CORONAVIRUS

Allarme Nursind: «Stop all’assistenza domiciliare senza le dovute protezioni»

La denuncia del sindacato infermieri sull'Adi. Lettera di 50 sindaci a Cirio: «Serve un cambio di passo»

13 Aprile 2020 - 23:54

Allarme Nursind: «Stop all’assistenza domiciliare senza le dovute protezioni»

I medici cubani accolti ieri all'aeroporto di Torino Caselle dal governatore Cirio

di MARCO GIAVELLI

L’assenza di dispositivi di protezione individuale per i servizi di Assistenza domiciliare integrata (Adi) dell’Asl To3 mette seriamente a rischio l’erogazione delle prestazioni. La denuncia arriva dal segretario provinciale del Nursind Torino, Giuseppe Summa: «Nonostante il documento di valutazione del rischio biologico redatto dall’Azienda sanitaria preveda l’utilizzo di mascherine Ffp2, di camici e grembiule monouso, guanti, occhiali di protezione, occhiale mascherina-visiera, i servizi ne sono sprovvisti o hanno una fornitura limitata a qualche giorno - dichiara il segretario provinciale del sindacato delle professioni infermieristiche - In considerazione del fatto che non è possibile a priori essere a conoscenza del quadro clinico del paziente o dei parenti che vivono con il paziente, le prestazioni fornite dagli infermieri a domicilio sono definite a rischio molto alto dalla stessa Asl. A questo punto però, se l’Azienda non fornisce i presidi, l’alternativa non può che essere sospenderlo: non ci sono altre soluzioni».

La peculiarità del servizio domiciliare, che vede impegnati ogni giorno con grande professionalità tanti operatori in un ambiente che non è quello ospedaliero, «impone una attenzione particolare anche in virtù del fatto che alcuni di loro, proprio in considerazione di un rischio elevato, hanno contratto il virus e si sono ammalati - aggiunge il segretario regionale del Nursind, Francesco Coppolella - Ci aspettiamo che in tempi brevi possano arrivare i presidi idonei per permettere ai colleghi di potersi recare in sicurezza a domicilio dei pazienti nell’interesse della loro salute, ma anche a tutela degli altri pazienti e colleghi, evitando di diffondere il contagio. Proseguiremo la denuncia sulla carenza dei dispositivi di protezione individuale».

Intanto, venerdì 10 aprile, oltre una cinquantina di sindaci della Città metropolitana di Torino hanno scritto al governatore del Piemonte, Alberto Cirio, per chiedergli «un’azione più efficace e di maggior coordinamento con i comuni», pur riconoscendo l’impegno del presidente della Regione «nel gestire un’emergenza drammatica». La lettera, inviata per conoscenza anche alla sindaca metropolitana Chiara Appendino, è stata firmata tra gli altri dai sindaci Roberto Montà (Grugliasco), Cesare Riccardo (Bruino), Francesco Casciano (Collegno), Mauro Carena (Moncenisio), Susanna Preacco (Sant’Antonino), Eugenio Aghemo (Villarbasse) e dal presidente dell’Unione montana Valle Susa Pacifico Banchieri (Caselette) a nome dei 22 comuni della bassa valle di Susa e val Cenischia.

Capitolo Rsa, strutture residenziali collettive, gestione tamponi e dati: «A seguito dei numerosi decessi nelle Rsa, da qualche giorno si stanno avviando rapporti più costanti e proficui con prefettura ed Unità di Crisi. Bisogna consolidare le buone pratiche, ma dobbiamo pianificare insieme la gestione delle prossime settimane laddove, come presumibile, la carenza di personale dovesse ulteriormente aggravarsi. Il numero di tamponi appare ancora insufficiente rispetto alle segnalazioni al Sisp. Confidiamo che si prosegua nel trend di incremento, anche a favore di degenti e contatti con sintomi. Così come, pur apprezzando la piattaforma messa in campo, soprattutto in favore dei piccoli comuni e meno attrezzati, chiediamo un ulteriore sforzo di sinergia e tempestività nella gestione e nella comunicazione dei dati sul contagio».

Questione misure di assistenza per i nuclei colpiti dall’emergenza Coronavirus: «Ciascuno ha gestito il procedimento in piena autonomia, supportato solo dalle indicazioni predisposte dalle nostre associazioni. Se, come auspicabile, lo stanziamento sarà rinnovato, occorrerà un maggior presidio da parte della Regione teso ad uniformare le procedure. È altrettanto auspicabile una integrazione delle risorse da parte regionale soprattutto laddove il superamento dell’emergenza, come appare ormai evidente, richiedesse tempi più lunghi di quelli inizialmente previsti».

Infine, la tanto dibattuta fornitura delle mascherine: «Il decreto numero 39 della Regione Piemonte, con obbligo di mascherina e guanti per gli addetti vendita e raccomandazione per i clienti, sta generando attese tra i cittadini. Ogni comune si sta adoperando con una sorta di “fai da te” che dà luogo a confusione e difformità evidenti. Riteniamo quindi urgente e necessario pianificare e coordinare forniture e modalità di distribuzione come sta avvenendo in altre Regioni. Attendiamo inoltre dalla Regione, di concerto con la Città metropolitana, una proposta di coordinamento che accorci la “catena di comando”». Perché, aggiunge Montà, che è anche capogruppo del centrosinistra in consiglio metropolitano, «la situazione è difficile per tutti, ma non possiamo fare finta che non vi siano dei problemi e che qualcosa non stia funzionando nel rapporto tra la Regione, l’Unità di Crisi e i comuni».

E mentre il Piemonte, visto il quadro epidemiologico ancora molto precario, ha deciso di mantenere tutte le misure restrittive confermando fino al 3 maggio la chiusura anche di librerie, cartolibrerie e negozi di abbigliamento per l’infanzia, la cui riapertura sarebbe consentita dal nuovo Dpcm del premier Conte, ieri mattina è atterrata all’aeroporto di Torino Caselle la “Brigada Henry Reeve” con i 38 operatori sanitari mandati in aiuto al Piemonte da Cuba. La squadra, nonostante la totale mancanza in questo momento di voli da L’Avana verso l’Europa, è arrivata con un Boeing 767 della compagnia Blue Panorama messo a disposizione grazie al sostegno di Lavazza e della fondazione “Specchio dei tempi”, che hanno sostenuto le spese del viaggio. Ad accoglierli erano presenti il governatore Cirio, la sindaca Appendino e il prefetto di Torino, Claudio Palomba: al loro fianco l’ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia, José Carlos Rodriguez Ruiz, e il console di Cuba a Roma, Felix Lorenzo Gonzalez. La brigata opererà nell’area sanitaria temporanea in corso di allestimento alle Ogr di Torino ed è composta da 21 medici e 16 infermieri, che resteranno gratuitamente in Piemonte fino a quando l’emergenza lo renderà necessario. Tra di loro ci sono epidemiologi, anestesisti, rianimatori, medici di medicina generale e infermieri specializzati nella terapia intensiva.

su Luna Nuova di martedì 14 aprile 2020

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