EMERGENZA

Rivoli, due anni in trincea nel laboratorio tamponi

Il racconto di chi, da febbraio 2020, si è trovato in prima linea all'interno della Struttura complessa attivata all'ospedale di Rivoli

15 Febbraio 2022 - 00:16

Rivoli, due anni in trincea nel laboratorio tamponi

di PAOLO PACCÒ

«Ricordo perfettamente il giorno in cui tutto è iniziato. Era il 22 febbraio del 2020 quando l’allora direttore generale Flavio Boraso, mi telefonò per avvertirmi che avremmo dovuto apprestarci ad affrontare una situazione di emergenza senza precedenti». Maria Rita Cavallo dirige il Dipartimento servizi diagnostici dell’Aslto3 e della Struttura complessa laboratorio analisi unificato Rivoli-Pinerolo per l’analisi dei tamponi Covid19. Il prossimo primo aprile andrà in pensione dopo 42 anni di onorato servizio tra corsie, laboratori ed uffici del servizio sanitario. E di certo non si aspettava che gli ultimi 24 mesi della sua carriera li avrebbe passati dovendo reggere il timone di una barca chiamata ad attraversare un mare in burrasca. Nel giro di poche settimane è stato necessario ripensare completamente il modo di lavorare di un Dipartimento già punto di riferimento per l’intera zona ovest con i suoi oltre 5 milioni di esami eseguiti ogni anno. Senza dimenticare il fatto che, oltre all’emergenza Covid, il laboratorio analisi doveva continuare a garantire i servizi collegati alla normale routine ospedaliera.

Alle prese con la "fase Amazon"

«Dal punto di vista della biologia molecolare però, non eravamo attrezzati per far fronte all’aumento di richiesta di test che iniziava a verificarsi, a partire dai primi casi riscontrati appunto nel febbraio del 2020». Ragione per cui, nella prima fase dell’emergenza, il personale del laboratorio analisi dell’ospedale, deve adattarsi a ricoprire mansioni da “spedizionieri” più che da chimici o biologi. «Scherzosamente abbiamo ribattezzato quel momento la “fase Amazon” - ricorda la dottoressa Maria Rita Cavallo - Per la maggior parte del tempo, infatti, eravamo impegnati a raccogliere i tamponi effettuati, sistemarli in scatoloni ed inviarli in altri presidi ospedalieri, non solo in provincia di Torino, ma anche in altre città del Piemonte. E poi decine di telefonate ai colleghi degli altri laboratori per riuscire a smistare le quantità sempre maggiori di test». Una volta poi che arrivavano gli esiti “cartacei”, toccava poi informatizzare i dati per inserirli sulla piattaforma della Regione.

Ad inizio pandemia, per avere il risultato di un tampone occorreva attendere non meno di una settimana. Diventava quindi sempre più impellente la necessità di poter contare su nuove apparecchiature per poter “processare” il numero sempre crescente di tamponi. A marzo arriva così un “termociclatore per reazione a catena della polimerasi” e con esso la possibilità di effettuare fino a 96 test al giorno ed avere l’esito in appena 90 minuti. Ad inizio aprile all’ospedale di Rivoli viene quindi avviato un laboratorio per i test Covid-19: una struttura che lavorerà 24 ore al giorno e fungerà da riferimento per tutta l’Asl To3, inclusi gli ospedali di Pinerolo e Susa, in quanto unica attrezzata per microbiologia e virologia.

I referti saranno inviati in tempo reale al reparto che ha in carico il paziente e ai tecnici della Regione: un vantaggio fondamentale nelle tempistiche e nelle modalità di cura dei malati. In quegli stessi giorni partono anche i primi punti per i tamponi “pit stop” a Susa e Pinerolo. Grazie ad una migliore organizzazione e al ritrarsi della prima ondata dell’epidemia, l’estate 2020 permette ai tecnici di tirare il fiato. Mesi più tranquilli che però nessuno poteva immaginare avrebbero poi lasciato spazio alla fase più complicata.

La seconda ondata: la più dura

La seconda, ondata, quella partita ad inizio ottobre, si rivela senza dubbio la più dura. Almeno per quanto riguarda il numero di contagi e della conseguente richiesta di esami. Giorni, settimane, mesi di superlavoro nonostante il supporto fornito dal “personale Covid” arrivato a dare manforte proprio in quei frangenti. «Ricordo che nell’autunno del 2020 - racconta ancora la dottoressa Maria Rita Cavallo - siamo arrivati ad avere più di 9mila tamponi conservati nel frigo del reparto, in attesa di essere smaltiti una volta trovato una collocazione idonea in altri ospedali».

Lunghe telefonate per “supplicare” i colleghi di Alessandria o di Novara ma anche di Brescia, di farsi carico di qualche centinaio di test effettuati nel periodo più critico. Diventa quindi inevitabile tornare a bussare alla porta del Governatore Cirio per far presente la situazione di una struttura cui fanno riferimento oltre mezzo milione di abitanti sparsi in più di cento comuni. La scelta strategica della sanità regionale di concentrare tutti i laboratori di biologia molecolare soltanto nei grandi ospedali torinesi si rivela quanto meno poco azzeccata. E i numeri e le professionalità impegnati a Rivoli dimostrano da anni di meritare maggiore considerazione. Spesso infatti sono medici e tecnici oberati dal lavoro a diventare bersaglio di attacchi e critiche pesanti da parte degli utenti per ritardi o disguidi di cui non sono certo loro i responsabili. Difficile far capire i rallentamenti causati dalle falle di un sistema che faticava a gestire un’emergenza mai verificatasi in passato.

Finalmente il nuovo laboratorio

La situazione si è poi stabilizzata a partire dal gennaio del 2021 quando Rivoli ha potuto contare su strumenti e personale per gestire un laboratorio di biologia molecolare a tutti gli effetti. L’inizio della campagna vaccinale ha poi contribuito a contenere l’epidemia e quindi le richieste di tamponi. La media dei test giornalieri si è stabilizzata intorno a quota 2mila.
La scorsa settimana sono stati 1156. «E nell’arco delle 24 ore, siamo in grado di fornire il risultato. Con Mauriziano ed Amedeo di Savoia inoltre abbiamo creato una sorta di rete che ci consente di avere un quadro epidemiologico sempre aggiornato. Tanto che siamo stati tra i primi a segnalare la comparsa della variante Omicron».

Tra i primi a segnalare Omicron

Due anni davvero difficili da raccontare se non attraverso numeri come quello dei test effettuati nel 2021: oltre 272mila. Ma a dare l’idea di quello che è stato il lavoro di chi ha avuto a che fare con il virus davvero da vicino, potrebbero bastare anche quelli che riguardano proprio la direttrice del Dipartimento: 1600 ore di straordinari e 52 giorni di ferie non godute. Resta comunque la soddisfazione per aver guidato uno staff davvero competente e motivato formato al 90 per cento da donne. Tra medici, biologi, chimici e personale amministrativo a Rivoli lavorano un centinaio di addetti di cui solo una decina sono uomini.

«Come regalo per la mia pensione - confessa Maria Rita Cavallo - Mi piacerebbe avere la conferma che il personale Covid che da oltre 15 mesi lavora con noi, sarà interamente stabilizzato. Sarebbe davvero un peccato disperdere un patrimonio fatto soprattutto di giovani specializzandi e specializzati che hanno maturato un’esperienza unica nel suo genere. Dobbiamo farci trovare pronti in futuro e fare tesoro di quanto abbiamo fatto in questi due anni».

su Luna Nuova di martedì 15 febbraio 2022

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