RESTRIZIONI ANTI-COVID

Piemonte arancione, ma la scuola media resta in didattica a distanza

Cirio: «Scelta dolorosa ma necessaria, alto il contagio nelle scuole». Favorevole l’Ordine dei medici, all’attacco Pd e M5S

30 Novembre 2020 - 22:10

Piemonte arancione, ma la scuola media resta in didattica a distanza

di MARCO GIAVELLI

Il Piemonte sale in “zona arancione”: una promozione importante, perché testimonia come finalmente anche nella nostra regione la curva dei contagi e la pressione sugli ospedali abbiano iniziato a scendere, ma una promozione più simbolica che all’atto pratico. Perché diciamocelo, non cambia molto rispetto alla “zona rossa”, per lo meno nei piccoli comuni. Non così per la città e i grandi centri della cintura, dove in virtù della maggior estensione territoriale è ora consentita molta più libertà di movimento, come dimostrano gli assembramenti visti domenica nel cuore di Torino per il primo shopping natalizio. Non cambia molto, dicevamo, anche perché uno dei pochi allentamenti previsti dal Dpcm nazionale, ovvero il ritorno a scuola in presenza per le classi 2ª e 3ª della scuola secondaria di primo grado, è stato cassato da un’ordinanza della Regione, che conferma la didattica a distanza fino a Natale.

La misura ha già scatenato un marea di proteste da parte di dirigenti scolastici, insegnanti, genitori e alunni, anche perché il Piemonte è l’unica regione, tra le 16 zone gialle e arancioni ora in vigore, in cui le scuole medie, considerate “di prossimità”, dato che gli studenti le raggiungono per lo più a piedi, in bicicletta o facendosi accompagnare in auto, e in minima parte con i mezzi pubblici, vengono ancora ritenute non sicure. Una decisione che la task force di epidemiologi ed esperti della Regione Piemonte, composta da Giuseppe Costa, Paolo Vineis, Lorenzo Richiardi, Carlo Di Pietrantonj, Chiara Pasqualini, Ferruccio Fazio e Giovanni Di Perri, figure conosciute e stimate a livello nazionale e internazionale, ha motivato così: «Una scelta prudenziale, secondo un principio di precauzione, in considerazione di un possibile maggiore rischio epidemiologico relativo alle prossime festività natalizie, considerato anche il contributo significativo che tale misura ha dato nell’inversione di tendenza del trend epidemico e alla luce dell’attuale base di rischio di infezione. Una misura necessaria al fine di salvaguardare il comune obiettivo di un ritorno in presenza a scuola a partire dal prossimo gennaio».

Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, la definisce come «una scelta dolorosa, ma purtroppo necessaria. Riaprire la scuola non è una priorità: è la priorità. Proprio per questo è fondamentale farlo in sicurezza, per non rischiare di dover richiudere fra un mese. Il Piemonte ha predisposto un piano sui trasporti e gli orari che credo sarebbe opportuno adottare a livello nazionale, se veramente si vuole garantire la scuola in presenza. Perché ripartire senza cambiare le condizioni dei trasporti scolastici e senza scaglionare gli orari di ingresso a scuola, in modo da consentire più turni dei mezzi pubblici che viaggiano al 50 per cento, significa esporre al rischio molto concreto di un nuovo stop fra un mese, che sarebbe ancora più deleterio a ridosso degli esami di terza media e di maturità. Senza considerare l’impatto in prossimità delle feste: escludendo il ponte dell’Immacolata e le vacanze di Natale, ci sono circa 15 giorni di scuola effettivi da qui all’Epifania. Due settimane in cui i ragazzi rischiano concretamente di tornare a contagiarsi nel pre e post scuola, portando poi il virus in famiglia proprio nel momento in cui si trascorrono giornate di festa con i propri parenti, a cominciare dai nonni».

Per avvalorare la propria tesi, Cirio snocciola i dati relativi al contagio da Covid-19 in età scolare: dall’apertura dell’anno scolastico ha avuto un rapido incremento che ha toccato il picco massimo a fine ottobre, con una crescita che è stata esponenziale in particolare dagli 11 ai 18 anni e più graduale e contenuta fino ai 10 anni. Dall’introduzione della didattica a distanza la curva ha invertito la tendenza, evidenziando l’inizio di una fase di discesa. In particolare dal 26 ottobre (data di inizio della didattica a distanza alle superiori) al 22 novembre (settimana del Report che ha portato il Piemonte in “zona arancione”) i casi di positività nelle fasce 11-13 e 14-18 anni si sono dimezzati, passando da 483 a 218 (ogni 100mila) nell’età scolare delle medie e da 570 a 297 in quella legata alle scuole superiori.

