PROTESTA

S.Ambrogio-Avigliana: in 300 per il debutto della "Rete No green pass Valsusa"

Mattei e la Pettiti al dibattito, ma giornalisti presi di mira. Le autorizzazioni mancate dai comuni: l’irritazione dei sindaci

15 Novembre 2021 - 23:18

S.Ambrogio-Avigliana: in 300 per il debutto della "Rete No green pass Valsusa"

di STEFANO TONIOLO

Due giorni, circa 300 persone e un percorso in buona parte ancora da scrivere. La “Rete No green pass Valsusa” si è presentata questo weekend tra Sant’Ambrogio e Avigliana in un week-end di dibattiti, presentazioni e condivisione di esperienze, idee e opinioni. La due giorni è nata sotto il segno del cambio di location. Anziché in largo Baden Powell a Sant’Ambrogio, alla fine sabato la manifestazione si è tenuta vicino alla stazione ferroviaria. Poi il maltempo ha fatto il resto e gli eventi di domenica sono stati trasferiti al parco Alveare verde di Avigliana. Sabato è stata l’occasione non solo per presentarsi, ma anche per iniziare a spiegare le ragioni della protesta contro quello che viene definito il “lasciapassare” (il green pass). I dibattiti e gli incontri invece hanno animato la giornata di domenica.

Ad accogliere le persone ad Avigliana c’era un piccolo banchetto: il manifesto, qualche volantino e un contenitore con delle “pillole” sui diritti, di fianco una bacheca con la mappa della val di Susa e tanti post-it di cittadini contrari al green pass. C’è l’oss sospeso dal servizio, chi offre attività di babysitteraggio o chi possiede un piccolo negozio. Così la bacheca diventa un modo per mettere in rete attivisti e simpatizzanti No green pass. Al mattino si è parlato di scuola, mentre al pomeriggio si è tenuto l’evento forse più importante del weekend. I presenti non hanno fatto in tempo a radunare le panchine per l’incontro con il giurista Ugo Mattei e la medica Ileana Petitti che la pioggia ha iniziato a battere incessante sulla tettoia.

Proprio il giorno prima Mattei, stando a quanto riportato dal quotidiano Il Manifesto, aveva fatto un appello al movimento No Tav durante il corteo No green pass a Torino, invitandolo a prendere parte alla lotta contro il green pass: «Il movimento No Tav sbaglia a non unirsi a noi perché la lotta è la stessa». Il concetto lo ha ribadito anche domenica, anche se non ha rivolto un vero e proprio appello: «Proprio perché siamo in valle di Susa ci tengo a farvi vedere come questo tipo di economia politica sia lo stesso che sta dietro alle grandi opere inutili e dannose - ha affermato - I processi economici sottostanti a questo momento di trasformazione della salute in capitale sono gli stessi processi sociali di trasformazione di un bene comune come il territorio in capitale». Questa parte d’intervento è stata applaudita, ma non da tutti. Del resto anche la reazione da parte del mondo No Tav al momento sembra piuttosto fredda. Non solo non c’è stata alcuna presa di posizione contro il green pass da parte del movimento (e a sostegno di questa battaglia), ma durante questi due giorni di attivisti di spicco o portavoce non se n’è visto quasi nessuno. Segno del fatto che la protesta No green pass in val di Susa fatica ancora moltissimo a permeare nella protesta contro il Tav.

Dietro ai relatori svetta uno striscione rosso, che nella forma ricorda le assemblee sindacali dei tempi che furono: «Nessun lasciapassare per poter lavorare». Prima ancora che inizi il dibattito, la voce di un’ organizzatrice di fronte al pubblico sancisce che non si potranno fare riprese o, meglio, che l’unico giornalista presente non potrà filmare. Subito si scaldano gli animi della platea di circa 300 persone e il pubblico inizia a intervenire: «Bisogna prima chiederci il permesso», dice qualcuno. «Vogliamo sapere chi è che sta filmando», fa eco qualcun altro. A nulla vale presentarsi e rimarcare il fatto che ci si trovi in un evento pubblico all’interno di uno spazio pubblico. È chiaro che i giornalisti lì non sono graditi.

A quel punto ne segue una discussione con alcune persone, presumibilmente alcuni degli organizzatori, che fanno allontanare momentaneamente lo scrivente. «L’assemblea è nostra e queste sono le nostre regole», viene detto. Viene fatto presente che l’assemblea non vuole essere ripresa e a nulla valgono, ancora una volta, le proposte di mediazione, che avrebbero visto chi scrive ora l’articolo riprendere solo i relatori. Non si fidano dei giornalisti. Non conoscendolo di persona, affermano, la sua parola per loro non vale nulla. I filmati? Si possono prendere sulla pagina facebook. Così, con buona pace del diritto di cronaca, viene impedito di svolgere a pieno il lavoro di cronista, che ha il diritto di raccontare la realtà non solo attraverso i testi che scrive, ma anche con le foto che scatta e con le riprese che gira.

