CORONAVIRUS

Parrucchieri: è il momento di dare un taglio al lockdown

Stefano Amendola: «In fondo siamo pronti». L’hair influencer: «Ci siamo tutti attrezzati, sia per l’igiene che per orari e distanze»

30 Aprile 2020 - 00:30

Parrucchieri: è il momento di dare un taglio al lockdown

di UGO SPLENDORE

Rimandati. I parrucchieri hanno appreso dal decreto legge di lunedì che non potranno aprire prima di giugno e la protesta è subito divampata, anche in modo eclatante: a Padova due titolari di un negozio di parrucchiere si sono incatenati in segno di protesta contro il rinvio di un mese, mentre davanti a Palazzo Chigi si è materializzato in protesta un gruppo di rappresentanti di diverse categorie di negozianti, acconciatori compresi.

I punti caldi della protesta

I punti caldi della protesta sono tre. Uno: norme troppo rigide e poco ragionevoli per la categoria (la frase ricorrente è «Non si può dire si chiude solo perché è rischioso»). Due: si poteva riaprire con restrizioni ferree, così si sarebbe mosso qualcosa per contrastare il massacro economico che è in atto con il pagamento degli affitti dei negozi e la cassa integrazione per i dipendenti che non arriva. Tre: in questo modo si alimenta il sottobosco del lavoro nero, con parrucchieri veri e parrucchieri improvvisati che vanno a casa dei clienti a rimettere ordine tra le chiome.

Tutti temi che Stefano Amendola, titolare del salone acconciature Amendola Style di Avigliana, prova ad affrontare con serenità, spostando il velo di preoccupazione che copre il momento. Pensa al suo negozio di acconciature di corso Laghi, nel quale lavora dal 2002. In tutti questi anni ha visto cambiare il mondo del capello: «Vero. C’è stata una netta evoluzione. Quando ho cominciato, trent’anni fa, i metodi erano ben diversi. Ora ci sono più ascolto del cliente, più sicurezze e prodotti migliori. Negli anni, se vogliamo entrare nel tema di attualità, il protocollo d’igiene nei saloni è diventato sempre più rigoroso. Tanto che in questi giorni ci è bastato poco per capire di essere praticamente al livello richiesto: sanificare lavelli, igienizzare tutte le postazioni e disinfettare le attrezzature, dalle spazzole in poi, con kit pronti per l’uso. Stesso discorso per i kimono e per gli asciugamani».  Da quanto siete chiusi? «Abbiamo chiuso due giorni in anticipo rispetto al lockdown, ci è sembrato giusto tutelare da subito i clienti».

«Cambieranno modi e tempi»

Vi siete fatti un’idea di come potrebbe essere il primo giorno di ripresa, sia esso il 1° giugno o, come auspicate, un paio di settimane prima? «Guarda, attraverso le app riservate ai clienti e grazie al web abbiamo capito che cosa si aspettano i clienti. Il loro primo pensiero è che ci saranno grossi problemi di afflusso. Questo, più naturalmente quello della sicurezza, è il tema che spaventa di più. Per ovviare a questo lavoreremo su appuntamento e con una presenza molto ridotta all’interno del salone: uno, massimo due clienti per volta». Cosa pensi della data del 1° giugno, tanto contestata anche da altre categorie? «Lo stop diventa troppo lungo e rischia di affossare le piccole realtà, dietro le quali ci sono intere famiglie, con le bollette che continuano ad arrivare e gli introiti che invece sono fermi a zero».

Vi doterete di dispositivi particolari? «Sì. Abbiamo già comprato due macchinari per la sanificazione di spazzole, pettini e materiali da taglio. Sono come delle campane contenenti un liquido di sterilizzazione. Ci sono costate 1200 euro, ahimè. Verranno installate sulle postazioni di lavoro, in modo da far vedere al cliente che tutti gli strumenti che utilizziamo sono lì davanti a loro a sanificarsi». Cambierà davvero il vostro modo di lavorare? «Inevitabile. Ad esempio utilizzeremo solo materiale monouso. Avevamo già acquistato delle mascherine per noi e le daremo anche ai clienti. Saranno mascherine chirurgiche, quelle con l’elastico che si infila dietro l’orecchio in modo da avere la nuca libera per il taglio. In teoria noi saremmo pronti ad aprire già tra due settimane. Speriamo che il governo ci ripensi».

Della ricrescita e del colore

Stefano Amendola fino all’anno scorso è stato ambasciatore l’Oréal Professionnel. Ora è un ‘hair influencer’, ovvero un divulgatore sul web e sui social dei prodotti dell’Oréal e delle tendenze delle acconciature: «Un ruolo che in questi giorni mi ha aiutato a mantenermi in contatto con le clienti e che mi ha consentito non solo di tenere loro compagnia, ma anche di scambiare opinioni sulle acconciature». Hai consigli da dare a chi è a casa alle prese con i capelli che si stanno allungando e ribellando? «La prima cosa che vorrei fare è lanciare un appello a tutti coloro che hanno bisogno di un parrucchiere: il 4 maggio, quando ci sarà più possibilità di muoversi, non andate dagli abusivi. Questa è una piaga, che potrebbe crescere e che può condizionare pesantemente il lavoro di chi lo fa con passione e con professionalità. Questo discorso non è soltanto etico, ma anche di sicurezza perché non è detto che non si rischi il contagio. Andando sul pratico, molte clienti mi chiedono cosa fare per la ricrescita. Io consiglio di avere pazienza, di tamponare la ricrescita con prodotti temporanei. In commercio ci sono mousse e spray creati apposta. Su lunghezza e colore, direi che sarebbe da evitare di tagliarsi i capelli da soli e anche ricolorarli perché c’è il rischio di dover fare un intervento doppio dal vostro parrucchiere. Una cosa importante è sicuramente una buona detersione e una buona idratazione del capello per renderlo più ristrutturato. Sulla nostra pagina Instagram abbiamo messo dei tutorial che spiegano come si fa».

E i maschi? Quelli ad esempio alle prese con la caduta dei capelli? «Ci sono prodotti appositi che servono per contenere il problema. Il massaggio cutaneo dopo uno shampoo è sempre una buona prassi da seguire». Stefano Amendola nel suo salone ha tre dipendenti, che ora sono in cassa integrazione e che non vedono l’ora di tornare al lavoro nel piccolo regno dell’acconciatura, un negozio che era stato appena ristrutturato e che probabilmente dilaterà l’orario di apertura: prima del lockdown era dalle 9 alle 18, ora potrebbe diventare 9-20,30. I dipendenti faranno i turni. Amendola, quanto temete le ripercussioni economiche di questo lungo stop? «Molto, purtroppo. Maggio ad esempio era un mese caldissimo, tra comunioni e matrimoni. Avevamo qualche sposa in lista d’attesa. Tra l’altro salterà anche il mio matrimonio, che era fissato il 12 luglio...».

su Luna Nuova di giovedì 30 aprile 2020

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