In flessione il contagio anche nelle altre fasce di età seppur in forma meno consistente, sia come conseguenza indiretta della dad (con riduzione del rischio di contagio importato dai fratelli maggiori), sia come effetto delle generali misure di contenimento e dell’introduzione della “zona rossa”. In particolare nella fascia 6-10 anni si è passati da 243 a 153 casi (su 100 mila), nella fascia 0-2 anni da 149 a 98, in quella 3-5 da 107 a 103. «Dobbiamo avere buon senso ed essere prudenti per non vanificare tutto il sacrificio fatto finora - conclude Cirio - Voglio rassicurare chi giustamente è preoccupato che i nostri figli possano essere penalizzati da una scuola vissuta a distanza: mi sono già confrontato con il direttore dell’Ufficio scolastico regionale e lavoreremo da subito insieme per rimodulare il calendario scolastico dell’anno in corso e recuperare dalla primavera, cessata l’emergenza sanitaria, i giorni in presenza che sono stati persi».

Dall’opposizione piovono dure critiche per la scelta sulle scuole medie: «Perché tenere una linea dura solo sulla scuola? Ci si rende conto del prezzo educativo e sociale che stiamo facendo pagare a questa generazione? - accusa il capogruppo Pd in consiglio regionale Raffaele Gallo - Non si può andare un giorno in piazza a chiedere che si torni a fare lezione in presenza e il giorno dopo decidere di tenere chiuse anche quelle scuole che potrebbero riaprire. Non si capisce in base a quali dati epidemiologici in Piemonte si debba essere più restrittivi penalizzando le classi delle medie, che non pongono problemi di assembramenti sui mezzi pubblici. Cirio continua a dichiarare che la giunta sta lavorando per consentire la riapertura in sicurezza delle scuole per il dopo festività, ipotizzando orari scaglionati. Vorremmo poterci credere ma nutriamo qualche dubbio, visto che nei quattro mesi estivi la Regione non è stata in grado di intervenire né sui trasporti, né sull’organizzazione scolastica. E i nostri studenti continuano a pagare il prezzo più alto di una situazione sanitaria sfuggita di mano per l’inadeguatezza dei vertici della Regione».

All’attacco anche il M5S con la consigliera regionale Francesca Frediani: «La decisione si basa su dati non pubblici, malgrado le nostre continue richieste di condivisione. Ora più che mai sarebbe corretto divulgarli: le famiglie, gli studenti e i lavoratori della scuola hanno il diritto di conoscere la situazione reale. Su un tema così importante è impensabile procedere prendendo decisioni senza garantire trasparenza. Le dichiarazioni di Cirio sull’intenzione di “recuperare il tempo perso” con la dad non contribuiscono a smorzare le tensioni, ma anzi sminuiscono il grande lavoro che insegnanti e studenti stanno portando avanti per farla funzionare al meglio. In aula lo solleciteremo a fornirci la descrizione dell’organizzazione ipotizzata per il prossimo rientro in presenza per il personale scolastico e per gli studenti delle scuole secondarie inferiori e superiori, per verificare che siano state riconosciute le criticità relative alla rilevazione dei contagi, alle procedure di tracciamento e alla garanzia di continuità didattica per gli studenti in isolamento. Gli errori del passato non sono più tollerabili e i nostri studenti hanno più che mai diritto ad un rientro in aula sicuro e definitivo».

Chi invece appoggia la decisione della Regione è il presidente dell’Ordine dei medici di Torino, Guido Giustetto, pur affermando di comprendere «le difficoltà che una simile scelta può comportare per le famiglie e per gli insegnanti. È una misura che può consentire di limitare la diffusione dei contagi. Nella settimana dal 9 al 16 novembre, il 42 per cento fra gli studenti delle scuole medie sottoposti a tampone e il 54 per cento del personale scolastico sono risultati positivi, secondo i numeri diffusi dalla giunta regionale. Per non vanificare i sacrifici chiesti al mondo della scuola e alle famiglie, occorre mantenere chiusi nel periodo natalizio tutti i luoghi a rischio assembramento come i centri commerciali nei week-end o gli impianti sciistici, anche qualora le indicazioni nazionali permettessero una riapertura. In questo senso, le immagini dell’ultimo fine settimana non sono affatto confortanti».

Le uniche novità della “zona arancione” sono così rappresentate dalla riapertura di tutte le attività commerciali, con un’estensione oraria anche fino alle 22 (compresi abbigliamento, toelettature e centri estetici, fin qui chiusi, e i mercati, che torneranno al completo) tranne bar e ristoranti (aperti solo per asporto fino alle 22 e consegne a domicilio, permane anche la chiusura dei centri commerciali nei week-end, festivi e prefestivi), e dalla possibilità di circolare liberamente senza autocertificazione all’interno del proprio comune, fermo restando l’indicazione di evitare spostamenti non necessari e fatta salva l’opzione di raggiungere altri comuni o regioni solo per motivi di lavoro, studio, salute e necessità. Ma appunto, tra farlo a Torino o a Collegno e farlo a San Didero o Sauze di Cesana c’è una bella differenza.

su Luna Nuova di martedì 1 dicembre 2020

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