CORONAVIRUS

«In Piemonte nuovi contagi in lieve calo»

Il picco giovedì 5 nei Pronto, ma la pressione sui reparti ordinari resta molto alta. «Le terapie intensive occupate per i due terzi della prima ondata»

09 Novembre 2020 - 22:38

«In Piemonte nuovi contagi in lieve calo»

di MARCO GIAVELLI

Il sistema sanitario piemontese vicino al collasso sembra, forse, iniziare a respirare un briciolo. La media giornaliera di nuovi positivi al Covid-19 nella settimana dal 2 all’8 novembre è stata di 3mila 588 casi: il picco di presenze in pronto soccorso si è avuto giovedì 5 ma, da qualche giorno, è stata registrata a una modesta diminuzione. La media giornaliera di pazienti in attesa di ricovero al pronto soccorso nelle ultime due settimane è stata pari a 450-500 persone. Lo ha detto ieri mattina il coordinatore dell’area Dea, Gian Antonio Cibinel, durante l’incontro della commissione sanità del consiglio regionale, presieduta da Alessandro Stecco, con i responsabili del Dipartimento interaziendale malattie ed emergenze infettive (Dirmei).

«In questo momento - ha spiegato - il numero di ricoverati è maggiore rispetto al picco della prima ondata della pandemia ed è particolarmente concentrato sulle degenze ordinarie o subintensive. Domenica sera avevamo circa il 25 per cento di ricoveri in più in queste aree rispetto al picco della pandemia. Per quanto riguarda le terapie intensive, siamo invece intorno ai due terzi rispetto al picco massimo della prima ondata. Se l’andamento dei contagi sarà lineare, potremmo stimare tra una settimana 400-450 ricoverati in terapia intensiva, simile al picco della prima ondata, e 5mila 500-6mila ricoverati complessivamente in altri reparti».

Il direttore del Dirmei, Carlo Picco, nell’illustrare il funzionamento del Dipartimento, ha invece evidenziato le principali linee di attività, che spaziano dalla gestione delle scorte di dispositivi per la protezione individuale al monitoraggio delle Rsa, dalla messa in atto di corsi di formazione alla stratificazione del rischio: ha quindi presentato la Centrale territoriale Covid, che «si occupa 24 ore su 24 della presa in carico e del monitoraggio dei pazienti Covid della Città di Torino attraverso software e che si vorrebbe allargare a tutto il territorio regionale. Al momento ha in carico 6mila 536 pazienti, di cui 5mila 552 monitorati quotidianamente da casa tramite app e i rimanenti tramite contatti telefonici».

«Ora impiegati amministrativi»

In commissione il direttore regionale del settore emergenza Covid, Gianfranco Zulian, ha poi ribadito «la necessità, pur nell’emergenza, di garantire sia i cittadini bisognosi di cure ordinarie, sia quelli che necessitano di cure urgenti o emergenziali a causa della pandemia», sottolineando che, per il personale sanitario, «la Regione si è mossa per tempo, reclutando al 10 settembre 2mila 501 risorse, oggi diventate oltre 3mila 100: al momento vi sono 17 bandi aperti». Sforzi che evidentemente non sono stati sufficienti, a giudicare dai ripetuti allarmi sugli ospedali sotto pressione giunti dalle principali sigle sindacali infermieristiche e dall’appello dell’Ordine dei medici di Torino ad assumere impiegati amministrativi per garantire l’operatività a tutti i dottori ed infermieri del Piemonte.

Un appello che il Movimento 5 Stelle fa proprio: «Mai come in questo momento è fondamentale ed urgente mettere in campo l’intero personale a disposizione per fronteggiare la seconda ondata - osservano il capogruppo Sean Sacco e la consigliera regionale Francesca Frediani - Questa operazione deve coinvolgere necessariamente gli ospedali, ma anche gli studi dei medici di medicina generale che, in molte zone montane o marginali, rappresentano un punto di riferimento importante per la lotta al Covid. Siamo convinti che ognuno, per le proprie competenze, debba fare la propria parte. È auspicabile, quindi, che la giunta regionale presenti, nel piano complessivo per uscire dalla “zona rossa”, anche un progetto per l’assunzione di impiegati amministrativi nel sistema sanitario piemontese. Valorizzare al massimo le competenze di ogni lavoratore è la strada da seguire per provare ad uscire dal collasso della sanità piemontese. Non sono certo accettabili ipotesi fantasiose come, ad esempio, ricorrere ai medici per sopperire alle mancanze di infermieri, come contenuto in una lettera del 7 novembre inviata dalla direzione regionale sanità e welfare alle Asl piemontesi».

