COVID-19

Terza dose: il Piemonte è pronto a partire

Ad immunodepressi, over80 e ospiti delle Rsa dal 20 settembre. I dati Dirmei: il 70% pazienti in terapia intensiva non è vaccinato

13 Settembre 2021 - 23:55

Terza dose: il Piemonte è pronto a partire

di MARCO GIAVELLI

Anche il Piemonte si prepara ad avviare la somministrazione della terza dose del vaccino anti-Covid ai soggetti fragili, dopo il via libera dell’Aifa arrivato la scorsa settimana. Le categorie coinvolte sono anzitutto le persone immunodepresse (tra cui i trapiantati), alle quali Aifa suggerisce di somministrare un’ulteriore dose dopo almeno 28 giorni dall’ultima. Quindi gli over80 e gli ospiti delle Rsa, la cui dose aggiuntiva potrà essere offerta dopo almeno sei mesi dalla seconda. A essere utilizzati saranno solo i vaccini a mRna di Pfizer e Moderna. Per dare attuazione alle indicazioni dell’Aifa, si attende ora la circolare esplicativa che il ministro della salute Roberto Speranza ha annunciato verrà emanata a breve: si partirà comunque da lunedì 20 settembre.

Il governatore del Piemonte e l’assessore regionale alla sanità spiegano che nelle scorse settimane l’Unità di crisi aveva già effettuato una ricognizione sulle platee che sarebbero probabilmente state individuate come destinatarie della terza dose. Anche dal punto di vista organizzativo e delle dosi di siero disponibili, la Regione è dunque pronta ad avviare questa nuova fase della campagna vaccinale, secondo quanto verrà previsto a livello ministeriale e della struttura commissariale. Tra coloro che hanno completato il ciclo vaccinale troviamo circa 60mila immunodepressi, 316mila 339 over80 e 34mila 679 ospiti delle Rsa. Sempre di giovedì scorso è la circolare del ministero della salute che fornisce le indicazioni per quanto concerne le persone che abbiano contratto il Covid dopo la prima dose di vaccino. In caso di infezione contratta entro il 14° giorno dall’inoculazione, per completare il ciclo vaccinale occorre ricevere una seconda dose entro sei mesi dal primo test molecolare positivo. In caso invece di malattia sviluppatasi dopo il 14° giorno, il ciclo vaccinale si ritiene completato, anche se una seconda dose non è sconsigliata.

Intanto in Piemonte il quadro epidemiologico rimane lontano dai parametri che prevedono il passaggio in “zona gialla”, come emerge dal report settimanale del ministero che ha confermato la “zona bianca” anche per questa settimana. Dal 30 agosto al 5 settembre, nella nostra regione, il numero dei nuovi casi segnalati è risultato in lieve calo rispetto alla settimana precedente. La percentuale di positività dei tamponi resta al 2 per cento, mentre l’Rt puntuale calcolato sulla data di inizio sintomi passa da 0.98 a 0.99. Il tasso di occupazione dei letti in terapia intensiva passa invece dal 2 al 4 per cento (la soglia per il cambio di fascia è al 10 per cento), mentre quello dei posti letto ordinari resta al 3 per cento (soglia massima 15 per cento). In lieve aumento i focolai attivi, in calo il numero di persone non collegate a catene di trasmissione note.

A oggi sono 651 i posti letto di terapia intensiva presenti in Piemonte, mentre oltre un centinaio verrà attivato al più tardi entro un anno: lo ha dichiarato il coordinatore dell’area sanitaria dell’Unità di Crisi, Emilpaolo Manno, nella seduta della commissione regionale sanità di ieri dedicata a un approfondimento sull’argomento. «Alle 327 terapie intensive “storiche” - ha spiegato Manno - si sono in questi mesi aggiunti 164 posti letto quiescenti che non derivano da riconversioni, ma dalla quota letti prevista nel Piano Arcuri, che ne prevede complessivamente 299, e da letti allestiti e non occupati nei vari ospedali, nonché da 160 posti letto funzionali predisposti e finanziati con fondi regionali. Un numero che dovrebbe permettere di affrontare con relativa tranquillità la quarta ondata di pandemia, dal momento che al 31 marzo 2020, nella prima ondata, i posti occupati erano stati 459, al 22 novembre 2020, durante la seconda, 414, e al 22 marzo 2021, nella terza, 364. Dei pazienti Covid attualmente ricoverati in degenza ordinaria, il 67 per cento non è vaccinato o ha ricevuto una sola dose, mentre il 33 per cento ha ricevuto la vaccinazione completa; di quelli in terapia intensiva, invece, il 70 per cento non è vaccinato o ha una sola dose e il 30 per cento lo è, ma sono pazienti con patologie pregresse».

