LOCKDOWN

«Piccoli comuni, bisogna ripristinare l'ok agli spostamenti»

La richiesta dell'Uncem per i centri sotto i 5mila abitanti nei 30 km. Zona rossa: tutto ciò che è consentito e vietato dal decreto Draghi

15 Marzo 2021 - 23:33

«Piccoli comuni, bisogna ripristinare l'ok agli spostamenti»

La manifestazione contro la Dad di sabato scorso a Torino (foto Cristiano Ragab)

di MARCO GIAVELLI

Tra le misure previste dalla “zona rossa”, partita ieri anche in Piemonte, torna a far discutere quella che vieta gli spostamenti tra piccoli comuni: l’ultimo decreto del governo Draghi non consente infatti la possibilità, per chi vive in un Comune con meno di 5mila abitanti, di muoversi nel raggio di 30 chilometri, com’era invece permesso in “zona arancione”. «Riteniamo che questa modifica vada rivista - sottolinea Marco Bussone, presidente dell’Uncem - Si permette di andare nelle seconde case e si limita chi deve spostarsi tra piccoli e piccolissimi comuni, in una valle ad esempio. Chiedo al Viminale un chiarimento e una revisione della decisione. Servono regole e buonsenso, ma lo spostamento tra piccoli comuni deve essere consentito sia in “zona rossa”, sia in “zona arancione”».

Ripercorriamo allora una per una le misure restrittive a cui saremo sottoposti per almeno due settimane, ma verosimilmente fino al week-end di Pasqua. Una sorta di “lockdown medium”: un po’ più soft di quello del marzo-aprile 2020, un po’ più strong di quello autunnale. Per uscire di casa, cosa possibile solo all’interno del proprio comune di residenza, è sempre necessaria l’autocertificazione che attesti che ci si sta muovendo esclusivamente per ragioni di lavoro, di salute o di necessità (una copia del modulo da presentare alle forze dell’ordine è disponibile a pagina 4). È sempre consentito il ritorno alla propria residenza, domicilio o abitazione. Nessuna visita è consentita se non a persone non autosufficienti che necessitano di aiuto o assistenza: in questo caso può andare un adulto al massimo con due minori. Al momento l’unica deroga per tutti è quella prevista durante le festività di Pasqua, in particolare nelle giornate di sabato 3, domenica 4 e lunedì 5 aprile, sulla falsariga di quanto era già avvenuto durante il periodo natalizio: tra le 5 e le 22, una sola volta al giorno in massimo due persone (più under 14 o persone non autosufficienti), si potrà andare a casa di parenti, amici e amiche, fidanzati e fidanzate all’interno della propria regione, o ospitarne sempre al massimo due nella propria abitazione.

Lo spostamento verso una seconda casa di cui si ha la proprietà, o l’affitto lungo da prima del 15 gennaio, è sempre consentito, ma solo con il proprio nucleo familiare. Si possono raggiungere le seconde case anche in un’altra regione e anche in “zona rossa”. Lo possono fare però soltanto coloro che abbiano un titolo per provare la proprietà (possono esibire copia o autocertificarlo) e a condizione che la casa di destinazione non sia abitata da persone non appartenenti al nucleo familiare del proprietario. L’attività motoria, come la semplice passeggiata, può essere fatta solo nei pressi della propria abitazione e da soli, a meno che non si sia con figli minori, persone non autosufficienti e animali domestici. L’attività sportiva va sempre svolta in solitaria anche in parchi e giardini pubblici, con una distanza di almeno due metri da altre persone. Chiusi circoli e centri sportivi anche all’aperto.

Per quanto riguarda i negozi saranno tutti chiusi, compresi parrucchieri e barbieri, che erano stati risparmiati durante la “zona rossa” autunnale, tranne 29 ritenuti fra le attività essenziali: si va da market e supermercati alle librerie, farmacie, benzinai, edicole, negozi di telefonia ed elettrodomestici, vestiti per bambini e i giocattoli, intimo e vivai. Per bar e ristoranti valgono le stesse regole della “zona arancione”: sono chiusi al pubblico ma fino alle 22 è consentito l’asporto, permesso solo fino alle 18 per gli esercizi senza cucina. Nessun limite, invece, alle consegne a domicilio.

Tutte le scuole di ogni ordine e grado, anche quelle dell’infanzia e gli asili nido, saranno chiuse: dalla primaria in su è prevista la didattica a distanza. In presenza possono andare soltanto gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali (Bes) e, come chiarisce una nota del ministero dell’istruzione, i loro docenti e un gruppetto di compagni di classe a rotazione.
A questo proposito l’assessora regionale all’istruzione, Elena Chiorino, commenta con grande rammarico la sofferta decisione di chiudere le scuole: «Siamo tutti consapevoli dell’immenso sforzo che ciascuna famiglia farà in nome della salute, ma con i paletti imposti dal governo nell’ultimo decreto ci hanno messo con le spalle al muro. Da mamma, innanzitutto, e un minuto dopo da assessore, ho provato ogni strada percorribile, con il benestare del presidente Cirio, per riportare in presenza gli studenti a tutela del principio di inclusione sociale su cui il termine “Bes” si basa».

Coinvolgendo le autonomie scolastiche e tutti coloro che ruotano nel sistema scuola, l’assessora Chiorino avrebbe voluto proporre, sotto forma di progetto pilota piemontese, «dei piccoli gruppi di studenti in presenza e a rotazione ricreando, per quanto possibile, una situazione di “normalità”. La scuola in presenza è anzitutto calore, socialità, educazione e crescita culturale: caratteristiche che non potranno essere mai apprese tramite un gelido schermo. Non essere riuscita in questo intento è una sconfitta personale, da mamma e da sostenitrice del fatto che le nostre scuole restano tra i luoghi più sicuri. Dobbiamo saper leggere il “giornale di domani”: infatti lavoreremo come assessorato alla riapertura delle scuole, cercando di garantire gli esami di Stato per i maturandi in presenza ed in assoluta sicurezza, sperando che dal governo non ci vengano posti altri veti sacrificando ancora una volta il mondo della scuola».

su Luna Nuova di martedì 16 marzo 2021

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