CORONAVIRUS

Fase 2: la ricetta dell’Unione montana per far ripartire la bassa valle

Sconto Tari e un portale per i nuovi servizi di bar, ristoranti e commercio. Banchieri: «Rilanceremo eventi e cultura sostenendo le associazioni»

21 Aprile 2020 - 00:23

Fase 2: la ricetta dell’Unione montana per far ripartire la bassa valle

La folla alla Fiera della Toma di Condove del 2019: immagini così non le vedremo più per parecchio tempo

di MARCO GIAVELLI

Il Piemonte, visti i dati sui contagi, è la regione che più di tutte, insieme alla Lombardia, vede ancora col binocolo la cosiddetta “fase 2” dell’emergenza Coronavirus, ma anche a queste latitudini è tempo di iniziare a pensare al come ripartire, prima ancora che al quando. Ci sta ragionando l’Unione montana Valle Susa, intenzionata a fare in modo che la riapertura sia il più possibile omogenea in tutti i 22 comuni della bassa valle. I temi caldi sono tre: la rimodulazione della Tari per gli esercizi commerciali, la loro promozione attraverso un apposito portale che metta in luce i nuovi servizi proposti al pubblico e la ripresa delle attività culturali.

«Con il virus purtroppo dovremo imparare a conviverci - osserva il presidente dell’Unione montana Pacifico Banchieri, sindaco di Caselette - all’avvio della “fase 2”, speriamo tutti nel mese di maggio, dovremo stare vicino alle numerose attività commerciali e di servizi alla persona che sono state molto penalizzate dall’emergenza e che rischiano di patire forse ancora di più la riapertura, perché si troveranno a lavorare in modo non agevole, perché dovranno affrontare nuovamente spese che ora sono state sospese e perché dovranno confrontarsi con un sentimento di paura diffusa da parte della clientela. È nostro dovere elaborare una risposta di territorio alle loro esigenze e capire quali forme di agevolazioni è possibile mettere in campo». A cominciare dalla Tari, la tassa rifiuti, «che non potrà e non dovrà essere calibrata sui parametri degli ultimi anni, perché va da sé che con il fermo forzato delle attività sono stati anche prodotti meno rifiuti. Con i comuni e l’Acsel vogliamo fare un discorso di territorio per fare in modo che tutte le attività, da Susa e la val Cenischia fino ad Avigliana-Caselette, siano trattate allo stesso modo».

Ma l’idea più ambiziosa è quella di aprire un nuovo portale web di valle che racchiuda tutti i bar, ristoranti, parrucchieri, barbieri, estetisti e attività in generale presenti sul territorio, con le relative proposte e le nuove modalità di svolgimento, ad esempio i servizi di asporto e le consegne a domicilio con cui molti esercizi commerciali si stanno già cimentando: «Si tratta di mappare le attività, metterle in rete per far conoscere a tutti le varie opportunità, dare loro adeguata visibilità e creare una sinergia di territorio - prosegue Banchieri - con il supporto dei funzionari dell’Unione montana e di qualche esperto del settore crediamo sia un obiettivo raggiungibile nell’arco di poco tempo: un servizio che può essere molto utile in questa fase ma anche sul medio-lungo periodo, quando tutto sarà più consolidato. Il mondo sta cambiando e tante nuove abitudini rimarranno anche quando il peggio della pandemia sarà passato».