Operatori sanitari pazienti Covid

Intanto l’Unità di Crisi ha rinnovato la manifestazione di interesse per operatori disponibili a prestare assistenza nelle strutture che ospitano pazienti Covid: la candidatura può essere presentata da operatori socio-sanitari, studenti che stanno frequentando un corso per operatore socio-sanitario, persone in possesso di una laurea triennale da educatore professionale, del diploma di tecnico dei servizi socio-sanitari, dell’attestato di assistente familiare, del titolo di infermiera volontaria, nonché da chi ha svolto per almeno sei mesi assistenza al domicilio di anziani non autosufficienti e disabili con regolare contratto di lavoro. «In questo momento di grave difficoltà, in cui moltissimi operatori socio-assistenziali non possono lavorare perché positivi al Covid - afferma l’assessora regionale alle politiche sociali Chiara Caucino - viene nuovamente pubblicata la manifestazione d’interesse per tutti coloro che vorranno prestare attività all’interno delle strutture per anziani o negli “alberghi assistiti” in cui viene garantito un presidio socio-sanitario». Un simile provvedimento pubblicato nel marzo scorso aveva consentito l’assunzione di oltre 5mila operatori, tra cui più di mille iscritti ai corsi da operatore socio-sanitario, che attraverso questa attività hanno potuto ottenere il riconoscimento delle 500 ore per il tirocinio formativo.

La Regione Piemonte e il Dirmei (come visibile nella tabella sotto) hanno inoltre aggiornato le indicazioni sull’utilizzo dei test molecolari e antigenici, con alcune novità in arrivo per la platea degli asintomatici che, completamente saltato da un pezzo il contact tracing, non verranno più sottoposti al tampone, fatta eccezione per alcuni casi, con l’obiettivo di ridurre la pressione sui laboratori ormai intasati.

Niente tamponi agli asintomatici

In particolare, vengono raccomandate ai medici di assistenza primaria e ai pediatri di libera scelta alcune priorità: in presenza di soggetto positivo emettere immediatamente, mediante caricamento in piattaforma Covid-19 Regione Piemonte, il provvedimento di isolamento e, sulla base delle informazioni raccolte, disporre la quarantena dei contatti stretti anche mediante provvedimenti di coorte o di gruppo; assicurare i test diagnostici (antigenici o molecolari) ai soggetti sintomatici; assicurare i test diagnostici molecolari ai contatti stretti di soggetto positivo conviventi con soggetti fragili; assicurare i test diagnostici per la revoca dei provvedimenti di isolamento con percorsi privilegiati rispettivamente per operatori sanitari, soggetti che svolgono funzioni di pubblica utilità, altri soggetti che svolgono attività lavorative non soggette a sospensione o smart-working.

I soggetti asintomatici vengono messi in quarantena (attuale tempo previsto 14 giorni) senza l’esecuzione di tampone. Il soggetto asintomatico contatto stretto di caso confermato che frequenta o convive con soggetti fragili necessita di un tampone molecolare di ingresso in quarantena: se negativo, la quarantena terminerà nei tempi previsti (attualmente 14 giorni); se positivo, il soggetto passerà in isolamento contumaciale, con separazione al fine di preservare i soggetti fragili.

Sono poi stati individuati una serie di automatismi: l’esito negativo dei tamponi (molecolari o antigenici) viene comunicato anche tramite sms, a cui si aggiunge l’eventuale messaggio di cessazione dell’isolamento e dei provvedimenti contumaciali; l’inserimento della richiesta di tampone su soggetti sospetti o compatibili Covid genera in automatico la misura di isolamento fiduciario, comunicata anche via sms; l’inserimento dei contatti stretti genera in automatico la misura di quarantena, comunicata anche via sms; l’inserimento da parte dei laboratori o dei medici degli esiti positivi comporta in automatico il provvedimento contumaciale emesso dalla piattaforma Csi con acquisizione del numero di protocollo utile anche ai fini Inps; se il tampone su soggetti sospetti o compatibili Covid dà esito negativo, vengono automaticamente revocati sia l’isolamento fiduciario, sia la quarantena disposta per i contatti stretti.

su Luna Nuova di martedì 10 novembre 2020

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