CORONAVIRUS

Ospedali sotto pressione: perchè non riaprire il Valentino?

A Rivoli 168 ricoverati, il Nursind: «Condizioni proibitive». La politica chiede la riapertura della struttura da campo

02 Aprile 2021 - 00:30

Ospedali sotto pressione: perchè non riaprire il Valentino?

di MARCO GIAVELLI

Con la terza ondata che picchia ancora, a inizio settimana gli ospedali del Torinese hanno nuovamente vissuto giorni complicati. Anche Rivoli, non tra quelli messi peggio, ma con due momenti particolarmente critici nella giornata di martedì 30 marzo. Da mercoledì la situazione è via via tornata relativamente sotto controllo, anche se i numeri la dicono lunga su quanto le strutture sanitarie restino sotto pressione: i dati aggiornati alle 10 di mercoledì mattina dicono che all’ospedale di Rivoli erano 16 i pazienti Covid ricoverati nei reparti di terapia intensiva, 24 quelli in terapia semi-intensiva, 128 in degenza ordinaria. Totale 168. Nessun ricovero all’ospedale di Susa, che in questa fase l’Asl To3 ha scelto di mantenere Covid-free per garantire il proseguimento delle attività ordinarie, anche se non mancano i malumori per il trasferimento di alcuni pazienti in strutture lontane dai luoghi di residenza. Al polo sanitario di Giaveno sono invece 22 i posti letto occupati da pazienti Covid in lungodegenza.

La nuova fase di sovraffollamento a cui è sottoposto il sistema sanitario ha riacceso la polemica sia a livello politico, in particolare sulla mancata riattivazione dell’ospedale da campo del Valentino da parte della Regione, sia da parte dei sindacati degli infermieri. Il Nursind Piemonte ha diffuso martedì alcune immagini sulla situazione allo stremo in diversi nosocomi del Torinese, compreso Rivoli, con barelle nei corridoi e reparti sotto stress, denunciando tutte le difficoltà ad operare da parte del personale. «Impossibile poter curare e assistere in queste condizioni - denuncia il segretario regionale del Nursind Piemonte, Francesco Coppolella - Continuiamo a pagare l’inefficienza del nostro sistema sanitario. Credo che questo sia giusto e onesto rammentarlo, anche se sembra non fare più notizia. Lo sanno bene gli operatori sanitari, impegnati tutti i giorni da un anno. Mentre il dibattito imperversa sui vaccini, importantissimi e fondamentali, ancora una volta siamo costretti a constatare che la mancanza di posti letto, e quindi il sovraccarico di persone ricoverate nei pronto soccorso, nelle terapie intensive e nei reparti di degenza, associata ad una carenza di personale, specialmente quello specializzato ma non solo, allontana di molto gli standard di sicurezza, aumentando senza dubbio il rischio di mancate cure, pertanto il rischio di complicanze e anche quello di morire».

Un sistema che, secondo il Nursind, fa ancora acqua nella prima fase: quella delle cure a domicilio. «Il servizio di emergenza sanitaria e l’ospedale sono rimasti ancora l’unica risposta e lo sanno bene i cittadini. Difficile in queste condizioni, con pazienti ad alta complessità, senza posti letto e con personale insufficiente, dare respiro ai pronto soccorso, nuovamente in grave difficoltà. Evidentemente, non sono bastate la prima e la seconda ondata per organizzarci diversamente, e il timore è che non basterà neanche la terza a vedere la realtà dei fatti. Tutti speravamo che dopo la prima ondata della pandemia avremmo costruito un sistema sanitario migliore, ma così non è stato. Specializzati nel ricercare soluzioni solo quando il problema si presenta, anche se oggi certe condizioni sembrano diventate la normalità; capaci di farlo per più volte, salvo poi dimenticarlo presto».