L’indagine degli epidemiologi ha poi evidenziato come al momento in Piemonte l’incidenza media sia di 35 casi ogni 100mila abitanti, un valore rimasto stabile e contenuto, da inizio agosto ad oggi, grazie agli effetti positivi della vaccinazione che ha ormai dato copertura completa al 94 per cento di coloro che hanno aderito sopra i 50 anni. Una più manifesta circolazione del virus, seppur in forma non grave, è presente invece tra i giovani, per i quali la campagna vaccinale è ancora in pieno svolgimento. Al momento tra coloro che hanno aderito nella fascia 12-19 anni, il 94 per cento ha già ricevuto la prima dose, mentre ha già completato il ciclo vaccinale quasi il 70 per cento dei 16-19 enni e il 37 dei 12-15 enni. Gli effetti positivi della vaccinazione sulla capacità del virus di propagarsi emerge in modo evidente dall’attuale incidenza nelle diverse fasce d’età. La più bassa, con 16.5 casi ogni 100mila, si riscontra nei 70enni, dove ha il ciclo completo del vaccino il 96 per cento degli aderenti (l’85 di tutta la popolazione piemontese con questa età). Ampiamente sotto la media generale piemontese anche l’incidenza dei 60enni a quota 18.9, degli over80 a quota 21.7 e della fascia 44-59 anni a quota 29.8. La presenza di casi aumenta invece nelle fasce più giovani: tra i 25-44 anni l’incidenza è 47.6, tra i 19-24 anni è 37.9, tra i 14-18 anni è 47.7, tra gli 11-13 anni è 62.6, da 6 a 10 anni è 59.5, da 3 a 5 anni è 65.8, mentre sotto i 2 anni l’incidenza è 42.9.

Al presidente della commissione (Lega) e al M5S, Manno ha spiegato che «la disponibilità di terapie intensive consentirà, anche dopo la pandemia, di fare un’analisi dei bisogni regionali e potrà consentire, sugli esempi israeliano e svedese, di mantenere posti perfettamente funzionali da attivare celermente in caso di bisogno». Ai componenti del gruppo Pd, ha risposto che «si auspica, con la quarta ondata, di non creare nuovi Covid Hospital ma s’intende tutelare le attività ad alta specializzazione di ogni Azienda per non bloccare ulteriormente le liste d’attesa». A questo proposito, il capogruppo Luv evidenzia in una nota che «su questo misureremo la bontà del lavoro della giunta piemontese, perché la nostra Regione non può più permettersi di bloccare l’accesso alle prestazioni sanitarie di base a molte comunità sia nei centri più grandi, sia in quelli più periferici. Il punto principale non è tanto sapere quanti siano i posti in terapia intensiva in Piemonte, anche se di per sé è un dato molto importante, ma se questi posti letto siano effettivamente inseriti all’interno di un piano che finalmente permetta a questa giunta di non ripetere i molti errori di disorganizzazione commessi nelle tre ondate pandemiche di 2020 e ‘21».

Quanto alle vaccinazioni «sappiamo che funzionano, ce lo ha confermato anche Manno citando i dati odierni di occupazione degli ospedali da parte dei malati di Covid e questo dato, sommato al numero maggiore di terapie intensive disponibili, impone alla Regione una migliore gestione dell’emergenza che consenta non solo di garantire a tutti i piemontesi le cure ordinarie anche in emergenza, ma di utilizzare questi mesi per accorciare drasticamente le liste d’attesa. A questo proposito i dati internazionali ci dicono che i prossimi focolai saranno in maggioranza fra i non vaccinati e fra questi moltissimi saranno i minori. Oggi, con l’inizio delle scuole, è pertanto prioritario passare attraverso l’ascolto dei dirigenti scolastici, dei pediatri e delle famiglie affinché queste non si trovino impreparate nell’affrontare una nuova ondata. I più piccoli sono gli unici ancora non vaccinati e il piano regionale non può non tenerlo in considerazione: occorre garantire che ospedali come il Regina Margherita non siano messi in difficoltà da un numero crescente di casi tra i più piccoli, garantendo percorsi differenziati per le cure ordinarie e per quelle da Covid».

su Luna Nuova di martedì 14 settembre 2021

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