COVID 19

I maestri di sci in rivolta portano la neve a Torino

Lunedì mattina la singolare protesta in piazza Castello

11 Dicembre 2020 - 22:09

I maestri di sci in rivolta portano la neve a Torino

Non sono previste precipitazioni in pianura, ma lunedì la neve arriverà fino in piazza Castello a Torino. A portarla non sarà il meteo ma l’Associazione maestri di sci Alpi Occidentali, che si mobilita e scende in piazza per protestare contro la chiusura imposta a piste e impianti da sci e per richiedere significativi ristori. «Dopo vari tentativi e appelli per riportare tutti alla ragione, caduti nel vuoto, adesso è arrivato il momento di scendere in piazza - lamentano gli organizzatori della clamorosa protesta - Già perché a cadere, privata della possibilità di lavorare, stavolta è l’intera filiera dell'indotto dell’industria della neve, messa in ginocchio dalle scelte del Governo».

Ecco che allora, lunedì 14 dicembre alle 11.30 in piazza Castello, i maestri di sci dell’Amsao, con in prima fila il presidente Gianni Poncet, sindaco di Sestriere, con il patrocino del Collegio regionale maestri di sci del Piemonte, presieduto dal sindaco di Claviere Franco Capra (che rappresenta i 3mila maestri e le circa 90 scuole sparse su tutto il territorio piemontese e ligure), guiderà una manifestazione con l’obiettivo di far valere il proprio diritto a lavorare. Una manifestazione che gode del patrocinio anche dell’Associazione maestri sci italiani che in tutto rappresenta circa 14mila maestri di sci. A loro si affiancherà, con un supporto concreto, tutto il sistema economico alpino, a partire dagli impianti a fune rappresentata dal presidente dell’Arpiet Giampiero Orleoni, il presidente di Federalberghi Torino, Fabio Borio, dell’Associazione direttori albergo Piemonte e Valle d’Aosta, Dimitri Ciaschini dell’Ascom. E poi ancora la Fisi Aoc rappresentata dal presidente Pietro Blengini.

«Scendiamo in piazza - spiega Gianni Poncet - per poter lavorare data l’impossibilità a farlo imposta dal Governo. Una decisione gravissima con le Scuole di sci che non potranno essere operative a partire dalla settimana di Natale e sino all’Epifania. Un fattore che peserà più del 40 per cento del fatturato diretto dopo che siamo già stati costretti a chiudere con due mesi di anticipo lo scorso marzo e aprile. Il nostro lavoro, la nostra economia e tutta quella derivante dall’indotto, è legato alla stagione invernale. Per questo motivo scendiamo in piazza per chiedere concreti ristori, maggior attenzione, ed un aiuto dallo Stato e dalla Regione affinché l’economia delle Scuole di sci e dei maestri possa contare su iniziative utili per sopperire alla situazione pesantemente negativa generata dal Covid-19 e che, come per le altre attività dalle Alpi agli Appennini, avrà pesanti ripercussioni negative che si rifletteranno anche nei prossimi anni dove bisognerà tornare a ricostruire un mercato, nazionale ed internazionale, capace di generare un indotto turistico ed occupazionale di prim’ordine». «Tutti operano nel rispetto delle prescrizioni sanitarie, norme che sono tenuti a rispettare anche i clienti - aggiunge Poncet - Chiaramente i lavoratori che esercitano la propria professione in montagna hanno bisogno che i clienti possano raggiungere anche questi luoghi ed avere le medesime opportunità per far circolare l’economia legata all'indotto del turismo sulla neve».

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