PROTESTA

S.Ambrogio: "Rete No green pass Valsusa", atto primo

Il gruppo si presenta con una due giorni di dibattiti: sabato il via, domenica l’incontro con Mattei e Pettiti

11 Novembre 2021 - 23:13

S.Ambrogio: "Rete No green pass Valsusa", atto primo

Largo Baden Powell, che ospiterà l'iniziativa tra sabato e domenica

di STEFANO TONIOLO

«È da quasi due anni che assistiamo allo stravolgimento della società che viviamo tramite i provvedimenti e i racconti legati alla pandemia». Sono queste le prime parole riportate sul volantino con cui si presenta la neonata “Rete No green pass Valsusa”, che durante il weekend farà il suo esordio in pubblico. Sarà una due giorni di incontri e dibattiti che si svolgerà in largo Baden Powell a Sant’Ambrogio, lungo la statale 25.

Tutto comincia nella mattina di domani, sabato 13 novembre, per terminare nel pomeriggio di domenica 14 con un incontro a cui saranno presenti Ugo Mattei, giurista e candidato sindaco di Futura Torino alle ultime elezioni amministrative, e Ileana Pettiti, medica chirurga, ma anche omeopata. Il gruppo, almeno per il momento, ha deciso di non dotarsi di portavoce o addetti stampa, non essendosi dato per ora alcuna struttura interna: in questa fase iniziale i promotori hanno preferito non divulgare nomi e cognomi di persone accostabili alla Rete, fermo restando che la partecipazione alle attività del gruppo è aperta a tutti, vaccinati e non vaccinati.

Per l’iniziativa del week-end, la “Rete No green pass Valsusa” ha richiesto l’autorizzazione, concessa dal Comune di Sant’Ambrogio, per l’occupazione del suolo pubblico comunale. È prevista una presenza sul posto per 24 ore, compreso il sabato notte. «La decisione governativa che più sta impattando sulle vite dei cittadini italiani è l’adozione del cosiddetto “green pass”. Un’imposizione che, per come è stata presentata e disposta, viene difficile pensare che abbia un fine legato alla salute e al benessere della popolazione - spiega la “Rete No green pass Valsusa” nel volantino che ne illustra gli obiettivi - All’atto pratico si presenta come una sorta di obbligo surrettizio a vaccinarsi (dunque una forma di ricatto), una discriminazione per chi la rifiuta, un disagio profondo (pratico, psicologico ed economico) per chi si deve dotare di questo lasciapassare per poter lavorare».

Il movimento mette sul piatto temi molto diversi tra loro, dalla questione dell’obbligo vaccinale ai dubbi sui vaccini e al problema della progressiva centralizzazione delle strutture sanitarie. Tra le questioni di maggior rilevanza che la “Rete No green pass Valsusa” vuole affrontare c’è sicuramente quella, complessa e tutt’altro che scontata, dell’obbligo vaccinale: «La categoria degli operatori sanitari è già sottoposta da mesi all’obbligo di vaccinazione per poter esercitare la propria mansione e si stanno susseguendo le sospensioni dal lavoro di personale anche molto qualificato e professionale - recita il volantino dell’iniziativa - Nel dibattito politico e mediatico si fa strada l’estensione dell’obbligo vaccinale anche per altre categorie lavorative e si vorrebbe estendere la somministrazione di questo farmaco anche per i bambini anche molto piccoli di età».

Quindi prosegue: «Senza entrare nel merito del tema della vaccinazione, pensiamo sia legittimo per lo meno avere dei dubbi, e dunque rifiutare una pratica medica prodotta da multinazionali il cui unico scopo è fare profitti per contrastare un virus verso il quale si stanno via via trovando rimedi, più o meno naturali, sempre più efficaci. Di certo siamo davanti ad una gigantesca forma di controllo e manipolazione dei nostri corpi e delle nostre menti che avanza senza la possibilità di critica e dibattito, a reti unificate, in modo violento e assoluto. Di fronte a questo rivendichiamo la necessità di informarsi, discutere e disubbidire se è il caso. Per mantenere aperti spazi di libertà di fronte ad uno scenario dove le libertà vengono sempre più ristrette in nome di una presunta risoluzione degli effetti della pandemia. Ci permettiamo di dissentire dalle decisioni politiche di apparati governativi che, negli scorsi decenni, hanno fatto di tutto per smantellare e centralizzare le strutture sanitarie pubbliche, che, in questi ultimi due anni, hanno detto di tutto e il suo contrario creando confusione e paura, che nulla hanno detto o fatto, da sempre, per andare nella direzione della salute vera e del benessere delle persone».

Al momento l’obiettivo della “Rete No green pass Valsusa”, composta da persone vaccinante e non, è quello di «discutere ed organizzarsi per fare fronte ai disagi e alle discriminazioni che si porta dietro un simile provvedimento». E ancora: «Pur con mille ostacoli, legati al clima di discriminazione che stiamo vivendo e alle difficoltà di trovare spazi per ritrovarsi e confrontarsi tra persone diverse e che non si conoscono, stiamo provando a strutturare un percorso insieme per affrontare questo momento difficile - hanno fatto sapere - Ci piacerebbe dunque aprire spiragli per nuove forme di relazione in questa comunità umana sempre più disgregata e malata».

su Luna Nuova di venerdì 12 novembre 2021

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