SANITÀ

Ospedali e Covid, primi spiragli di "normalità"

Riapertura delle visite ai pazienti ricoverati e alle partorienti. C’è anche il via libera all’ordinario, fra interventi, visite ed esami

25 Gennaio 2021 - 22:51

Ospedali e Covid, primi spiragli di "normalità"

di MARCO GIAVELLI

Un primo spiraglio di “normalità” nell’emergenza Coronavirus si apre nel rapporto con le strutture sanitarie: gli ospedali del Piemonte riaprono parzialmente le porte alle visite dei familiari ai pazienti ricoverati. Il Dirmei ha inviato a tutte le Aziende sanitarie delle nuove linee guida da applicare presso le proprie strutture, per consentire innanzitutto l’incontro tra ricoverati in particolari criticità cliniche o psicologiche e i loro congiunti e per l’assistenza alle donne che debbano partorire, indicando rigide regole da seguire perché questi momenti si svolgano nella massima sicurezza. «Superare l’isolamento estremo dei pazienti in ospedale, anche se solo per una parte selezionata di malati - osserva l’assessore regionale alla sanità Luigi Icardi - risponde alla necessità di reintrodurre un elemento di naturale, ma “cruciale” umanità nel vissuto dei contagiati e dei loro famigliari, augurandoci che possa trattarsi di un primo passo verso il graduale ritorno alla normalità. Il conforto degli affetti è un aspetto da tenere nella massima considerazione, compatibilmente con lo stato di necessità degli ospedali».

A valutare quando per un paziente (Covid o non Covid) sia opportuno, dato lo stadio della sua malattia, incontrare un membro della propria famiglia, sarà un’equipe multidisciplinare di reparto composta da medico, infermiere e psicologo clinico. La presenza di quest’ultimo è giudicata fondamentale nel caso dei malati Covid-19 e dei loro parenti, con cui questi ultimi possono avere, se necessario, un colloquio preliminare sia telefonico, sia “in presenza”. Nel caso dell’accesso a un reparto Covid per un congiunto, le condizioni indispensabili sono l’assenza di sintomatologia riferibile a una possibile infezione da Coronavirus e l’esecuzione, presso la struttura ospedaliera, di un tampone rapido, che ovviamente deve dare esito negativo. A quel punto, dopo l’incontro con lo psicologo, l’infermiere guida il congiunto nelle operazioni di vestizione dei Dpi in un’area “filtro”, che prevedono camice idrorepellente, guanti, mascherina filtrante Fp2-Fp3, visore e cuffia. Il parente può così essere introdotto in reparto per un incontro che può durare 20 minuti. In situazioni cliniche terminali o di grave malessere psichico, in caso di congiunti anch’essi positivi a domicilio, è possibile per i Sisp, su richiesta del medico di reparto, derogare all’isolamento, purché la persona possa spostarsi autonomamente con mezzo proprio e lo psicologo clinico e l’infermiere indossino fin dal primo momento i Dpi.

Non molto differente la procedura per la visita a un congiunto non affetto da Coronavirus, ad eccezione di una vestizione che comprende solo mascherina Fp2 e camice visitatore e a condizione, ovviamente, che il tampone rapido d’ingresso sia negativo. Infine il documento adottato dal Dirmei prescrive le modalità affinché, d’ora in poi, anche le donne durante il travaglio e il parto possano essere assistite da una persona di loro fiducia, elemento considerato fondamentale per il loro benessere dall’Organizzazione mondiale della sanità. Nel caso né la partoriente, né la persona scelta siano positive al Coronavirus, è sufficiente per l’accompagnatore indossare mascherina Fp2 e camice filtrante. Nel caso in cui uno dei due sia positivo, il visitatore dovrà invece indossare una dotazione di Dpi completa. Anche qui, in situazioni cliniche di particolare disagio, il Sisp potrà decidere di sospendere l’isolamento di una persona positiva che debba assistere una partoriente.

«L’isolamento in ospedale - sottolinea Emilpaolo Manno, direttore del Dirmei, che ha guidato il gruppo di lavoro con il contributo fondamentale della referente di psicologia dell’Unità di Crisi, Monica Agnesone, e dell’urgentista Fabio De Iaco - costituisce una condizione inedita con la quale si devono confrontare i pazienti e i loro congiunti, ma anche gli operatori sanitari, spesso costretti a giocare ruoli per i quali non sono sufficientemente preparati e che, nel contempo, possono generare vissuti di difficile elaborazione. Non dimentichiamoci poi che, pur se molto difficile da dimostrare scientificamente, è opinione comune che il recupero, sia pur parziale, della socialità e degli affetti da parte di pazienti clinici possa concorrere a un miglioramento della loro condizione. Non dobbiamo poi dimenticare la primaria esigenza di mantenere un rigido controllo sulle possibilità di trasmissione del virus. Le nuove linee guida cercano di coniugare queste due insopprimibili necessità: avviare all’interno dei presidi un processo di “riumanizzazione” e farlo in massima sicurezza».

L’altra buona notizia è rappresentata dalla ripresa dell’attività ordinaria negli ospedali: al termine della riunione settimanale del Comitato direttivo del Dirmei, è arrivato il via libera dell’Unità di Crisi alla ripresa parziale degli interventi chirurgici, delle visite e degli esami programmati, finora sospesi a causa dell’emergenza Covid-19. «Stiamo facendo tutto il possibile per garantire il graduale ritorno alla normalità delle prestazioni ospedaliere. Molto dipende dall’andamento dell’epidemia - osserva l’assessore Icardi - non possiamo forzare la mano sulla sicurezza degli ospedali, che hanno retto all’impatto della pandemia compiendo giganteschi sforzi di adeguamento alle necessità dell’emergenza. Nello stesso tempo abbiamo però lavorato a liberare il più possibile gli spazi e le risorse professionali per le attività ambulatoriali e chirurgiche procrastinabili ed oggi siamo in grado di dare un segnale importante di ripresa, compatibilmente con la specifica situazione delle singole Aziende sanitarie locali. Teniamo alta la guardia, ma guardiamo avanti con fiducia».

Gli indirizzi sulle modalità della ripartenza verranno disposti in questi giorni dal Dirmei e poi trasmessi alle Aziende sanitarie. «Il miglioramento della situazione epidemiologica - dichiara il dottor Manno - e il relativo calo di pressione sulle strutture sanitarie ci consentono, sia pure con la dovuta prudenza, di allentare alcune delle restrizioni che siamo stati costretti a imporre sulle prestazioni ordinarie, fermo restando che la cura delle malattie tempo-dipendenti, di quelle oncologiche e delle patologie croniche a rischio evolutivo è sempre stata garantita. È ovvio che qualora l’epidemia dovesse riprendere forza, dovremo ritornare a interrompere di nuovo le attività procrastinabili».

su Luna Nuova di martedì 26 gennaio 2021

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