CORONAVIRUS

Adozioni, uova e volontari: l’emergenza vissuta nel canile

Attività frenate e casse vuote. Saltano eventi importanti per la raccolta fondi. Da Alpignano a Collegno, da S.Antonino a Rivolta, affiorano le difficoltà da isolamento

10 Aprile 2020 - 00:46

Adozioni, uova e volontari: l’emergenza vissuta nel canile

I volontari del Rifugio "Il Bau" di Alpignano

di UGO SPLENDORE

L’effetto dell’emergenza coronavirus rischia di farsi sentire sui canili della zona e sui loro ospiti. Sono tre i punti dolenti. Primo: le adozioni si sono quasi azzerate. Secondo: i volontari vengono “dosati” per evitare i contatti. Terzo: stanno saltando le iniziative che servono a finanziare i canili privati. In più c’è il trattamento degli animali in generale, non solo quelli dei canili. Molti li disinfettano in modo sbagliato e anche pericoloso. Le zampe trattate con la candeggina: ma stiamo scherzando? L’amuchina, l’alcol. Non servono. Lo conferma Fulvio Ricceri, presidente del Rifugio Il Bau di Alpignano ed epidemiologo dell’ospedale San Luigi di Orbassano: «Al momento non ci sono conferme scientifiche sulla trasmissione del coronavirus da parte degli animali». Collegnese, Ricceri da tre anni guida Il Bau, un canile privato. Per dieci anni ha fatto il volontario, oggi deve trovare il modo di non fare mancare i fondi alla struttura, nella quale sono ospitati 60 cani accuditi da 85 soci: «La Pasqua per noi è importante. Di solito vendiamo 1500 uova di cioccolato e i proventi li utilizziamo per coprire buona parte delle spese. Quest’anno non sarà possibile. Dovremo inventarci qualcos’altro quando l’emergenza finirà. Gli altri fondi arrivano da donazioni e speriamo che quelle non si esauriscano a causa della crisi economica del Paese».

Il Bau lancia il primo allarme

In questi giorni al Bau il protocollo di sicurezza prevede per i volontari norme ferree di distanziamento (non più di quattro in contemporanea) e di igienizzazione. Il canile è chiuso al pubblico e questo ha azzerato le adozioni: una in un mese, mentre si viaggiava a circa 150 in un anno. Al Bau trovano ospitalità anche cani provenienti dal sud Italia, dove il randagismo è maggiore e scarseggiano i canili. L’Enpa (Ente nazionale protezione animali) di Torino ha da poco espresso la sua preoccupazione per il momento delicato. L’allerta è alta: anche un solo contagiato tra il personale di un canile potrebbe voler dire la quarantena anche per i colleghi, e questo i canili non se lo possono permettere. Le conseguenze ricadrebbero sugli animali. Il momento è delicato. C’è anche da tenere in considerazione che gli ambulatori veterinari sono chiusi. Altra emergenza è quella dell’approvvigionamento di scorte alimentari. Il rifugio Enpa di via Germagnano a Torino ha avuto problemi di scorte in esaurimento. Dappertutto servono crocchette per cani, latte in polvere per cuccioli di cani e gatti, umido per gattini e antiparassitari per cani e gatti. È davvero il tempo della solidarietà.

I sei cuccioli di Sant'Antonino

L’Enpa contribuisce alla gestione del canile consortile Cento Code di Sant’Antonino, gestito dall’Acsel. La responsabile è Erika Fontanel, da 16 anni nel mondo dei canili. Al momento nella struttura valsusina, dove sono ospitati 50 cani, lavorano tre dipendenti (due di Condove e uno di Torino) e 30 volontari. Il canile serve 36 comuni. I dati sul randagismo in Val di Susa sono positivi: non è un fenomeno da grandi numeri. E anche in questi giorni difficili non sono segnalati abbandoni.
Erika Fontanel spiega le difficoltà del periodo: «C’è soprattutto da far fronte alla limitazione del volontariato, un aspetto molto particolare dei canili. Molti partono con il sogno romantico di coccolare i cani e poi, quando si trovano nella struttura a dover svolgere mansioni particolari e lavori anche duri, lo vedono infrangersi e lasciano perdere. Per i volontari basta l’autocertificazione, ma le difficoltà e alcune situazioni di allerta e precauzione rischiano di incidere su tutti i canili della zona».

Al Cento Code le adozioni sono state 180 negli ultimi tre anni. E oggi continuano, buon segno: «Stiamo per affidare sei cuccioli meticci di pastore tedesco che erano stati abbandonati a Giaglione. Li ha trovati la Forestale due mesi fa, poco prima dell’emergenza. Ce li hanno portati, li abbiamo curati e allevati. I nostri volontari li hanno nutriti con il biberon. Ora i cuccioli sono vaccinati e hanno il microchip. Verranno consegnati la prossima settimana: abbiamo valutato le famiglie nelle quali finiranno: ci hanno fatto tutte una buona impressione». Gli ultimi ospiti del canile in ordine di tempo li ha mandati il Covid 19: «Nei giorni scorsi abbiamo recuperato i cani di una coppia di anziani valsusini ricoverati perché hanno contratto il coronavirus. Ora i cani sono in pensione qui da noi e speriamo di restituirli presto ai proprietari».

