REDAZIONE IN PIAZZA

Vaccinazioni: «Serve fare chiarezza contro l’allarmismo»

I timori da sfatare per completare il piano. I medici dicono che i benefici sono di gran lunga superiori ai rischi

16 Aprile 2021 - 01:09

Vaccinazioni: «Serve fare chiarezza contro l’allarmismo»

di EVA MONTI

Gli esami non finiscono mai, scriveva Eduardo De Filippo. E così è per tutto, nella vita. Figuriamoci per la medicina che continua a vigilare su se stessa. E che ha per caposaldo filosofico il “non nuocere” di classica memoria. Le notizie lanciate da giornali, tv e media in genere, non contribuiscono a far chiarezza: un giorno positive, l’altro no. Che fare? Si chiedeva Nicolaj Cernysevskij nel suo romanzo, e con lui Lenin nel suo saggio con stesso titolo. La gente è confusa, anche se dal mondo della medicina il messaggio è piuttosto chiaro: l’allarmismo è ingiustificato in quanto i benefici sono di gran lunga superiori ai rischi e occorre accelerare nella campagna di vaccinazioni. A ribadirlo è, tra gli altri, il professor Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani e tra i più ascoltati esperti del Cts.

Il dilemma è tra usare o meno i vaccini a vettore adenovirale, come Astrazeneca e Johnson&Johnson, e quelli a Rna messaggero, come quello di Pfizer e Moderna. Governi e regioni vanno in ordine sparso in attesa che la ricerca dimostri o meno un’incidenza dei rari casi di trombosi cerebrale. Intanto però il Covid 19 non lascia scampo e continua a mietere vite, anche se in modo ondivago. E finché sarà così non possiamo abbassare la guardia. Il fatto è che distanziamento e mascherine, pur necessari, non sono la soluzione, come la maggioranza delle persone ha capito. Già nella precedente inchiesta di “Redazione in piazza”, i negazionisti e i “no vax” erano risultati marginali.

I timori per i vaccini a vettore virale

Adesso però anche in chi è pro vaccinazione qualche timore è emerso in virtù delle notizie martellanti su vaccini a vettore virale quali Astra-Zeneca, J&J e, per analogia, probabilmente anche Sputnik in relazione a una imprevedibile cascata della coagulazione del sangue. «Il rischio di trombosi, in eccesso rispetto a quello della popolazione generale, è bassissimo e quello di morte addirittura di un caso su un milione - spiega Danilo Davini, ex medico ed ex direttore sanitario delle Molinette di Torino - È un numero che non dovrebbe razionalmente preoccupare: in tutta la Provincia di Torino 2 morti. Da Covid 19 ne abbiamo avuti già più di 5 mila».

Ci sono i primi studi in proposito, ma non ci sono certezze di diretta correlazione. Si sprecano gli esempi di cose più pericolose del vaccino: la pillola anticoncezionale (0,05 contro lo 0,0004 del vaccino), il fumo (qui si sale a 0,18) e lo stesso Covid (16,4 per cento). Persino l’auto e l’aereo. «Nelle persone prevale l’irrazionalità legata all’assenza del “controllo” - sottolinea Davini - Se salgo in auto penso di poter esercitare un controllo sul rischio, mentre il vaccino (che è molto meno pericoloso) è fuori dal mio dominio. Tutto lì». Bisognerebbe che le persone provassero a riflettere sui numeri del rischio, ma è difficile se prevale l’ansia.

Un altro dottore in pensione, Nanni Campanella, conferma la serenità con cui affrontare la vaccinazione. «Mi sono prenotato e farò quello che mi proporranno, dopo aver esposto la mia anamnesi - commenta - È come se fossimo in guerra, in trincea ad impedire al nemico di invadere la città. Qualche pallottola vagante ci può colpire, ma è raro. Chi rifiuta di vaccinarsi per paura di correre quel minimo rischio personale è come il disertore che rifiuta di stare in trincea». Secondo Rosalba Serini «Più che un disertore, è uno che non sa valutare i margini di rischio delle due situazioni. Io ho fatto Astrazeneca, non mi piace perché ha minore copertura e tempi lunghissimi, ma tra poche settimane mi sentirò più sicura di non finire in intensiva, e già non è poco alla nostra età».

