LIBRI E VITA

Milena Giai Gischia, le nostre vite in trincea: racconti di malati e sanitari

«Parlo molto con i pazienti, il nostro mestiere è più di una terapia»

27 Gennaio 2022 - 23:45

Milena Giai Gischia. Le nostre vite in trincea: racconti di malati e sanitari

di DANIELE FENOGLIO

Undici racconti sul Coronavirus, ricordi e impressioni di altrettanti pazienti, rigorosamente anonimi, raccolti durante la prima ondata della pandemia dall’infermiera giavenese Milena Giai Gischia e raccolti in un agile volume intitolato “Al di là di questa porta non c’è soltanto il virus”, pubblicato da Book Spinti Edizioni. Milena Giai Gischia ha 52 anni, è nata e residente a Giaveno. Divorziata, ha una figlia di 21 anni, Giorgia, tre cani, Aki, Tese e Kerry, tutti meticci presi dai canili, uno 12, 9, 6 anni. Attualmente lavora al centro vaccinazioni del polo sanitario aviglianese. Prima della pandemia invece era in forza al punto di primo intervento di Giaveno. Poi con l’arrivo del Sars-Cov2 tutto è cambiato.

Dal Ppi alla prima linea Covid

«Mi hanno ricollocata all’ospedale di Rivoli, dove come molti ricordano abbiamo allestito rapidamente un reparto Covid al settimo e all’ottavo piano - racconta la sanitaria - Ci ho lavorato da marzo a maggio 2020». Mesi concitati e difficili, visto l’ignoto che tutti si sono trovati ad affrontare, esperti, medici in prima linea, infermieri e Oss, pazienti e famiglie.

«È stato un periodo difficile, eravamo tutti spaventati, noi nelle tute e dietro le nostre mascherine abbiamo cercato di non darlo a vedere per non angosciare ancora di più i pazienti, ma eravamo tutti disorientati e impauriti», ricorda. È in quel clima che è nata l’idea di raccogliere i pensieri e le impressioni dei pazienti che transitavano nel reparto del nosocomio rivolese: «Io parlo molto con pazienti, sono convinta che il nostro mestiere non sia solo l’aspetto tecnico-infermieristico e delle terapie, ma soprattutto di vicinanza psicologica alle persone che ci vengono affidate».

Così parlando e cercando di essere il più vicino possibile ai pazienti «ho chiesto a chi se la sentiva, di mettere per iscritto una testimonianza di come avevano vissuto e stavano vivendo malattia, il distacco dai loro cari, i dispositivi medici come il casco Cpap e tutte le paure che uscivano fuori in quei giorni». Racconti pensati per aiutare a elaborare gli avvenimenti personali dei pazienti, ma anche «per poterci migliorare nel prestare loro assistenza».

L’idea di raccogliere le memorie

Dopo avere raccolto quelle 11 pagine di pensieri di chi è scampato alla Covid, si è resa conto che mancava una parte importante della vicenda: quello che hanno vissuto i sanitari. «C’era molto sui pazienti, ma nulla su come ci sentiamo noi. Anche noi abbiamo paura ed angoscia, non conoscevamo malattia, la sua virulenza, quali farmaci usare all’epoca, molti di noi hanno dovuto imparare sul campo ad usare i caschi Cpap, le maschere ad ossigeno, le flebo - dice - Con il pensiero ai nostri cari, al rischio di contagiarci noi e portare l’infezione a casa. Così ho unito alle parole dei pazienti una serie di pensieri e considerazioni mie, frutto del dialogo e del rapporto con i colleghi con cui ho condiviso quei mesi. Una specie di sunto dei loro pensieri».

Così è nato “Al di là di questa porta non c’è soltanto il virus”: una storia vera, un po’ romanzata dove necessario per il rispetto della privacy, infarcita di amore per la vita e coraggio di andare avanti. Un libro quanto mai contemporaneo, realizzato nel classico formato in brossura ed arricchito da immagini raccolte sul web per le testimonianze dei pazienti, e di autoscatti e foto di contesto riprese dai sanitari nei pochi momenti di pausa dalla lotta alla malattia.

Nelle 80 pagine di questo racconto autobiografico è raccontata la vita vera dell’ultimo anno. Dodici mesi che hanno segnato e continuano a segnare le esistenze di tutti, le giornate che molti ancora trascorrono tra angoscia, paura, restrizioni e voglia di farcela comunque. Un libro che descrive in modo concreto questa pandemia, incentrato soprattutto sul racconto disumano del dolore che accompagna il virus. Che vuole ricordare a tutti come, al di là del virus, dietro le porte degli ospedali o delle ambulanze, ci sono ancora esseri umani, pazienti e addetti ai lavori, con le loro vite.

