COVID 19

L'eutanasia dello sci, tre minuti di dolore a Bardonecchia

Ieri il flash mob per protestare contro il nuovo rinvio dell'apertura impianti

15 Febbraio 2021 - 22:48

L'eutanasia dello sci, tre minuti di dolore a Bardonecchia

di CLAUDIO ROVERE

Tre lunghi minuti di silenzio. Il deprofundis simbolico di un settore che rischia di andare definitivamente in crisi. Bardonecchia ieri pomeriggio è assurta a capitale della protesta per il nuovo rinvio fino al 5 marzo dell’apertura degli impianti sciistici, prima azienda dell’alta valle e capace di generare un indotto ormai a sua volta allo stremo. Il flash mob si è consumato nella piazza di fronte alla chiesa parrocchiale di S.Ippolito, nel cuore della Bardonecchia storica, in Borgo Vecchio, ma un po’ tutti i bardonecchiesi sono stati chiamati a fermarsi, in qualsiasi località si trovassero e qualsiasi attività stessero svolgendo, per far capire come il settore del turismo invernale non possa più sopravvivere a questi continui e sfibranti tira e molla.

A guidare la manifestazione, che ha radunato un buon numero di maestri di sci e snowboard e numerosi addetti dell’indotto, il sindaco Francesco Avato. «Non è tanto il tema Covid e la pericolosità della pandemia in discussione - lamenta il primo cittadino - ma vorremmo che si avesse più rispetto per un settore comparabile ad un distretto industriale produttivo e tutti questi stop and go non hanno certo aiutato gli operatori e continuano a non farlo; la Colomion aveva assunto molti stagionali proprio ieri e non si può arrivare la sera prima dell’apertura ad un nuovo rinvio».

A dar manforte all’amministrazione e agli addetti del settore anche l’Uncem, presente ieri pomeriggio con il presidente nazionale Marco Bussone. «Il blocco dello sci a 12 ore dalla potenziale riapertura è gravissimo - ha detto - La stagione è finita, per molti operatori che in questi istanti mi hanno confermato che non apriranno più. Il No all’apertura degli impianti, arrivato all’ultimo istante, non trova d’accordo i Comuni montani, insieme a tutti gli operatori economici. Abbiamo buttato al vento milioni di euro in quest’ultima settimana. Uno spreco. Ora contiamo i danni. Che in settimana dovranno essere rimborsati con adeguati ristori. Per il personale serve immediatamente un’indennità, la cassa integrazione. Il governo Draghi si attivi immediatamente».

Anche all’altra capo dell’alta valle, nei Comuni della Via Lattea, che avevano deciso di riaprire sabato 20 febbraio, c’è sconcerto per la decisione del governo, suggerita dal Comitato tecnico scientifico. «Non c’è limite al peggio - tuona il sindaco di Sestriere Gianni Poncet - solamente pochi giorni fa ci era stato confermato lo sblocco del divieto di aprire piste e impianti da sci ai turisti. Guardavamo al 15 febbraio e con gioia e “speranza”: avevamo comunicato ai turisti di essere pronti a riaprire le piste da sci a Sestriere e in Vialattea il prossimo 20 febbraio. Ci avevamo sempre creduto ed avevamo già svolto, dal 24 dicembre 2020 sino al 14 febbraio 2021, un importante periodo di rodaggio di tutto quello che è la sicurezza legata alla pandemia ospitando a Sestriere gli allenamenti dei giovani atleti di valenza nazionale in forza sci club delle nostre montagne olimpiche. Un’azione che ha coinvolto in totale 1600 ragazzini, senza registrare nessun caso di contagio. Un’esperienza utile per la ripartenza turistica, eravamo pronti: abbiamo organizzato in comune una riunione con giunta, carabinieri, Brigata alpina Taurinense, comando vigili urbani, protezione civile, Associazione carabinieri in congedo, sicurezza piste, direzione Sestrieres spa, Consorzio turistico Vialattea. Tutto è stato organizzato per permettere di riaprire in piena sicurezza seguendo le linee guida stabilite dalla conferenza delle Regioni ed il Comitato tecnico scientifico. Questo nuovo divieto del governo ci è piombato addosso, dall’alba al tramonto, a meno di 24 ore dalla paventata ripresa dello sci alpino a livello nazionale»

