COVID-19

È quarta ondata: «Iniziamo a bagnarci i piedi, ma per ora teniamo»

Grio: «Un anno fa era l’inferno, ora con i vaccini è tutto diverso». Ricoveri in aumento a Rivoli, ma con la terapia intensiva vuota

19 Novembre 2021 - 00:07

È quarta ondata: «Iniziamo a bagnarci i piedi»

di MARCO GIAVELLI

Un anno fa il Piemonte era in “zona rossa” da due settimane e viaggiava verso il picco della seconda ondata, raggiunto intorno al 22 novembre: i pronto soccorso erano pieni, gli ospedali al collasso, i nuovi casi sull’ordine dei 2mila 500-3mila al giorno, i decessi uno stillicidio quotidiano di 60-80 persone positive al Covid-19. Solo in valle di Susa, val Sangone e cintura sud-ovest, confrontando i dati Istat del 2020 con la media del quinquennio precedente, si erano verificate durante le due ondate primaverile e autunnale oltre mille morti in più del “normale”. Oggi il Piemonte, con la quarta ondata che bussa alle porte, sta decisamente meglio ed è anzi tra le regioni italiane con i numeri meno preoccupanti.

Anche in valli e cintura, dove si può parlare a ragion venduta di una situazione ampiamente sotto controllo che tuttavia non giustifica alcun rilassamento: ormai da un paio di settimane, infatti, il numero di nuovi casi supera quotidianamente quello dei guariti, ma il rialzo dei contagi è per ora del tutto contenuto. Il confronto tra gli attualmente positivi di un anno fa (5868) e di oggi (616), riportato nella tabella a fianco, è impietoso, con la sola Collegno (119) oltre la soglia psicologica dei cento casi: la curva è di nuovo in crescita, dunque, ma molto lentamente. Acclarato che dopo sei mesi la protezione del vaccino dall’infezione inizia a diminuire, ma rimane molto efficace contro ricoveri e decessi, in Piemonte la pressione sugli ospedali risulta decisamente al di sotto delle soglie di occupazione per il passaggio in “zona gialla” (10 per cento terapie intensive, 15 per cento reparti ordinari). Va detto che un anno fa i parametri per il cambio di colore erano diversi, tutti incentrati sui contagi, ma un anno fa non c’erano i vaccini e non c’era il green pass (che consente tra l’altro uno screening costante per i non vaccinati): la svolta è tutta qui.

Il dottor Michele Grio, direttore della Struttura complessa di anestesia e rianimazione degli ospedali di Rivoli e Susa, volto mediatico dei giorni più duri della pandemia, la riassume così: «La quarta ondata per ora appare gestibile, anche se iniziamo a bagnarci i piedi». La mente corre inevitabilmente al calvario delle tre precedenti ondate, che hanno sempre visto il Piemonte nell’occhio del ciclone: «Sono state tutte molto diverse fra loro. La prima è stata quella della sorpresa, in cui dovevamo correre per capire come combattere il nemico. La seconda è stata drammatica, ma la più brutta in assoluto, per numero di decessi legati già alla diffusione della variante Alfa, è stata la terza di marzo-aprile 2021, finita solo a giugno quando abbiamo chiuso i reparti Covid. È stata infatti caratterizzata da una elevatissima mortalità: rispetto alle ondate precedenti avevamo enormi difficoltà a tirare fuori i pazienti, più giovani e spesso affetti da patologie quali obesità, diabete e ipertensione. Come previsto la quarta ondata sta iniziando a manifestarsi anche qui, ma per ora è notevolmente attenuata grazie ai risultati della campagna vaccinale, che ha livellato la curva verso il basso. È bene ricordare che a oggi una vera cura ancora non esiste: ci sono ipotesi interessanti, non ancora validate, che però lavorano soprattutto sulla fase iniziale della malattia che è quella che crea meno problemi, mentre la fase avanzata ne provoca molti di più». Cosa c’è da aspettarsi da qui a fine anno? «Mi aspetto un nuovo picco intorno alla metà di dicembre, ma comunque gestibile, in grado di non incidere eccessivamente sulla nostra attività ordinaria. Ormai questo virus non ci coglie più di sorpresa».

Secondo i dati sull’ospedale di Rivoli forniti dall’Asl To3, il raffronto tra un anno fa e oggi è inequivocabile: il 12 novembre 2020 i pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva erano 11, nei reparti ordinari 119; il 12 novembre 2021 la terapia intensiva era vuota, nei reparti ordinari i ricoverati erano 7, di cui 5 non vaccinati e 2 vaccinati. «Tra settembre e novembre 2021 abbiamo avuto quattro pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva a Rivoli, tutti non vaccinati e tutti nel frattempo deceduti, con un grande dispiacere umano ed empatico da parte mia e di tutto il personale, ma devo riconoscere che la cosa, purtroppo, non mi ha sorpreso». A ieri il reparto di terapia intensiva era ancora vuoto, mentre nel reparto Covid ordinario i pazienti Covid ricoverati erano 14, raddoppiati in una sola settimana: «La metà sono vaccinati paucisintomatici, l’altra metà sono non vaccinati con un quadro clinico più grave, che stiamo trattando con una ventilazione non invasiva: un paio di loro sono attenzionati per un eventuale passaggio in terapia intensiva, che stiamo cercando di evitare».

Un quadro diametralmente opposto a quello di un anno fa: «Nel novembre 2020 praticamente tutto l’ospedale di Rivoli era dedicato all’emergenza Covid: ora il reparto è confinato all’ottavo piano e in parte al pronto soccorso, mentre gli altri reparti di degenza ordinaria sono liberi da pazienti Covid e regolarmente in funzione. Questo è un altro aspetto molto importante: come Asl To3 ci siamo organizzati per affrontare più battaglie parallele. Da un lato c’è la campagna vaccinale: noi anestesisti abbiamo fatto tutti la terza dose appena è stato possibile e anche noi collaboriamo alle somministrazioni. Dall’altro si fa ogni sforzo per rispondere ad esempio all’attività chirurgica per le patologie oncologiche, che ad oggi ha una lista d’attesa risibile, e per altre patologie benigne, con interventi teoricamente rimandabili ma che per il paziente di turno rappresentano un problema. Stiamo lavorando sodo per abbattere il più possibile queste liste d’attesa, la Regione stessa ha investito fondi per aumentare le sedute. Il vero limite è nel numero di posti letto: ad esempio il nostro pronto soccorso è già sommerso di richieste per altre patologie, come sindromi influenzali stagionali e polmoniti virali, ma per ora stiamo riuscendo a tenere botta. Nel frattempo all’ospedale di Rivoli sta procedendo a ritmo spedito il cantiere per la costruzione della nuova medicina d’urgenza e della nuova rianimazione, che dovrebbero finire entro l’estate».

su Luna Nuova di venerdì 19 novembre 2021

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