COVID 19

Tavola Amica, il delivery della solidarietà a Susa

Chiusa la mensa per il virus, le suore del Rosaz fanno l'asporto

20 Novembre 2020 - 00:15

Tavola Amica, il delivery della solidarietà a Susa

di CLAUDIO ROVERE

Arrivano alla spicciolata. Pochi minuti prima di mezzogiorno. Mascherina e distanziamento. E aspettano. La povertà e l’emarginazione non hanno spazzato via la dignità. Si attende tranquilli, lontano dalla Susa frenetica e sfavillante delle vie del centro, che continua a pullulare di gente, anche se sempre più svelta e isolata. E, come tutti i giorni, esclusa la domenica, a mezzogiorno in punto la porta del centro Beato Rosaz si apre in faccia alla povertà per distribuire un pasto caldo. Il delivery dei poveri, attuato dalle suore Missionarie francescane del Beato Rosaz da quando la pandemia non permette più di riunire tutti i bisognosi che bussavano in via Madonna delle Grazie 4 intorno ad un tavolo, quello, appunto di “Tavola amica”, la consolidata tradizione solidale segusina. Gli spazi troppo angusti di “Tavola amica” hanno sconsigliato di continuare il servizio, che era garantito a pranzo dalle suore e da un gruppo di volontari che si alternavano alla distribuzione dei piatti. Così le suore del Rosaz hanno dovuto correre ai ripari, perchè la povertà non va in ferie o in lockdown. Ma non ci va neppure la solidarietà: è stato pertanto istituito il servizio di asporto, proprio come nei ristoranti veri. Là in gioco c’è la sopravvivenza di un’impresa, qui più semplicemente quello di una persona già messa a dura prova dalla vita.

Ad aprire quella porta sugli ultimi, ogni giorno, è suor Renata, una donna minuta ma con le spalle larghe, forgiate da 30 anni di missione tra Brasile e Africa, Mozambico. «Due povertà diverse le loro, come è diversa questa che bussa alla nostra porta tutti i giorni all’ora di pranzo», osserva, mentre prepara il carrello con i sacchetti viveri. Un primo e un secondo, la frutta o il dolce, a seconda della disponibilità giornaliera. Oggi c’è anche qualcosa in più, una vaschetta di uva. «Ce l’hanno regalata, c’era qualche acino già un po’ intaccato, ma abbiamo ripulito i grappoli e sicuramente nessuno la rifiuterà». Un pronostico facile facile. Una donna addirittura aspetta che si siano serviti tutti, immobile al freddo, per capire se ce ne sia un po’ d’avanzo. Se ne va con due vaschette. Alla fine ha vinto lei. La battaglia per la sopravvivenza si combatte anche con la pazienza, ma è una battaglia fra poveri, che non porta medaglie. Domani si ricomincia, e non tutti sono così fortunati da mettere insieme anche la cena.

Sono mediamente una ventina coloro che mangiano grazie all’asporto della solidarietà. «Dispiace servire i pasti sulla porta - ammette suor Renata - ma le regole del distanziamento non ci permettevano di continuare a farli sedere a tavola; così è tutto più frugale, veloce, ma in questo momento è il massimo che possiamo fare». Il servizio è spartano, ma grazie all’intervento del Fondo Don Piardi il primo ed il secondo vengono forniti in apposite vaschette. La fragile umanità che si accalca sulle scale del Rosaz è multicolore. Sono quasi tutti italiani, due soli gli stranieri sulla ventina che anche oggi sono venuti a bussare. Tra loro due donne. Soggetti fragili, frequentatori da tempo di Tavola Amica, ma anche nuovi poveri, uomini che hanno perso il lavoro. Sono i più timidi, stanno in disparte, chiedono gentilmente di non essere fotografati. Per suor Renata sono tutti uguali: c’è chi chiede il bis di frutta, ma lei è irremovibile, la deve preservare per coloro che arriveranno più tardi. Per una badante che viene a prendere il pranzo per un’anziana di Meana, per le addette del Conisa che portano alcuni pasti a domicilio. La povertà segusina si disperde, spesso sommersa, in tanti rivoli. Ma alla fine confluisce tutta qui, tra la Susa romana e quella medievale, sotto lo sguardo compassionevole del Beato Rosaz, che dall’atrio del centro a lui dedicato guarda questa piccola grande suora gestire da sola, col piglio deciso di chi ha dimestichezza con gli ultimi, la varia umanità che anche in tempo di Covid non può essere lasciata da sola. Perchè la solidarierà non può permettersi di andare in quarantena. 

 

Su Luna Nuova di venerdì 20 novembre 2020

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