COVID-19

In lutto per Andrea: il virus se lo porta via a soli 45 anni

L’addio in tre settimane: abitava a Rivoli, origini a Condove. «Era buono e devoto, amava la natura e le piccole cose della vita»

01 Marzo 2021 - 23:29

In lutto per Andrea: il virus se lo porta via a soli 45 anni

di MARCO GIAVELLI

Basta ascoltare la storia di Andrea Boero, 45 anni, per capire che il Covid, purtroppo, sa essere spietato anche con i più giovani. Andrea era una persona sana, conduceva una vita regolare, non aveva patologie pregresse: era vegetariano, non fumava, amava camminare e stare a contatto con la natura. Il maledetto virus se l’è portato via giovedì 25 febbraio, dopo tre settimane di agonia. Da sei anni abitava a Rivoli con la sua adorata compagna Tatiana Ballarin: presto avrebbero voluto sposarsi. Ma la sua prima casa era e resterà per sempre Condove, dove ieri pomeriggio nella chiesa parrocchiale sono stati celebrati i funerali di fronte a tanti amici e familiari, giunti per abbracciarlo un’ultima volta.

I primi sintomi sono arrivati a inizio febbraio: tosse, un po’ di febbriciattola. «A fine anno si era sottoposto ad un’operazione alla schiena a causa di un’ernia lombare - racconta Tatiana, visibilmente provata per la perdita del compagno - era logicamente un po’ debilitato, con le difese immunitarie basse, ma dopo l’intervento è sempre stato a casa ed era molto rispettoso delle regole, a cominciare dall’uso della mascherina: non vedeva altre persone, né frequentava altri luoghi. Usciva solo per andare alle visite di controllo a cui doveva sottoporsi». Visti i chiari sintomi, Andrea e Tatiana erano prenotati venerdì 5 febbraio per svolgere il tampone, ma la notte di giovedì 4 la situazione è sensibilmente peggiorata: «Aveva mal di schiena: l’ho sentito respirare molto male, con grande affanno. Aveva la saturazione a 82, il battito cardiaco a 165 e la pressione bassa: ho subito chiamato l’ambulanza». Giunto all’ospedale di Rivoli, il tampone ha dato esito positivo e gli è stata diagnosticata una polmonite bilaterale: a Rivoli però non c’era più posto, a meno di restare qualche giorno su una barella nei corridoi del pronto soccorso, in attesa che si liberasse un letto nel reparto Covid. Così Andrea ha accettato di essere trasferito alla Clinica Eporediese di Ivrea: prima l’ossigeno, poi il casco.

«È rimasto a pancia in giù per sette giorni a digiuno: lo sentivo al telefono, che gli davano per un’ora al giorno. Il personale della clinica mi teneva aggiornata sulla sua situazione, ma la saturazione non saliva. Martedì 16 abbiamo fatto l’ultima chiamata prima che lo intubassero. In tutto questo, non so come, ha trovato le forze per ordinarmi via telefono, potendo usare una sola mano, tre rose da farmi avere a casa per San Valentino. Aveva già anche prenotato due regali per la festa del papà, il suo e il mio. Ecco: questo era Andrea». La speranza si è accesa quando i medici hanno deciso di trasferirlo all’ospedale Molinette di Torino, dotato di un apposito macchinario per far ossigenare il sangue esternamente al corpo: «Per un paio di giorni le cose sono andate molto meglio - prosegue Tatiana - la saturazione era tornata al 100 per cento, poi è di nuovo crollato. Lo hanno nuovamente intubato e giovedì scorso se n’è andato per sempre. I medici mi hanno spiegato che è come se il Coronavirus gli avesse completamente mangiato i polmoni, che avevano ormai preso la consistenza del fegato».

Diplomato all’Itis Ferrari di Susa, Andrea Boero lavorava all’Uci Cinemas di Moncalieri: nato come proiezionista, attività che ha svolto anche nel piccolo cinema comunale di Condove, con l’avvento del digitale si era via via prestato anche a svolgere altre mansioni all’interno della multisala, dalla biglietteria alla vendita dei pop-corn. «Amava il suo lavoro. Era un ragazzo d’oro, un pezzo di pane, di una bontà e una gentilezza uniche: perdonava sempre tutti, sapeva trovare il lato buono in chiunque avesse di fronte. Sapeva perdonare, era credente e praticante. Aveva tutto al posto giusto. Un giorno un’amica mi ha detto: tu la vita gliel’hai cambiata. Oggi è mancato non solo il mio compagno: è mancato il mio futuro». Quanto Boero fosse apprezzato e stimato da chi lo ha conosciuto si tocca con mano scorrendo il gruppo facebook “Amici di Andrea”, che pullula di foto, pensieri, ricordi e messaggi di cordoglio.

«Le persone sapeva conquistarle con il sorriso, i valori umani per lui erano al primo posto: era contento di vedere gli altri contenti - ricorda in lacrime il papà Guido - modesto e altruista, ha sempre amato aiutare gli altri, fin dai tempi della scuola, quando si prestava a dare una mano ai compagni più in difficoltà. Sapeva fare tutto e sbrogliarsi da solo nelle faccende di casa. E poi era un mago al computer: in programmazione e ricerca era una spanna sopra tutti. Non si demoralizzava mai, aveva una capacità incredibile di sopportare la sofferenza e lo ha dimostrato anche nell’ultimo mese». Pur essendosi trasferito a Rivoli, Andrea era profondamente legato alla sua valle di Susa: «Adorava la sua storia e riempirsi della bellezza della natura: quante volte è salito al Moncenisio anche solo per trascorrerci un paio d’ore - conclude Guido Boero - era devoto alla Madonna del Colombardo, alla Sacra di San Michele, dove è salito a piedi decine di volte. Gli piaceva andare a messa a Mocchie, scambiare due parole con chi c’era, recarsi a bere alla fontana. Questo era Andrea: queste erano le tante piccole cose di cui nutriva se stesso e chi gli stava a fianco».

su Luna Nuova di martedì 2 marzo 2021

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