EMERGENZA SANITARIA

Giaveno, morto Giorgio Cugno: addio a poesie e segugi

La storia dell’ex capo dell’anagrafe portato via dal Covid

03 Maggio 2021 - 23:36

Giorgio Cugno con il figlio Massimiliano

Giorgio Cugno con il figlio Massimiliano

di DANIELE FENOGLIO

Avrebbe compiuto 70 anni il 12 giugno prossimo Giorgio Cugno, per molti anni responsabile dell’Ufficio anagrafe del Comune di Giaveno, volto molto in noto in paese. È mancato sabato scorso all’ospedale Molinette di Torino a causa delle complicanze causate dal Sars Cov-2.

La sua è una storia professionale e umana degna di nota: aveva iniziato a lavorare in Comune come operaio, occupandosi dello spazzamento delle strade. Incarico che non gli bastava. «Si è fatto da solo», ricorda il figlio Massimiliano. «Aveva una laurea in materie letterarie ad indirizzo storico, presa come studente lavoratore, con il punteggio di 110 e lode, ottenuta con una tesi sulla Resistenza in valle Sangone di cui andava orgoglioso - aggiunge il figlio - Andava fiero dei suoi studi, anche perché svolti con difficoltà, io ero già nato quando ha ripreso la scuola. Ed anche la tesi era stato un lavoro non indifferente».

Una determinazione nel portare a termine la sua formazione, dovuta ad un episodio specifico della vita di Giorgio Cugno: «Mi ricordo che aveva 40 anni quando si è laureato. Aveva ripreso a studiare per una cosa accaduta quando io ero ancora piccolo piccolo: noi abitiamo in una zona accanto al parco naturale dei laghi di Avigliana, una vicinanza che aveva portato mio papà a desiderare sin da piccolo di fare il guardaparco - spiega Massimiliano Cugno - Così appena possibile, aveva fato il concorso per quel posto. Solo che lui aveva la terza media, ed avendolo vinto a pari merito con un signore con il diploma di perito elettrotecnico, si era visto scavalcare per i “titoli”. Questa cosa gli ha dato talmente fastidio, che ha deciso di rimettersi a studiare».

Così il futuro responsabile dell’anagrafe ha prima fatto due anni in uno alle magistrali da privatista. Poi si è iscritto all’università e si è laureato nei tempi previsti, nell’anno accademico 1990-91. In seguito con i concorsi interni è passato agli uffici, fino ai vertici della macchina comunale.

Cugno era anche presidente regionale della Italcaccia. «Amava l’“ars venandi” in tutte le sue sfaccettature, la cattura della preda alla fine era l’aspetto minore: gli piaceva andare nei boschi con i cani, era un segugista, amava vedere i suoi cani “al lavoro” nella ricerca, gli piaceva vivere la montagna - ricorda ancora il figlio Massimiliano - E poi in associazione si impegnava in tutto quello che riguarda il cacciatore: organizzava e gestiva le attività, come il porto d’armi e la denuncia delle armi».

Ma soprattutto amava Lara, Laica e Mia, i tre segugi italiani con cui si avventurava nei boschi. «Solo poco tempo prima che papà si ammalasse, Lara aveva avuto una parassitosi polmonare e lui la curava e accudiva in tutto: le dava le medicine, controllava che mangiasse, la coccolava e la sorvegliava - aggiunge il figlio - Le voleva bene e lei ne voleva a lui: quando usciva, lei si piazzava sulla scala del cortile in attesa di vederlo tornare. Adesso è ancora lì, che lo aspetta».

Altra grande passione di Giorgio Cugno era la scrittura: «Era un poeta dialettale di discreto livello, aveva vinto un premio prestigioso come il concorso nazionale “Massimiliano Kolbe” nel 1984, per le sue poesie sul tema della vita».

È la moglie Bruna Battagliotti, sposata il 4 giugno 1972, a ricordarne il carattere: «Era sempre molto solare, sempre gioviale, a volte lo rimproveravo perché sembrava prendere tutto troppo alla leggera - dice - Invece le cose importanti le prendeva sempre molto sul serio. Come quando ha deciso di riprendere gli studi. Con tanti sacrifici ha attenuto quello che si era prefissato. Anche gli amici lo ricordano sempre allegro e disponibile».

Molti gli attestati di stima tributati a Giorgio Cugno sui social. «Uomo delle istituzioni e fedele servitore dello Stato, ha diretto l’anagrafe di Giaveno per molti anni, rappresentando ancor oggi un punto di riferimento per la gestione della pubblica amministrazione - ricorda ad esempio il medico e consigliere regionale Alfredo Monaco - Fiero dei suoi studi, ed in particolare della sua tesi di laurea sulla Resistenza in val Sangone, ha conosciuto il lavoro in tutte le sue forme fin da giovane. Legato alla valle, è rimasto sempre innamorato del suo paese d’origine, Villarfocchiardo. Mai sopra le righe, ma sempre pronto ad aiutare gli altri, soprattutto i più disagiati, era prodigo di consigli saggi e prudenti. A me oggi viene a mancare un fratello che mi ha sempre sostenuto, incoraggiato, consigliato».

Su Luna Nuova di martedì 4 maggio 2021

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