariamente le risorse a questo servizio, almeno con la sollecitudine fin qui riservata al personale dei poliambulatori, con fornitura di saturimetri in numero adeguato (almeno trenta) e idonei dpi (mascherine Ffp2 o 3, visiera, guanti, tute, copricapi e copriscarpe monouso, tutto in quantità ragionevoli)». Terzo: un intervento immediato per la formulazione di linee guida terapeutiche condivise per i medici di medicina generale, «redatte formalmente dal Servizio farmaceutico territoriale, così da chiarire con assoluta precisione il perimetro entro il quale muoverci, sapendo che limitare la nostra possibilità di intervento farmacologico equivarrà a costringerci a mandare più spesso e prima i nostri pazienti presso gli ospedali».

Da parte sua l’Azienda sanitaria, «anche al fine di non alimentare potenziali equivoci», ribatte che «pur nella situazione complessiva di difficoltà dovuta all’emergenza, l’Asl To3 ha comunque fornito mascherine chirurgiche ai medici di medicina generale e ha dotato di mascherine Ffp2 le Usca, Unità speciali di continuità assistenziale, che sono state formate negli ultimi giorni e che hanno iniziato la loro attività; le disposizioni nazionali dell’Agenzia italiana del farmaco, a cui ovviamente l’Asl To3 si attiene, prevedono al momento che la prescrizione dei medicinali specifici usati contro il Covid-19 possa avvenire solo da parte dei medici specialisti; l’Asl ha già proceduto al potenziamento del Sisp, Servizio di Igiene e sanità pubblica, e sta continuando in tal senso, con l’introduzione di nuovo personale medico, tecnico e amministrativo, al fine di snellire le tempistiche di effettuazione e di notifica dei tamponi».

su Luna Nuova di martedì 7 aprile 2020

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