CORONAVIRUS

Un hub vaccinale per la bassa valle? L’Unione montana ci lavora

I comuni offrono all’Asl i loro centri polivalenti e palestre. «Almeno uno baricentrico tra Avigliana e Susa», ma servono medici

09 Aprile 2021 - 00:12

Un hub vaccinale per la bassa valle? L’Unione montana ci lavora

di MARCO GIAVELLI

Uno o più hub vaccinali sul territorio della bassa valle di Susa, per dare un colpo di acceleratore alla lotta contro il Covid-19. Siamo ancora nel campo della pura ipotesi, ma è un’ipotesi alla quale l’Unione montana Valle Susa ha iniziato a lavorare concretamente. La sindaca di Sant’Antonino, Susanna Preacco, ne ha dato notizia durante le sue comunicazioni al consiglio comunale, riunitosi nella serata di mercoledì 7 aprile: la proposta è nata nei giorni scorsi in seno all’assemblea dei sindaci, dopo che la Regione Piemonte ha annunciato il via, a partire da ieri, delle pre-adesioni alla campagna di vaccinazione anche per la fascia d’età tra 60 e 69 anni.

Il presupposto che ha indotto i sindaci a ragionare su questa soluzione è dato dal fatto che la stragrande maggioranza dei comuni possiede, nei rispettivi territori, delle sedi adatte per ampiezza e comodità d’accesso allo svolgimento di una campagna vaccinale di massa: centri polivalenti, teatri, palestre, centri sociali, saloni polifunzionali. «Il problema, semmai, è che mancherebbe allo stato attuale il personale sanitario necessario all’organizzazione di un’iniziativa di questo tipo - ha sottolineato Susanna Preacco - devono infatti essere presenti sul posto almeno un medico, un infermiere e un’ambulanza con un medico a bordo». L’idea più ambiziosa sarebbe quella di provare a mettere in piedi tre grandi poli vaccinali in grado di dare copertura a tutte le aree territoriali della bassa valle: stando alle indiscrezioni, qualche sindaco starebbe già tentando una “fuga in avanti”, ma l’intenzione è comunque di procedere il più possibile in modo unitario.

Prima di arrivare alla definizione degli eventuali “hub”, ci sono però alcuni step preliminari da compiere: anzitutto ogni sindaco si è fatto carico di verificare se sul proprio territorio ci sono medici di base e farmacisti disponibili ad aderire alla campagna. In caso di risposta affermativa, si procederà con i passaggi successivi per individuare le eventuali sedi idonee dove raggruppare medici e infermieri di più comuni che avranno dato la disponibilità. «Giovedì prossimo avremo come rappresentanza dei sindaci un incontro con il direttore generale dell’Asl To3, Franca Dall’Occo per affrontare la questione e valutare se l’operazione possa essere fattibile - ha concluso la sindaca di Sant’Antonino, membro della rappresentanza dei sindaci Asl per il distretto sanitario Susa-Sangone - La sensazione è che, se oggi siamo in una situazione di carenza generalizzata di vaccini, a breve possano arrivare tutti insieme e quindi è bene farsi trovare pronti».

Se non si riusciranno a mettere in piedi tre poli vaccinali, l’idea sarebbe quella di prevederne almeno uno in un comune baricentrico tra Susa e Avigliana, dove finora sono stati somministrati i vaccini nella bassa valle. «L’Unione montana ha voglia di contribuire fattivamente a questo processo - evidenzia il presidente Pacifico Banchieri - se si dovesse riuscire a creare un solo centro vaccinale in più, il buonsenso dice che debba essere il più possibile baricentrico rispetto all’ospedale di Susa e al polo sanitario di Avigliana per venire incontro alle esigenze dei cittadini, se invece ci saranno più possibilità vedremo come organizzarci. È chiaro che più punti vaccinali ci sono, più persone vacciniamo, ed è questo il grande obiettivo per uscire dalla pandemia: dobbiamo però capire quante dosi di vaccino arriveranno, in che modo le potremo utilizzare e con quale disponibilità di personale sanitario, altrimenti non si va da nessuna parte. Non credo, in ogni caso, che prima di maggio o giugno si riesca a mettere in piedi l’operazione: noi siamo pronti a fare la nostra parte».

su Luna Nuova di venerdì 9 aprile 2021

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