CORONAVIRUS

Scuola media, la rivolta di dirigenti e insegnanti: «Una delusione grande»

Dopo l'ordinanza di Cirio che mantiene la didattica a distanza per 2ª e 3ª: «Preoccupati per i ragazzi, così ci perdono i più deboli»

30 Novembre 2020 - 22:10

Scuola media, la rivolta di dirigenti e insegnanti: «Una delusione grande»

Elena Sorrisio, dirigente scolastica reggente dell'Istituto comprensivo Gobetti di Rivoli

di MARCO GIAVELLI

Dirigenti scolastici, insegnanti, genitori, alunni. A tanti non è andata giù l’ordinanza con cui il governatore Cirio ha impedito il ritorno a scuola delle classi 2ª e 3ª della secondaria di primo grado, nonostante la “zona arancione” lo preveda. La commissione didattica dell’Istituto comprensivo Gobetti di Rivoli ha inviato una lettera ai ragazzi e alle famiglie, firmata dalle professoresse Stefania Bombino, Chiara De Renzio, Barbara Prastaro, Enza Regina, Anna Terna, Paola Trevisson, Fernanda Vacirca e Lidia Zanette come portavoce della parte maggioritaria del Collegio.

«La delusione è stata grande - scrivono nella lettera - Sin dall’inizio dell’epidemia abbiamo messo in gioco la nostra professionalità, abbiamo affrontato con i ragazzi il tema doloroso della distanza, abbiamo fatto insieme a loro esercizio di resilienza e loro sono cresciuti. Ma oggi siamo perplessi perché i nostri allievi non rientrano a scuola mentre intorno a loro la vita sociale riprende nei centri commerciali e nelle piazze. Siamo preoccupati per il loro benessere, perché la dimensione relazionale passa innanzitutto dalla frequentazione della comunità scolastica. Siamo preoccupati perché la didattica a distanza non è inclusiva in generale, ma in particolare non lo è per i ragazzi che non hanno ancora sufficiente autonomia nei loro percorsi di apprendimento. Ci perdono, e tanto, i più deboli. Ogni esperienza di vita deve diventare per ogni educatore occasione per seminare principi di civiltà e di educazione alla cittadinanza. Stare a scuola rispettando ogni norma di sicurezza, avere la percezione che insieme possiamo affrontare anche un evento drammatico, continua ad essere il nostro obiettivo». Al loro fianco anche la dirigente Elena Sorrisio: «Sono molto dispiaciuta. Domenica una folla di gente per lo shopping: fra questi sicuramente studenti che fino a gennaio non potranno svolgere attività didattica, se non dietro uno schermo. Rispetto le istituzioni e do seguito alle ordinanze, ma fatico a comprendere questa scelta. Questa nuova battuta d’arresto, quando invece le attività produttive sono ripartite, mi amareggia».

Dello stesso tenore la lettera del gruppo spontaneo “Rivoli Scuola”, composto da genitori, insegnanti e dirigenti, che ha inviato una lettera a Cirio chiedendogli di rivedere la sua decisione: «Apprendiamo dagli organi di stampa che lei ha preferito scongiurare il rischio di nuovi affollamenti sui mezzi pubblici e davanti agli istituti, augurandosi però l’apertura delle piste sciistiche. Ci permetta di dissentire, soprattutto perché i ragazzi delle scuole medie frequentano gli istituti di zona, non hanno necessità di utilizzare mezzi pubblici, basterebbe raccordarsi con i sindaci affinché insieme alle scuole individuino azioni ai fini della sicurezza. Il governo ha stanziato per le Regioni finanziamenti speciali per l’organizzazione dei trasporti che lei potrebbe utilizzare per trasporti dedicati, permettendo ai ragazzi di tornare a scuola».

Duro anche il commento di Francesca Sgarella, dirigente dell’Istituto comprensivo Gozzano di Rivoli con la media Hack di Villarbasse: «Spostare a gennaio il rientro delle classi seconde e terze non penso modificherà la curva del contagio. Le misure prudenziali sono da individuarsi e, soprattutto, far rispettare altrove. I nostri professori della scuola di Villarbasse stanno mantenendo gli stessi orari che avevano in presenza e pertanto non avranno giorni da recuperare, i nostri studenti non stanno perdendo ore di lezione, ma la didattica in presenza è tutt’altra cosa da quella a distanza. Quale messaggio stiamo dando ai nostri ragazzi? Che la scuola è un luogo pericoloso? Forse sì: perché si impara a pensare». Silvana Andretta, dirigente dell’Istituto comprensivo di Alpignano e reggente a Condove: «Le scuole sono un luogo sicuro perché tutti rispettano le regole, infatti i dati dei positivi al tampone finora sono minimi. Il grande problema è la connessione, non sempre tutto funziona e si perde molto tempo, i docenti consumano il loro traffico telefonico per connettersi e anche molte famiglie sono in difficolta. Ecco perché è molto meglio lavorare in presenza: cari alunni di 2ª e 3ª, ci mancate!».

su Luna Nuova di martedì 1 dicembre 2020

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