Secondo il primo cittadino del Colle questo «...è un chiaro segnale di disinteresse e maltrattamento della montagna, delle persone e delle famiglie che ci vivono, ci lavorano, e dell’intera filiera del sistema turistico invernale che da sempre ha come colonna portante lo sci alpino. La montagna invernale è ferma da marzo 2020. Tra poco sarà un anno di paralisi della principale fonte di economia e di sostentamento per decine di migliaia di famiglie. Gli unici ristori che sono arrivati, al momento, sono quelli erogati dalle casse del Comune di Sestriere secondo un piano concreto, deliberato: 300 mila euro destinati a salvaguardare i propri cittadini! Per il resto dal governo solo parole, nessuno si è degnato di fare altro se non prenderci in giro con questi continui rinvii dell’ultim’ora dettati dal Cts. Una vergogna. Non abbiamo mai sottovalutato l’emergenza sanitaria, ci siamo sempre attivati per arginare e tenere sotto controllo l’epidemia: grazie alla collaborazione di tutta la nostra cittadinanza abbiamo sempre tenuti alti gli standard di prevenzione. Nel frattempo vediamo in grandi città centri commerciali presi d’assalto, assembramenti per vie e piazze. E davanti a tutto questo dobbiamo sentirci dire che andare a sciare è pericoloso? Una cosa è certa a questo punto non si deve parlare solo di ristori da parte del governo ma anche di una congrua richiesta di danni causati da una scellerata e totale disattenzione nei confronti di chi vive e lavora in montagna. Gente che da sempre è abituata a rimboccarsi le maniche lavorando in silenzio e che adesso non è più intenzionata a subire atteggiamenti e azioni di boicottaggio».

Gli fa eco il sindaco di Sauze d’Oulx, Mauro Meneguzzi. «È una decisione che scatena la rabbia e lo sconforto del mondo che sta dietro alla pratica dello sci. In Vialattea gli impianti si sarebbero aperti solo tra una settimana, ma ovviamente la macchina organizzatrice era già all’opera. In particolare a Sauze d’Oulx nella giornata di domenica 14 febbraio si erano accesi i cannoni e si era iniziato a sparare la neve per farsi trovare pronti all’apertura. Siamo allibiti. È inconcepibile stoppare una macchina così complessa che, tra mille e mille difficoltà, si era messa faticosamente in moto. Non ci si rende nemmeno conto cosa ci sia dietro ad un impianto aperto. Non si capisce lo sforzo che si fa per rendere le piste luogo di divertimento e svago per i nostri turisti. Abbiamo fatto sforzi enormi per farci trovare pronti. Lo stesso hanno fatto gli operatori della montagna. Siamo qui invece a dover commentare l’assurdità dell’intempestiva decisione del Governo. E per questo mi permetto di censurare pesantemente l’operato del ministro Speranza».

«Dovevano dirci chiaramente che questo inverno si stava chiusi, così si evitavano inutili sprechi in un periodo già altamente difficile - lamenta Meneguzzi - Non solo ce lo dovevano dire, ma ci dovevano pagare tempestivamente congrui ristori, che a questo punto abbiamo il diritto di reclamare a gran voce per non dover veder morire l’intero comparto neve».

Sull’ennesimo rinvio dell’apertura degli impianti sciistici si è espresso anche il sindaco di Moncenisio e consigliere della Città Metropolitana Mauro Carena. «La pandemia dal punto di vista della salute colpisce duro senza distinguere, ma dal punto di vista economico ci sono eccome le differenze fra chi lavora in proprio e quindi non ha nessuna sicurezza, nessun ammortizzatore sociale, nessuna certezza di quello che sarà e sta pagando un prezzo che probabilmente per molti sarà insostenibile, mentre altri per fortuna hanno una tutela economica, perchè lo stipendio arriva, perchè la pensione arriva - osserva Carena - Dopodichè sulle nostre montagne ci sono situazioni come il mondo dello sci, ma anche i ristoranti, i rifugi, gli alberghi, ma anche tutto un indotto che assolutamente non sta ricevendo ristori o li sta ricevendo in modo del tutto inadeguato e vorrei che su questo ci fosse più attenzione perchè questa è economia in settori dove tra l’altro il presidio del territorio serve a tutti, non soltanto a chi vi abita».

«Vorrei con questo nuovo governo cambiasse lo stile, non si può arrivare la sera per chiudere il mattino dopo e non si possono aver persone nei comitati scientifici, pagate dallo Stato, che parlano a ruota libera tra l’altro aggiungendo insicurezza all’insicurezza già presente e quasi mai trovando soluzioni, se non quelle per cui non c’è bisogno di parlare molto, come lavarsi le mani, mettere la mascherina e rispettare la distanza», aggiunge Carena, che coglie anche l’occasione per sottolineare «...l’assordante silenzio della sindaca metropolitana Chiara Appendino su questo tema, che non ha preso neppure in considerazione pur essendo i comuni montani inseriti nella Città Metropolitana da lei diretta».

Su Luna Nuova di martedì 16 febbraio 2021

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