La dedica a pazienti e colleghi

La realizzazione del libro ha richiesto un paio di mesi di lavoro ed il volumetto è «dedicato ai miei pazienti, perché i veri eroi sono stati loro. Al mio gruppo di lavoro per l’unicità del rapporto che si è venuto a creare, di straordinaria intensità e ricchezza. A mia figlia, perché nonostante il terrore che io potessi ammalarmi, con il suo amore mi ha dato la forza per affrontare ogni difficoltà», si legge nelle prime pagine.

Dopo i mesi in trincea a Rivoli, Milena Giai Gischia è stata destinata prima al punto tamponi pit stop sempre all’ospedale rivolese, fino ad ottobre giugno 21; poi al polo sanitario aviglianese, dove è in forza tra gli addetti alle vaccinazioni. Incarichi meno “logoranti” sul piano mentale, ma altrettanto impegnativi. Ed istruttivi. Ad esempio, tra chi sta facendo ancora «la prima dose ci sono ancora molti dubbi, sono persone titubanti e spaventate, costrette per necessità a fare un vaccino che vorrebbero evitare. Bisogna spiegargli bene come funziona, che non ci sono rischi, che non devono avere timori», dice. Segno che la comunicazione delle istituzioni e la lotta alla disinformazione, spesso fatta in malafede per accumulare visualizzazioni in rete da parte di persone senza scrupoli, è ancora carente.

La paura di vaccini e tamponi

«Ci sono poi i minori e le persone impressionabili. Quelle che hanno paura in generale delle malattie e in un contesto sanitario si sentono molto a disagio; chi ha paura dell’ago; i più piccoli che non capiscono bene costa sta avvenendo quando vengono portati a fare un tampone o il vaccino. Tutte persone che andrebbero preparate bene a casa prima di venire da noi, che sia per l’esame o per l’inoculazione», conclude l’infermiera.

Milena Giai Gischia è anche appassionata di letteratura. Tra i suoi autori preferiti ci sono Luis Sepulveda, Isabel Allende, Ken Follett, ma anche Luciana Littizzetto e Fabio Volo. Tra i suoi hobby i viaggi, la musica e la cucina, oltre alle passeggiate in montagna e il dolce dondolio delle onde del mare. Dal 1993 lavora come infermiera, nel campo dell’emergenza, prima in pronto soccorso, poi sulle ambulanze di soccorso avanzato.

Su Luna Nuova di venerdì 28 gennaio 2022

Clicca qui per acquistare la copia digitale e leggere l’articolo completo

Clicca qui per sottoscrivere un abbonamento a Luna Nuova

Inserisci un commento

Condividi le tue opinioni su Luna Nuova

Caratteri rimanenti: 400

AGGIORNAMENTI

Dramma a Condove: escursionista muore colpito da una frana

Dramma a Condove: escursionista muore colpito da una frana

INCIDENTI IN MONTAGNA

S.Antonino: carambola sulla statale 25, coinvolte cinque auto

S.Antonino: carambola sulla statale 25, coinvolte cinque auto

INCIDENTE

S.Antonino: si ribalta nel bosco con l'Ape, anziano ferito

S.Antonino: si ribalta nel bosco con l'Ape, anziano ferito

VIGILI DEL FUOCO

Il boato del terremoto ripreso da una telecamera privata

Il boato del terremoto ripreso da una telecamera privata

BASSA VALLE DI SUSA

Chiusa S.Michele: tre scosse di terremoto nella notte, la più forte di magnitudo 2.7

La mappa con l'epicentro del sisma delle ore 4,05 tratta dal sito Internet dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

Chiusa S.Michele: tre scosse di terremoto nella notte, la più forte di magnitudo 2.7

SISMA

Avigliana: un tir sfonda il muro di recinzione di una casa e finisce nel giardino

Avigliana: un tir sfonda il muro di recinzione di una casa e finisce nel giardino

VIGILI DEL FUOCO

Chiusa S.Michele: a fuoco una legnaia, trattore e camper

Chiusa S.Michele: a fuoco una legnaia, trattore e camper

VIGILI DEL FUOCO

S.Antonino: le fontane danzanti illuminano il sabato sera della patronale

S.Antonino: le fontane danzanti illuminano il sabato sera della patronale

FESTA

Tra Rivoli e Rosta strada chiusa per una settimana

Tra Rivoli e Rosta strada chiusa per una settimana

VIABILITÀ