INSEDIAMENTO

La ‘direttora’: Asl To3 tra presente e futuro secondo Franca Dall’Occo

Dal 1° gennaio è a capo della sanità locale. «A livello ospedaliero ottimo lavoro di contenimento del Covid-19»

11 Febbraio 2021 - 23:13

La ‘direttora’: Asl To3 tra presente e futuro secondo Franca Dall’Occo

di MARCO GIAVELLI

La dottoressa Franca Dall’Occo, in sella dal 1° gennaio 2021, è il primo direttore generale donna (o “direttora”, se preferite) nella storia dell’Asl To3, Azienda sanitaria a cui fanno capo le aree di Collegno, Susa-Giaveno, Venaria e Pinerolo. A differenza del suo predecessore Flavio Boraso, trasferitosi alla guida dell’Asl di Asti, la Dall’Occo non ha una formazione di carattere medico ma è laureata in giurisprudenza ed ha alle spalle una lunga esperienza in qualità di dirigente sanitaria: nel recente passato è stata direttore amministrativo all’ospedale Maggiore di Novara, al San Luigi di Orbassano e vicedirettore presso la Direzione sanità della Regione Piemonte. Approda all’Asl To3 in un momento in cui la pandemia ha certamente allentato la morsa, con una pressione ospedaliera al momento sostenibile, ma di fronte a cui non è ancora possibile abbassare la guardia.

«Condizionati dalla pandemia»

Dottoressa Dall’Occo, a più di un mese dal suo insediamento, qual è stato l’impatto con l’Asl To3 (a livello aziendale e di organizzazione interna) e con il vasto territorio di competenza? «L’impatto è stato molto positivo. Già nei primissimi giorni di gennaio, per garantire le vaccinazioni agli operatori sanitari, ho coinvolto immediatamente tutte le figure aziendali competenti, che hanno saputo gestire in modo impeccabile l’iter previsto. Un inizio, quindi, di ottimo livello, che si è poi armonizzato con professionalità di altrettanto alto profilo, che ho potuto conoscere sia negli ospedali, sia sul territorio e, non ultimo, nell’ambito del Dipartimento di prevenzione (Sisp, Spresal, Veterinaria, eccetera). Ritengo indispensabile un’organizzazione interna coesa, che operi in rete e sinergica al sistema. Proprio per dar corpo a questo importante obiettivo, ho dato forza ad istituti aziendali strategici che prevedono il coinvolgimento di tutte le funzioni direzionali (Dipartimenti, Distretti, Direzioni ospedaliere, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, eccetera), come il Collegio di Direzione, già convocato in due sedute, il Consiglio dei sanitari, la Conferenza dei sindaci, per diffondere e approfondire le azioni intraprese dall’Azienda e raccogliere criticità locali e suggerimenti, e l’incontro con il Terzo settore. Tutto questo in relazione ad un territorio molto ampio, cui devo riferirmi e dare contezza, agli enti locali come alle associazioni, delle linee strategiche che intendo realizzare nei prossimi mesi, ovviamente in coerenza con le indicazioni regionali e tenendo conto, ahimè, dei vincoli della pandemia, che ci sta condizionando molto sulle scelte programmatorie nei nostri territori».

Inevitabile parlare della pandemia: che situazione ha trovato a livello di pressione ospedaliera, in particolare su Rivoli e Susa, e qual è oggi? «Sicuramente dopo un anno di emergenza e due ondate pandemiche molto critiche, tutto il sistema è in sofferenza. La sensazione, però, è che a livello ospedaliero sia stato fatto un ottimo lavoro di contenimento del Covid e della gestione operativa dei posti letto, in tutti i presidi ospedalieri aziendali. Attualmente, tuttavia, l’emergenza è ancora “viva”».
Vediamo i dati aggiornati a mercoledì: all’ospedale di Rivoli i pazienti Covid occupano 8 posti letto di terapia intensiva, 18 di sub-intensiva e 66 ordinari; su Susa, in questa fase, si è scelto di trasferire gli infetti in altri ospedali per garantire un presidio Covid-free; a Pinerolo uno di terapia intensiva, 6 di sub-intensiva, 19 ordinari; al polo di Venaria 15 ordinari. «Abbiamo inoltre attivato dei posti letto a livello territoriale, con 40 pazienti attualmente ricoverati su tutta l’Asl To3 nelle varie strutture (alcuni anche presso il polo sanitario di Giaveno, nessuno ad Avigliana, ndr), per garantire il deflusso dagli ospedali verso presidi a bassa intensità assistenziali; in più, abbiamo ancora attiva a Grugliasco una struttura alberghiera atta a prendere in carico pazienti paucisintomatici, non ancora in grado però di fare rientro al proprio domicilio».

