EMERGENZA SANITARIA

Buttigliera, l’ex consigliere denuncia il ‘delirio’ dei tamponi Covid

La trafila per ottenere gli esami: prelievi dopo 21 giorni dalla richiesta

20 Novembre 2020 - 00:15

Roberto Gerbo mostra il referto del medico che riporta la dicitura ‘sospetto caso Covid’ con cui la moglie si è potuta mettere in mutua

Roberto Gerbo mostra il referto del medico che riporta la dicitura ‘sospetto caso Covid’ con cui la moglie si è potuta mettere in mutua

di DANIELE FENOGLIO

A tu per tu con il caos tamponi. È quello che racconta il buttiglierese Roberto Gerbo, classe ’55, ingegnere esperto in risparmio energetico. Gerbo e la moglie Dorella Beoni, insegnante alla scuola Domenico Berti di Avigliana, sono tra i tanti italiani che in questo periodo sono stati contagiati dal Sars Cov-2. Stanno bene, in particolare la malattia è stata più complicata per la signora, che però si sta riprendendo. Quello che invece non si riprenderà è la stima che Gerbo aveva per la sanità regionale. Stima messa a dura prova dalla sue personale esperienza.

Tutto inizia domenica 1° novembre: «Mi sentivo poco bene, al mattino avevo un po’ di febbre, ho chiamato il mio medico curante, che mi ha subito detto “Forse è Covid”», racconta l’ingegnere. Il caso vuole che Gerbo abbia una conoscenza tra il personale medico che lavora all’Amedeo di Savoia, che gli somministra un tampone. L’esito arriva il martedì dopo, il 3 novembre: positivo.

«Mi sono subito isolato come prescritto, d’accordo con il mio medico abbiamo fatto restare a casa anche mia moglie - racconta Gerbo - Ci siamo “quarantenati” per nostra scelta, era la cosa giusta da fare ovviamente. Lei però lunedì era stata a scuola, ancora non sapevamo di essere positivi».

Qui il buttiglierese apre una parentesi proprio sulla salute della moglie: «È un soggetto fragile, ha delle patologie proprio dell’apparato respiratorio, ampiamente certificate dai vari enti medici. Tanto che a scuola lavorava non solo con la mascherina, ma anche con lo schermo trasparente». Una condizione che ovviamente preoccupa l’ingegnere, che si aspetta una attenzione particolare da parte del sistema sanitario.

Tra martedì e mercoledì 4 novembre anche la signora manifesta i primi sintomi. «Lì inizia il caos: da giovedì (5 novembre) Regione e Asl hanno bloccato la possibilità delle Usca di fare i tamponi, che da quel momento possono essere fatti solo dai medici di base. Solo che i medici non riescono ad accedere alla procedura on line». Quindi niente tampone “ufficiale”.
Passano i giorni, durante i quali Gerbo prova a contattare delle strutture mediche private per vedere se riesce a fare l’esame per lui e la moglie a pagamento. «Ne ho sentite varie, ma nessuna era in condizione di farlo».

Il tempo passa e il medico continua a non riuscire a caricare i dati sulla piattaforma regionale, in tilt per l’elevato numero di accessi contemporanei. Il 10 novembre, esasperato, il buttiglierese scrive al Sisp, mandando una mail in cui descrive cosa sta accadendo. La settimana dopo il medico curante è ancora alle prese con il caricamento dei dati. «Il medico mi ha detto che in quattro giorni è riuscito a caricare i dati di un solo paziente». Gerbo scrive ancora al Sisp, senza ottenere risposta.

Mentre accade tutto ciò, qualcosa di buono però c’è: «Meno male che ci sono le Usca, sono bravissimi e tempestivi», dice Gerbo. L’unità è intervenuta già il 4 novembre, su segnalazione del medico di famiglia, proprio perché la signora Gerbo è un soggetto a rischio. «Ho chiesto anche a loro di farci il tampone, ma hanno spiegato che non possono, che l’Asl To3 lo ha vietato. Perché? A che scopo? Il responsabile del servizio è titolato a prendere una decisione del genere?». Per Gerbo si tratta di una decisione errata: «Se potessero fare loro i tamponi, ci sarebbe un risparmio di tempo e costi per il sistema pubblico. Una volta che sono a casa a visitarti, ci mettono tre secondi a farti il tampone. Perché non glielo consentono? A maggior ragione che da noi sono venuti quattro volte, ci hanno seguito molto bene e chiamavano tutti i giorni per seguire l’evoluzione della malattia». Dal punto di vista dell’ex consigliere comunale però il peggio forse deve ancora venire: «L’altro giorno (lunedì 16 novembre) dopo 15 giorni, mi chiama Rup dell’Asl To3, ripeto loro cosa sta accadendo e mi rendo conto che non sanno nulla, nonostante le mie mail. E lì mi arrabbio: come è possibile che tra gli uffici non ci sia comunicazione?».

Alla fine, lunedì arriva anche la chiamata dal Sisp, avvisato dal Rup: «Peggio della Calabria - attacca Gerbo - Mi chiedono cosa è successo, ma perché sono stati avvisati dal Rup, non per le mie mail. Mi chiedono di spiegare bene, ma non vedono a video che mia moglie è un soggetto fragile? No. Come fanno a presidiare le cose? Mi chiedono se abbiamo fatto i tampone, ma non lo vedete a video? No. Ma come no? Sono l’ufficio preposto a programmare e gestire i tamponi. La persona con cui ho parlato non sapeva neanche che la nostra Usca non li può fare, mentre altre di altre Asl sì». Lunedì mattina stesso «ho mandato una mail alla Procura per informare di questa situazione. So per certo che difficoltà analoghe sono capitate anche ad altre persone che conosco. È un rischio perché senza il tampone e la certezza del Covid o non, una persona infetta potrebbe continuare ad andare in giro e contagiare altri». Nel frattempo, è arrivata la comunicazione che il tampone “ufficiale” verrà fatto ai coniugi lunedì prossimo, «dopo 21 giorni, quando potremmo essere già guariti - conclude Gerbo - Io però adesso voglio vedere cosa farà la magistratura».

Puntuale la replica dell’Asl To3. «Preme in primo luogo fornire un importante chiarimento: non sussiste alcun divieto per i medici delle Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) circa l’effettuazione dei tamponi, anzi, le disposizioni regionali (Allegato A della Dgr n°1-2188 del 3 novembre 2020, punto 5.2) elencano fra le loro attività, in collaborazione con i servizi di prevenzione e sanità pubblica, proprio la programmazione e l’esecuzione di tamponi diagnostici a livello domiciliare su soggetti sintomatici per sorveglianza sanitaria o per screening. Al riguardo sono dunque in corso gli accertamenti necessari volti ad appurare quale sia stata la fonte dell’informazione errata che viene riportata», precisa in una nota l’ente.
«Più in generale, non appena giungono segnalazioni di possibili anomalie o incongruenze nella gestione delle attività di sorveglianza sanitaria, l’Azienda attiva tutte le verifiche opportune, cosa avvenuta anche in questo caso. Pur essendo ancora in corso, come detto, alcuni accertamenti, ciò che è stato oggetto di immediata verifica da parte dell’Azienda e che preme dunque evidenziare, è che la presa in carico dei pazienti, in particolare del soggetto fragile, è stata tempestiva e professionale, come sottolineato dagli stessi soggetti coinvolti. Ad oggi risulta inoltre che la famiglia sia stata contattata dal Sisp per la prenotazione del tampone di controllo, come previsto dalle indicazioni ministeriali in essere».

Su Luna Nuova di venerdì 20 novembre 2020

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