L’amara constatazione di Coppolella è che «non siamo nuovamente stati in grado di mettere in sicurezza la piena di questo fiume, bisogna ammetterlo. E mentre si parla di vaccini e di zone colorate, le condizioni negli ospedali restano drammatiche. Il vaccino, vista l’incapacità di dare risposte adeguate, resta l’unica risposta possibile a quanto pare. Come si può pensare di prendersi cura dei pazienti in queste condizioni? Come si può pensare che il personale possa dare risposte adeguate? Personale che purtroppo, oggi più che mai, appare rassegnato ad operare in condizioni inaccettabili. Le colpe? Sempre di qualcun altro. Per i direttori di presidio la colpa è del direttore generale, che indica la Regione che a sua volta indica il governo, fatto sta che a pagarne le conseguenze sono operatori e cittadini. Non abbiamo dimenticato le promesse del ministro Speranza alla fine della prima ondata: “Assumeremo migliaia di infermieri e medici, aumenteremo i posti letto, incrementeremo l’assistenza domiciliare. Non risparmieremo più un euro”, hanno detto tanti esponenti politici, ma la realtà è ben diversa».

Dalle opposizioni in consiglio regionale piovono dure critiche verso la gestione della giunta Cirio. Il Pd ha chiesto ieri un’informativa all’assessore alla sanità Luigi Icardi: «Manca il personale, aumenta il rischio di mancate cure e di complicanze. Su questa situazione stanno effettuando controlli i Nas. Ma cosa sta facendo la giunta regionale per risolvere un problema sempre più allarmante? Perché non viene riattivato l’ospedale da campo al Valentino? - si chiedono a nome del Pd il capogruppo Raffaele Gallo, il coordinatore del gruppo Covid Daniele Valle e il vicepresidente della commissione sanità Domenico Rossi, a cui si unisce il consigliere Mauro Salizzoni - Inaugurato qualche mese fa per far fronte alla recrudescenza della pandemia, questo presidio è stato chiuso per carenza di ricoverati. Ma in un momento di difficoltà come quello che stanno attraversando le strutture ospedaliere sarebbe opportuno riaprirlo e utilizzarlo, anche per salvaguardare le altre attività non legate al Covid. Da settimane i medici denunciano il rischio di saturazione degli ospedali, ma non è stato fatto nulla. Vogliamo capire che cosa si intenda fare per risolvere la situazione. La scorsa settimana, infatti, i ricoveri in terapia intensiva sono saliti di 23 rispetto alla settimana precedente, i ricoveri ordinari di 321. Anche in questi primi giorni della settimana registriamo una crescita: da sabato +9 ricoverati in terapia intensiva e +88 ricoveri ordinari».

Fa eco la consigliera regionale del Movimento 4 Ottobre, Francesca Frediani: «Lettini per terra, ammassi di barelle in corsia e personale medico esasperato di fronte a reparti Covid vicini al collasso sembrano non rappresentare delle condizioni sufficienti per riaprire l’ospedale da campo del Valentino. Quanto riferito mercoledì dalla giunta Cirio in risposta ad una mia interrogazione sul tema è sconcertante. Ad oggi, con una percentuale di occupazione di posti letto di terapia intensiva doppia rispetto alla soglia critica stabilita per decreto (59 contro 30 per cento), la struttura rimane inutilizzata: cosa deve succedere ancora per dare un senso ad un investimento di circa 1,5 milioni di euro? Per i malati costretti a passare ore nei corridoi degli ospedali piemontesi, così come per quelli trasferiti in altre province, suona come una beffa. Gli ospedali da campo rimangono vuoti e poi vengono chiusi, come già successo alle Ogr, perché drenano solo ulteriore personale già allo stremo e pure impegnato nella campagna vaccinale. Icardi assicura che il padiglione del Valentino potrebbe essere “pronto” in 48 ore. Anziché utilizzarlo come hub vaccinale, si è preferito tenerlo in stand-by proprio per poterlo riattivare nel caso in cui gli ospedali fossero tornati sotto pressione. Una scelta che potrebbe anche essere condivisibile, se non fosse che gli ospedali sono sotto pressione da più di un mese. Dopo la prima ondata un governo regionale lungimirante si sarebbe organizzato per affrontare al meglio le successive ondate. Oggi pare tutto già visto: ospedali al collasso, curva contagi in rialzo, il personale sotto assedio e zero programmazione».

su Luna Nuova di venerdì 2 aprile 2021

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