La ripresa delle attività ordinarie

A che punto è la ripresa delle attività ordinarie, annunciata anche dalla Regione? «Ho voluto immediatamente attivare un tavolo di lavoro, capitanato da una specifica struttura aziendale, ovvero Pianificazione e programmazione strategica, che ha avuto il compito di analizzare ed elaborare uno specifico Piano di ripresa delle attività a livello aziendale, che tenesse conto sia del recupero delle prestazioni ambulatoriali, ospedaliere e territoriali, sia degli interventi chirurgici più urgenti, in particolare in ambito oncologico. Sottolineo che già il 22 gennaio ho dato input affinché si riaprissero, in tutti i poli territoriali Covid-free, le agende per le classi D e le classi P, ed il 28 gennaio che anche presso gli ospedali si valutassero le condizioni per riattivare le attività ambulatoriali e si riprogrammassero anche gli interventi chirurgici in elezione, ossia gli interventi programmabili; quelli in urgenza sono stati sempre assicurati, anche nelle fasi peggiori delle ondate pandemiche».

Vaccinato il 77% del personale

Qual è stata l’adesione alla campagna vaccinale tra il personale dell’Asl To3? Avete già idea di come si svolgerà per tutte le fasce di popolazione che saranno progressivamente coinvolte? Il cittadino riceverà una chiamata? Dovrà prenotarsi? Prevedete delle campagne informative mirate sull’importanza della vaccinazione anti-Covid? «La campagna vaccinale è partita molto bene in questa Azienda: la percentuale di adesione del nostro personale si è attestata intorno al 77 per cento. Il Dirmei, per conto del commissario Arcuri, ci fornisce quasi quotidianamente indicazioni su come procedere per le diverse fasi della campagna vaccinale; ad oggi, oltre agli operatori sanitari, abbiamo provveduto a vaccinare tutti gli operatori delle Rsa e gli ospiti presenti nelle stesse. Abbiamo altresì programmato la vaccinazione, nel mese di febbraio, per i libero-professionisti medici, psicologi, biologi, eccetera, che operano sul nostro territorio e per il personale di tutte le strutture private accreditate dell’Asl To3, ambulatori compresi, per un totale di oltre 7mila persone. Dal 21 febbraio sarà poi garantita la vaccinazione ai cittadini over 80 residenti nell’Asl To3 con il vaccino Moderna. Sarà cura dell’Azienda fornire alla nostra popolazione di riferimento tutte le informazioni utili per aderire alla campagna vaccinale».

I tagli alla sanità effettuati dalla politica in passato quanto hanno pesato sulla gestione di un evento straordinario come una pandemia? Di quanto personale in più avrebbe bisogno la sanità nell’immediato futuro per essere pronta a fronteggiare sia l’ordinario, sia situazioni emergenziali come quella che stiamo vivendo? «La pandemia è stata un evento straordinario cui si è fatto fronte ricorrendo ad assunzioni di personale medico, infermieristico, tecnico ed Oss sia con tempi indeterminati/determinati, sia ricorrendo a contrattualizzazioni come libero-professionisti ed interinali. Queste assunzioni hanno permesso di rispondere adeguatamente sia all’aumento dei pazienti negli ospedali, anche grazie ai Piani specifici approntati dalle Direzioni mediche ospedaliere, sia alla gestione degli utenti in termini di pre-triage in tutti i poli aziendali, di pit-stop ed hot-spot e di tracciamenti epidemiologici tramite il Sisp aziendale. Oggi sono in corso ulteriori assunzioni, per far fronte alla prossima campagna vaccinale. Con le risorse attuali cerchiamo dunque di garantire sia l’ordinario, sia le situazioni emergenziali correlate al Covid, tenendo altresì conto che sono in piena attività gli uffici del personale per assicurare il turnover degli operatori aziendali che a vario titolo, soprattutto per quiescenza, sono usciti dal sistema aziendale. Abbiamo in corso una ricognizione delle necessità e in parallelo già avviato i primi provvedimenti di reperimento di ulteriore personale».