La Pasqua triste del Cascinotto

Adozioni sospese anche al Cascinotto di Collegno, un canile-gattile che non si risparmia: 80 cani e 120 gatti, il lavoro non manca ai volontari. Spiega Francesca Targhetta, ormai una veterana del volontariato (lo fa dal 2003, poco dopo essere entrata nel canile per adottare il suo primo cane): «Le adozioni necessitano almeno due-tre incontri tra cane e adottante. Serve per conoscersi e per ragionare bene sulla scelta. Ora questi incontri non si possono fare perché il pubblico non può entrare. Speriamo di recuperare non appena ce ne sarà la possibilità. In questi giorni qualcuno ci ha contattati per adottare un cane: bisogno di compagnia, purtroppo». Il ritmo del volontariato al Cascinotto, in regime di coronavirus, è molto rallentato: «Di solito siamo un centinaio a coprire i turni, tra mattina a pomeriggio, ora invece abbiamo diluito le presenze per eliminare qualunque rischio di contagio tra di noi». Un volontario dedica il tempo che può: c’è chi sta un paio d’ore e chi mezza giornata. Al Cascinotto vengono trasferiti dal canile municipale di Grugliasco, dopo dieci giorni di quarantena, i cani che non hanno padrone e sono stati accalappiati. Altri cani provengono da famiglie che non vogliono o non possono più tenerli. Il flusso di animali impone spese importanti e per questo i volontari sono sempre in azione anche al di fuori delle recinzioni per organizzare raccolte alimentari e banchetti di raccolta fondi. Anche per il Cascinotto c’è il flop delle uova di Pasqua: «Molti le hanno prenotate. Stiamo studiando il modo per farle arrivare a destinazione».

L'Arca di Piera è più vuota

Anche al canile “Arca di Piera” di Rivalta l’attività ha subìto un brusco rallentamento. Le adozioni a distanza hanno inchiodato allo stop. Come funziona un’adozione a distanza? Con 15 euro al mese si può frequentare un amico a quattro zampe dentro il canile, intrattenersi con lui e contribuire anche con somme extra per comprare medicine e alimenti. È un bel modo per avere un cane anche se non lo si può tenere in casa. Spiega Deborah Fontana, volontaria e membro del direttivo: «Purtroppo questa emergenza sta bloccando tutto e costringe i tre dipendenti del canile a un gran lavoro per accudire a dovere cani e gatti. Anche noi avevamo pronte iniziative per sostenerci, come le uova di Pasqua, i banchetti, le raccolte e la realizzazione dei calendari. Speriamo di riattivarle al più presto».

Sulla sua pagina Facebook il rifugio di via Valgioie ha indicato il proprio conto corrente bancario per chi volesse inviare fondi per sostenere le strutture e gli animali. Il canile di Rivalta, che vede ancora in attività la storica fondatrice Piera Ghirardi, a fine anni 90 contava qualcosa come 600 cani e 200 gatti. Un numero che si è progressivamente ridotto fino ad arrivare a quota 100. Il nome “Arca” deriva dal fatto che in tanti anni di attività il rifugio ha ospitato anche un pony e un’asinella, salvati dal macello. E poi colombi, anatre, conigli e caprette tibetane. A fine 2018 il Comune di Rivalta ha conferito a Piera Ghirardi la benemerenza civica “per l’impegno profuso nei confronti della comunità dimostrato con il suo sconfinato amore per gli animali”.

«Loro non trasmettono virus, anzi proteggeteli»

Di fronte al diffondersi di notizie concernenti il ruolo degli animali di famiglia nella diffusione del Sars-CoV-2, il Tavolo Animali & Ambiente, costituito dalle associazioni animaliste e ambientaliste Enpa, Lac, Lav, Legambiente l’Aquilone, Lida, Oipa, Pro Natura e Sos Gaia, ha chiesto delucidazioni in merito al dottore Enrico Moriconi, medico veterinario e Garante dei diritti degli animali della Regione Piemonte. Ecco la sua risposta: «Si invitano tutte le persone che hanno accesso alla pubblica informazione a non dare adito ad interpretazioni punitive nei confronti degli animali e a valutare con la dovuta attenzione le affermazioni del dottor Umberto Agrimi dell’Istituto superiore della Sanità, la massima autorità nel campo in Italia, che invita alla protezione degli animali di casa sottolineando che ‘Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di coronavirus che riconosce, invece, nel contagio tra gli umani la via principale di trasmissione’. Aggiungendo di proteggere i nostri animali, raccomandando di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile la loro esposizione al contagio, evitando, ad esempio, i contatti ravvicinati con il paziente, così come si richiede agli altri membri del nucleo familiare’». Il Garante aggiunge inoltre che «gli animali domestici contribuiscono alla nostra gioia e al nostro benessere, soprattutto in periodi di stress come quelli che stiamo vivendo. In assenza di sintomi riferibili a Covid 19 e se non si è in isolamento domiciliare, passare del tempo e accompagnare il proprio cane o il proprio gatto nell’uscita quotidiana (nel rispetto della normativa) contribuisce a mantenere in salute noi stessi e loro». L’auspicio è che si mettano in atto comunicazioni che non lancino messaggi interpretabili erroneamente e che siano causa di abbandoni di animali di qualsiasi specie.

su Luna Nuova di venerdì 10 aprile 2020

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