Poco dopo l’inizio dell’incontro, appaiono i problemi tecnici: l’audio della cassa usata per amplificare salta e Ileana Petitti parla un po’ al microfono e in parte dietro a un megafono. La medica chirurga raccoglie le domande del pubblico e cerca di rispondere sul piano scientifico. Dal pubblico qualcuno inizia a scaldarsi quando ci si addentra nella questione della vaccinazione dei bambini, con Petitti che nel complesso cerca di mantenere la barra dritta, soprattutto sulla questione della sperimentazione dei vaccini: «Le sperimentazioni dei farmaci sono sempre state così, prima in laboratorio, poi sugli animali da laboratorio, poi su volontari sani e su volontari malati. È sempre stato così - dice - Non ci sono problemi se dei genitori ritengono che sia giusto utilizzarlo su dei bambini».

Poi prende la parola Ugo Mattei e la musica cambia. Il giurista parla di anticapitalismo e politica vaccinale, ma a tratti cade nella pseudoscienza (il vaccino viene erroneamente definito siero genico sperimentale). Poi anche una riflessione sugli aspetti giuridici in tempo di pandemia: «A me sembra che con questa fase di emergenza declamata non a caso dall’Organizzazione mondiale della sanità, un’istituzione globale e non locale, si sia messo in scacco interamente, proprio perché siamo in una fase di emergenza, lo stesso ruolo del diritto, cioè si è sospeso il diritto - ha affermato - Quando è iniziato il primo lockdown i pochi, compreso il sottoscritto, che hanno preso posizione contro il Dpcm sono stati considerati alla stregua degli oppositori di Mao durante la rivoluzione culturale, ovvero illegalisti».

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Dopo la due giorni di dibattiti e incontri promossa dalla “Rete No green pass Valsusa”, filtra un certo nervosismo da parte dei comuni coinvolti, a partire da Sant’Ambrogio. Infatti tutta la manifestazione si è tenuta nel segno del cambio di location. Inizialmente era previsto che tutti gli eventi si svolgessero in largo Baden Powell a Sant’Ambrogio, salvo un cambio all’ultimo nel piazzale di fronte alla stazione. Al centro ci sarebbe la mancata autorizzazione da parte dei comuni di Sant’Ambrogio e Avigliana della manifestazione.

«Non c’era niente di autorizzato. Ci era giunta la richiesta per l’autorizzazione di un gazebo informativo in largo Baden Powell - spiega la sindaca di Sant’Ambrogio Antonella Falchero - Poi abbiamo visto i volantini e abbiamo capito che si trattava di manifestazione, ma la richiesta non era congrua con quello che avrebbero fatto». A ciò ha fatto seguito un colloquio tra il Comune e gli organizzatori, che hanno ritirato la richiesta di occupazione del suolo pubblico, ma senza averne un’altra per la nuova location.

In quel di Avigliana non sembra essere andato meglio. Nel pomeriggio di sabato è arrivato l’annuncio che, visto il preannunciato maltempo, si sarebbero tenuti sotto la tettoia del parco Alveare verde di Avigliana. «Non è stata autorizzata ed i nostri vigili urbani hanno constatato che non era prevista alcun tipo di manifestazione - conferma il sindaco di Avigliana Andrea Archinà - Quindi sono stati contattati i carabinieri della stazione di Avigliana, che sono andati a fare un sopralluogo e hanno constatato che la situazione non destava problemi per l’ordine pubblico».

Da parte loro gli organizzatori della manifestazione non hanno smentito le versioni fornite dai comuni: «Abbiamo fatto una richiesta regolare per occupare un gazebo nell’area comunale a Sant’Ambrogio. Dopo un po’ di giorni ci è stata concessa, ma dopo la diffusione della locandina la persona che aveva fatto la richiesta è stata messa alle strette rispetto al fatto che la richiesta presentata non fosse adeguata, con l’aggiunta di prescrizioni che non c’erano - spiegano - Quindi abbiamo rinunciato all’autorizzazione, ma abbiamo deciso di tenere comunque la manifestazione, visto che era innocua e vista la difficoltà di reperire spazi comunali, vincolati al green pass».

Per il cambio ad Avigliana invece, proseguono i promotori, «non c’erano i tempi tecnici». Da parte della “Rete No green pass Valsusa”, tuttavia, non c’è alcun passo indietro: «Immaginiamo che un sindaco debba rispondere a cose che succedono sul territorio e che debba mantenere un certo profilo. Non ci stupiamo, ma inviteremmo a pesare le questioni. In questi giorni sembra che abbiamo fatto chissà cosa in chissà quale forma illegale. Le persone invece si sono trovate in modo simpatico: noi abbiamo voluto creare un clima di incontro e di discussione».

Ci saranno ripercussioni per i No green pass? È possibile, ma per il momento almeno Archinà aspetta la relazione dei carabinieri: «A caldo non posso dirlo con certezza. Quando uno non ha delle autorizzazioni, incorre in alcuni tipi di profili - afferma ancora il primo cittadino di Avigliana - Mi sono confrontato anche con i carabinieri. Quando arriveranno gli atti dai carabinieri, si valuteranno gli eventuali profili. Il diritto di manifestare viene riconosciuto e anche l’amministrazione l’avrebbe riconosciuto. Non è una questione di merito, ma di metodo».

su Luna Nuova di martedì 16 novembre 2021

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