La precedenza ai soggetti fragili

Più complessa la situazione della famiglia Olivetti che ha fatto l’iscrizione dal medico di base e attende, soprattutto per i figli Stefano e Silvia che sono soggetti “fragili”. «Il saluto del mattino è “ti hanno mandato il messaggio per l’appuntamento?”», afferma mamma Fulvia che fa parte della Consulta per la disabilità di Alpignano, aggiungendo che questa categoria è diventata un vero e proprio “calderone” in cui vengono inseriti tanti, non solo i disabili. Stefano, giovane Down che ha conseguito la patente e lavora, dal 10 marzo 2020 lo ha fatto per 4 settimane e 4 giorni. «Non potrà tornare a lavorare fino a che non sarà vaccinato e non vede l’ora; in questo ultimo periodo è piuttosto depresso. Ulteriori ritardi rischiano di rovinare il lavoro fatto fino a qui». Stessa situazione per Silvia per la quale era programmato un tirocinio in una scuola materna. «Il lockdown ha bloccato tutto e anche lei è ferma, delusa e amareggiata e non vede via di uscita se non con il vaccino». Lei all’inizio era dubbiosa, ma poi ha aderito. «In un primo tempo avevano detto che i caregivers (coloro che si prendono cura di soggetti fragili, ndr) sarebbero stati vaccinati con lo stesso vaccino dei ragazzi, ora si parla di Astrazeneca - continua - Dovessi scegliere preferirei Pfizer o Moderna». Finalmente ieri le è arrivata la convocazione per lei e il marito. Per i ragazzi ancora nulla. Il vaccino “dovrebbe” essere il Pfizer.

Maria Teresa Bisagno lo ha appena fatto e sta benissimo. «Essendo un soggetto fragile, mi hanno fatto il Pfizer, ma avrei fatto anche Astrazeneca e avevo anche firmato il consenso perché non avevo nessun timore - ribadisce - credo che prendersi il Covid sia molto più pericoloso. Ho una fiducia illimitata per la scienza». Al contrario Rinaldo Bellato, 50 anni, ammette di aver paura sia del Covid sia dei vaccini. «Fortunatamente non sono definito soggetto a rischio data l’età e la buona salute - afferma - però vedo tanta confusione a livello sanitario, e il mio stato d’animo ne risente. Meglio aspettare».

Più tranquilla Barbara Carello che si è iscritta al portale regionale e spera di farlo al più presto. «Mi sono consultata con la mia cardiologa perché due anni fa ho fatto un ablazione al cuore - precisa - mi ha detto che non è più rischioso di prendere un aereo. Se non ci vacciniamo non usciamo da questa pandemia. Mia mamma lo ha già fatto e non ha avuto alcun problema». Giulia Pagella, 57 anni, è dello stesso parere. «Ho già affrontato due tirocini, uno in Rsa e l’altro in Comunità disabili e a breve ne avrò uno in ospedale, per il mio corso di qualifica come Oss, operatore socio sanitario - spiega - sono in lista d’attesa e lo farei con qualunque vaccino “avanzi” perché come operatore e tirocinante mi è richiesto un forte contatto fisico ed empatico con gli assistiti. Vorrei tutelare me stessa e i pazienti».

Disposto a fare qualsiasi vaccino anche Domenico Caruso, pizzaiolo, che dice «Sei morti su 8 milioni di vaccinati è un rischio davvero minimo, più facile avere la trombosi viaggiando per ore in macchina o su un aereo». Punto di vista condiviso da Rebecca Maglione, barista, che non vede l’ora di mettersi in sicurezza per il lavoro che fa, ma anche per tornare a viaggiare senza paura. Fabiola Polimeni, erborista, pur convenendo sull’opportunità di vaccinarsi, non nasconde un larvato timore vista la situazione ancora in divenire. «Non mi preoccupa il genere di vaccino, ma la copertura limitata - sottolinea - perché pare certo che si dovrà fare il richiamo ogni anno». Preoccupata per l’Astrazeneca invece Valeria Privitera, parrucchiera, che ha deciso di attendere. «Sono giovane e ci vorrà un po’ prima che inizino con la mia categoria».

Attendere con ansia la protezione

Nessun tipo di diffidenza invece per Catia Boccafogli, 59 anni, che sbotta «Richiesta inviata, presa in carico ora aspetto il mio turno, con qualsiasi vaccino sia». Stesso parere Iacopo Renna, parrucchiere, convinto assertore che sia il giusto mezzo per mettere in sicurezza tutti. Lorenza Avanzo, titubante per la tipologia che le somministreranno, non si tira indietro. Ci sono ovviamente casi specifici in cui la cautela è d’obbligo. Ce lo ricordano Bruna Bertolo e Franca Zoavo, la cui patologia richiede un vaccino a base di Rna. «Mi sono prenotata e attendo con trepidazione - spiega Bertolo, scrittrice - ho avuto in passato problemi seri per piastrinopenia, esattamente il morbo di Werlhof e quindi non ritengo opportuno fare Astrazeneca. Meglio certamente Pfizer o Moderna». Stessa situazione per Zoavo che ha un “fattore V” relativo alla coagulazione del sangue troppo alto e non vorrebbe che le somministrassero il vaccino adenovirus.

su Luna Nuova di venerdì 16 aprile 2021

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