CORONAVIRUS

Le opposizioni in Regione: «Il piano ‘Scuola sicura’ è già in ritardo»

Adesione bassa: solo 4mila test su 83mila aventi diritto. 1763 studenti positivi in regione: «Più informazione alle famiglie»

28 Gennaio 2021 - 23:18

Le opposizioni in Regione: «Il piano ‘Scuola sicura’ è già in ritardo»

di MARCO GIAVELLI

Mentre il Piemonte (indice Rt 0,8 e ricoveri in calo) attende con ansia di sapere, oggi, se da domenica potrà tornare in “zona gialla”, con la riapertura di bar e ristoranti fino alle 18, o se dovrà farsi almeno un’altra settimana in arancione, dal dibattito in Regione emerge che il programma “Scuola sicura” sta manifestando tutta una serie di carenze. Anzitutto nell’adesione, sin qui molto bassa, da parte della platea interessata. Sono stati diffusi in settimana i primi dati ricavati dal progetto, partito lunedì 4 gennaio per il personale docente e non docente e l’11 per gli alunni delle classi seconde e terze delle secondarie di primo grado, con tamponi gratuiti su base volontaria per prevenire la nascita di focolai e garantire la didattica in presenza. I numeri sono stati forniti mercoledì nella commissione congiunta richiesta dal Movimento 4 Ottobre, dove l’assessora regionale all’istruzione Elena Chiorino ha comunicato i dati relativi ai contagi nelle scuole a partire dal 18 gennaio, data del rientro in presenza delle superiori.

Allo stato attuale in Piemonte gli studenti positivi al Coronavirus sono 1763, mentre quelli sottoposti all’isolamento domiciliare sono 3mila 748. Fra i docenti risultano 372 contagiati e 472 sottoposti a quarantena; 169 positivi e 324 sottoposti ad isolamento invece fra il personale Ata. «I dati esposti oggi confermano i nostri timori rispetto alle difficoltà del programma “Scuola sicura” - sottolinea la consigliera regionale M4O Francesca Frediani, fuoriuscita da inizio anno dal Movimento 5 Stelle - Complicazioni dovute principalmente ad una comunicazione poco chiara verso le famiglie: difatti non sono ancora state inviate indicazioni precise sulle modalità di adesione e le tempistiche di screening. Il rischio è di essere già troppo in ritardo. Con il rientro in aula così fortemente voluto ci saremmo aspettati un meccanismo già perfettamente oliato e un sistema pienamente operativo, considerando soprattutto quanti timori avesse sollevato il periodo delle festività».

Un meccanismo che sin qui si presenta piuttosto farraginoso: lo screening su una singola classe, infatti, viene effettuato solo se almeno la metà dei componenti vi aderisce volontariamente; a quel punto gli aderenti vengono ulteriormente divisi in sottogruppi che vengono poi testati settimanalmente. «Solleviamo dei dubbi in merito all’efficacia di un sistema basato esclusivamente sulla volontarietà - osserva ancora la Frediani - Se da una parte possiamo comprendere la difficoltà di uno screening rivolto a tutta la popolazione scolastica, dall’altra ci saremmo aspettati un atteggiamento maggiormente proattivo da parte dell’amministrazione regionale, prevedendo anche delle unità mobili in prossimità delle scuole. Abbiamo infine chiesto alla giunta regionale di predisporre una modalità di comunicazione costante ai consiglieri dei dati aggiornati e un successivo momento di approfondimento in presenza di tecnici che ci consentano una valutazione più puntuale sui contagi, per analizzare anche alcuni aspetti che riteniamo fondamentali come la suddivisione dei contagi per varie fasce d’età».

Il piano presenta ancora troppe incertezze anche secondo la consigliera regionale M5S Sarah Disabato e la consigliera metropolitana delegata all’istruzione Barbara Azzarà: «Occorre cambiare passo rapidamente e comunicare meglio a famiglie e personale l’importanza di questo screening, altrimenti il progetto potrebbe rivelarsi inutile. Su una platea potenziale di 83mila aventi diritto, tra docenti e personale scolastico, appena 4mila 307 screening sono stati prenotati e 4mila 194 eseguiti. I numeri evidenziano l’impatto limitato di questo intervento, occorre quindi migliorare il dialogo e la comunicazione con tutti gli istituti scolastici. Si rende necessario, inoltre, valutare la possibilità di estendere “Scuola sicura” a tutti gli Istituti di ordine e grado, comprese le superiori, con l’obiettivo di garantire i medesimi diritti, e la stessa sicurezza, a tutti gli studenti piemontesi. Viste le dichiarazioni del presidente Cirio in cui sosteneva la necessità di dare priorità alla vaccinazione del personale scolastico, e dal momento che già altri governatori si stanno muovendo in tal senso, come Puglia e Valle d’Aosta, speriamo che ciò possa avvenire nel più breve tempo possibile».

su Luna Nuova di venerdì 29 gennaio 2021

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