Capitolo cultura ed eventi, altro settore messo al tappeto dal Covid-19. «Ogni comune ha un proprio ventaglio di esperienze e manifestazioni che rendono vivace la nostra valle. Ora tutto si è fermato e riprendere non sarà facile: le associazioni e le imprese culturali impegnate in questo campo rischiano di indebolirsi e il territorio di impoverirsi. Alcune realtà hanno sfruttato le potenzialità dell’on-line, ma è chiaro che si tratta di soluzioni temporanee e per lo meno complementari. È nostro compito aiutare gruppi e associazioni a ripartire: ci confronteremo con loro per trovare insieme le strategie più adeguate». E se fiere, sagre enogastronomiche e rassegne primaverili sono già state per forza di cose annullate, per il GustoValsusa versione autunnale tutto è ancora in gioco: «A oggi tutti gli appuntamenti sono confermati - aggiunge il presidente dell’Unione - certo, bisognerà capire se e soprattutto come potremo organizzarli, forse contingentando gli ingressi, ma si tratta di eventi che piacciono anche perché consentono una partecipazione di massa: senza il grande pubblico rischiano di perdere parte della loro ragion d’essere, anche per gli stessi espositori. Vedremo».

Intanto per il 25 Aprile, 75° anniversario della festa della Liberazione, non ci sarà ovviamente la tradizionale fiaccolata di valle: le singole commemorazioni si svolgeranno alla presenza di soli amministratori e rappresentanti dell’Anpi, garantendo in alcuni casi la trasmissione on-line, ma in tutti i 22 comuni l’Unione montana e l’Anpi affiggeranno un manifesto unitario con lo slogan “Dalla paura alla speranza alla rinascita”. «Un modo per ribadire che la valle è unita, si muove insieme e non dimentica la sua memoria, nella speranza che questo 25 Aprile sia di buon auspicio per liberarci dal virus. Anche per la ricorrenza del 1° Maggio ci piacerebbe fare la stessa cosa». Per quanto riguarda invece i buoni spesa erogati con i fondi del governo, alla scorsa settimana le domande pervenute in bassa valle di Susa, gestite dal Conisa per conto dei comuni, erano circa 1400 così suddivise: 580 sul polo di Avigliana, 450 sul polo di Sant’Antonino e 350 sul polo di Susa. «Abbiamo deciso di tenerci bassi nella quantificazione dei buoni per allargare la platea degli aventi diritto e soprattutto per avere step di erogazione in momenti diversi, consci che l’emergenza si sarebbe protratta a lungo e che quindi non era opportuno esaurire il contributo in una volta sola. In questo modo, molti comuni potranno ora effettuare un secondo giro con i fondi avanzati, presumibilmente dalla prossima settimana».

Infine il dibattuto tema mascherine, introvabili o quasi fino a qualche settimana fa, ora un po’ meno. L’Unione montana ne ha ordinate 2mila da mettere a disposizione dei 22 comuni, ma gli stessi comuni della bassa valle si sono poi mossi in ordine sparso, non senza qualche polemica sotterranea: alcuni, anche con contributi esterni, hanno deciso di acquistarne una per cittadino residente, altri, la stragrande maggioranza, hanno invece deciso di distribuirle solo alle categorie “in prima linea”, più esposte al rischio di contagio. A breve dovrebbero arrivare quelle fornite dalla Regione, in vista dell’obbligo di utilizzo probabilmente a partire da maggio, quando usciremo di casa: «Abbiamo chiesto alla protezione civile regionale di farle avere all’Unione montana che poi provvederà a distribuirle ai comuni: sarebbe importante arrivassero entro questa settimana, per poi consentire la distribuzione - conclude il presidente Banchieri - ho il massimo rispetto per le scelte di tutti, ogni comune a casa propria è libero di prendere le decisioni che ritiene più opportune. Io e molti altri sindaci restiamo dell’idea che non sia il Comune a dover distribuire mascherine, se non ai soggetti più a rischio: un po’ perché il rischio è che poi i cittadini si sentano più autorizzati ad uscire di casa, un po’ perché ritengo sia sbagliato consegnarle in modo indiscriminato, a prescindere dal ceto sociale e dalle condizioni di salute. Un investimento di quel tipo penso sia più utile conservarlo nel tempo e spenderlo quando si manifesteranno nuove esigenze, ad esempio per sostenere i nuclei famigliari e le attività più in difficoltà».

su Luna Nuova di martedì 21 aprile 2020

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