FASE 2

80mila lavoratori metalmeccanici pronti a tornare al lavoro

Da lunedì 4 maggio in tutto il Torinese secondo i dati della Fiom-Cgil: «Saremo vigili sul rispetto dei protocolli di sicurezza»

02 Maggio 2020 - 14:26

80mila lavoratori metalmeccanici pronti a tornare al lavoro

Lunedì 4 maggio rientreranno a lavorare circa 80mila metalmeccanici in tutta la provincia di Torino, che rappresentano il 70 per cento della forza lavoro del comparto nel Torinese. Sono state oltre 150 le intese raggiunte dalla Fiom-Cgil nelle singole unità produttive per l’applicazione dei protocolli nazionali sulla tutela della salute e sicurezza, a fronte dell’emergenza Covid-19. Tra le aziende ci sono Valeo, Ibs, Fontana, Magnetto, Skf, Federal Mogul, gruppo Fca, Magneti Marelli, Cnh industrial, Dyco, Italdesign, Dana, U-Shin, Oma, Avio, Thales Alenia Space, solo per citarne alcune tra le più significative.

«In queste settimane la Fiom di Torino è stata impegnata a concordare, in tutte le aziende dove siamo presenti con i delegati sindacali interni, l’applicazione dei protocolli per la tutela della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori - afferma Edi Lazzi, segretario provinciale della Fiom-Cgil Torino - La prossima settimana sarà determinante per capire se i provvedimenti presi saranno applicati correttamente all’interno degli uffici e delle officine. Per noi la priorità assoluta rimane la salute dei lavoratori, dopo viene tutto il resto. Per questa ragione saremo intransigenti nel far rispettare ciò che è stato concordato. La nostra attenzione sarà soprattutto rivolta alle aziende in cui non siamo presenti con i delegati sindacali».

Conclude Lazzi: «Forniremo le informazioni necessarie ai lavoratori: laddove ci perverranno segnalazioni di mancata applicazione delle misure di precauzione del protocollo nazionale, non esiteremo ad intervenire per tutelare i lavoratori, anche segnalando agli organi preposti affinché siano attivati i dovuti controlli, fermando le attività non in regola. Lo faremo soprattutto per coloro che rappresentiamo, ma anche per senso di responsabilità generale: non possiamo infatti permetterci una crescita dei contagi, con eventuali focolai nei luoghi di lavoro, dovuta ad una non corretta applicazione delle misure di sicurezza definite. Sarebbe devastante per la salute ma anche per la tenuta del sistema sanitario e per l’economia del nostro territorio».

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