«Si deve investire sui Distretti»

In ottica fondi europei Recovery Fund, in cosa può e deve essere potenziato l’attuale assetto aziendale dell’Asl To3, a livello sia sanitario, sia di strutture? Quali sono i punti di forza e di debolezza allo stato attuale? «L’Asl To3 è una delle più grandi del Piemonte: vista la forte valenza territoriale, si deve investire sui Distretti ed in particolare sul fronte della cronicità e delle fragilità in generale. Per garantire tutto ciò, si dovrà prevedere un Piano di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale territoriale dell’Asl che, a onor del vero, ha già visto nel corso degli ultimi mesi una importante rivalorizzazione: basti pensare all’investimento delle Case della Salute, attraverso un progetto sperimentale, dei Cavs e delle cure domiciliari in generale. Questi sono i punti di forza su cui voglio puntare: lo sviluppo di un fronte territoriale dinamico e mirato ai bisogni attuali dei nostri pazienti, in particolar modo nel dare forte impulso alle Case della Salute; ai progetti mirati nei diversi setting assistenziali per la presa in carico, a livello territoriale, dei pazienti, anche per decongestionare gli ospedali; al potenziamento dell’assistenza infermieristica domiciliare e dell’infermiere di famiglia; allo sviluppo della telemedicina, intendendo non solo la tecnologia a supporto del malato, ma anche il processo organizzativo che ne consegue, che va dal teleconsulto alla tele-refertazione al tele-monitoraggio, come previsto dalle recenti Dgr sul tema, anche per venire incontro alle esigenze degli utenti per il periodo pandemico del Coronavirus. Tutto questo deve essere visto come un ripensamento nei modelli di governance e assistenza a livello territoriale, puntando, cioè, ad una maggiore qualificazione e integrazione organizzativa. L’obiettivo è ampio e articolato e per raggiungerlo il punto di partenza ritengo sia l’ascolto e il confronto con chi conosce a fondo le diverse realtà del territorio; penso ovviamente ai sindaci, ma anche alle associazioni di volontariato e a tutti coloro che si occupano di servizi al cittadino».

«Susa ha grandi potenzialità»

Quale futuro immagina per un piccolo ospedale di montagna come quello di Susa? «Susa è un ospedale dalle grandi potenzialità. Nei primi giorni del mio mandato ho voluto effettuare un sopralluogo per toccare con mano la situazione e programmare con i miei collaboratori uno specifico piano di sviluppo che partisse dal potenziamento dell’area chirurgica, con l’implementazione delle sedute chirurgiche di medio-bassa complessità, anche in relazione alla presenza di un Servizio di “week surgery” per degenze entro i cinque giorni, che ben si sposa con tale articolazione. Inoltre, visto l’ambito montano, ritengo sia da potenziare ulteriormente l’attività legata alla traumatologia, già centro di eccellenza per l’area segusina, e quella del Pronto soccorso, che opererà sempre più in sinergia con il reparto di medicina di Susa, rappresentando uno sbocco importante e qualificato per il territorio della valle. Un altro aspetto cui vorrei dare corso è una maggiore “rete” con l’ospedale di Rivoli, innanzitutto creando un’agenda unica per gli interventi chirurgici, quindi aumentando appunto sul presidio segusino il numero di interventi chirurgici, e poi garantendo flessibilità, anche a livello dipartimentale, dei vari professionisti di area medica, chirurgica e dei servizi a supporto dell’ospedale stesso». Le sue recenti parole sul Tav e l’ospedale di Susa hanno scatenato polemiche nel mondo politico locale. Intende replicare per mettere la parola fine? Aveva messo in conto che tirare in ballo un tema così sensibile per la valle di Susa, al di là delle diverse opinioni, tutte legittime, potesse sollevare un vespaio, oppure ne è rimasta sorpresa? «Non intendo replicare e non commento».

su Luna Nuova di venerdì 12 febbraio 2021

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