20 luglio 2010 SE TAPPANO LA BOCCA ALLA STAMPA
di Tiziano Picco
LA SINGOLARE protesta lanciata dal quotidiano Repubblica ha raggiunto le 1200 foto: sono i “ragazzi del post-it”, un’ondata di giovani che, fatto quasi unico in un’Italia narcotizzata dalle televisioni compiacenti, lancia il proprio grido di allarme nei confronti del Paese per i rischi annessi all’approvazione del Ddl Alfano, il decreto sulle intercettazioni che nella sostanza mette il bavaglio alla stampa impedendo di fatto la pubblicazione di parti importanti di procedimenti giudiziari. E giovedì 1° luglio è una giornata di mobilitazione. Anche il nostro giornale aderisce all’appello lanciato dalla Federazione nazionale della stampa: «Un’iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse una legge che colpisce il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese». Il luogo principale della manifestazione sarà piazza Navona a Roma, ma sono già convocati “presìdi per la libertà di stampa” in diverse città italiane e persino due sit-in in capitali straniere, a Londra e Parigi. Crescono dunque le adesioni all’iniziativa contro “tagli e bavagli” proprio mentre alla Camera va in onda l’ennesimo episodio di guerriglia da parte di Fini nei confronti della maggioranza del Pdl e della Lega, una scaramuccia che mira ad allontanare il voto fino a settembre, possibilmente dopo un accordo in commissione giustizia e quindi con la certezza della firma del presidente Napolitano. Ma queste sono schermaglie politiche, certamente importanti dal punto di vista della forma, ma la sostanza rimane ciò che Di Pietro definisce «un ddl che priva la magistratura di uno strumento fondamentale per le indagini, nega ai cittadini il diritto di avere giustizia e di essere informati, impone il bavaglio alla stampa e attenta persino alla libertà della rete».Alla protesta di noi giornalisti si è immediatamente affiancata quella di giuristi, magistrati, costituzionalisti, sindacati, partiti, associazioni (dal Popolo viola ad Articolo 21, da Libertà e Giustizia all’Arci). Rimane però un movimento elitario, fatto di persone “addette ai lavori”, mentre il grosso della cittadinanza rimane nel migliore dei casi indifferente a ciò che il governo sta per confezionare: un pacchetto che limita l’azione della magistratura nel contrasto al crimine, restringendo la possibilità di usare le intercettazioni per la ricerca delle prove dei reati; e nel voler impedire che i cittadini vengano informati del contenuto delle intercettazioni, impedendo ai giornali la libera valutazione delle notizie, nell’interesse dei lettori. Ecco, questo è il punto sostanziale che va ribadito con energia: a rimetterci saranno proprio i cittadini, perchè le multe altissime agli editori non sono normali sanzioni ma inviti evidenti ad espropriare la libertà delle redazioni dei giornali nel decidere ciò che si deve pubblicare. Dunque, un vero atto d’imperio del governo su un diritto fondamentale dei cittadini, quello di sapere, cui è collegato il dovere dei giornalisti di informare. Se non è un bavaglio questo...Peraltro, dai meandri del Ddl Alfano si sprigiona un odore acre di incostituzionalità, a cominciare dal diritto di cronaca smaccatamente violato, dalle gravi limitazioni agli strumenti di indagine dei magistrati, dalle multe stratosferiche nei confronti degli editori rei di consentire ai giornalisti eventuali violazioni della legge in questione, multe che spostano la responsabilità penale e civile dal direttore del giornale all’editore. E poi, se la stampa estera dovesse pubblicare notizie di cronaca italiana, i nostri giornali avrebbero pieno diritto a citarla e riferirne il contenuto; quindi, una legge liberticida e al contempo inutile, ma che consegna al mondo intero l’immagine di un’Italia con un governo ossessionato dal lavoro della magistratura e con l’unico obiettivo di zittirne gli effetti. Per fortuna, esiste ancora una fascia di popolazione che trova la forza per indignarsi e alza la voce per bucare quel muro di silenzio che ben cinque canali televisivi hanno eretto attorno alla “legge bavaglio”. E che già pensa al dopo manifestazione. In un comunicato della Federazione nazionale della stampa italiana, si legge: “E’ stata confermata la decisione di presentare, qualora il Ddl Alfano fosse approvato, un esposto alla Corte per i diritti umani di Strasburgo”. L’esposto sarebbe sottoscritto dalle organizzazioni impegnate nella protesta e “con il sostegno dei cittadini che vorranno firmarlo sui siti delle varie associazioni”. Dopo l’esposto, potrebbe seguire una “campagna europea per una legge di iniziativa popolare, secondo la procedura prevista dal Trattato di Lisbona, a difesa dell’autonomia dell’informazione”. E’ dunque un compito preciso dei giornalisti mettere in guardia contro i rischi che corrono i lettori sul delicato tema dell’informazione e della non-informazione. Il nostro micro-sondaggio effettuato sulle piazze della zona (che trovate su queste pagine) conferma che di questa battaglia si sa ben poco oppure si hanno informazioni distorte. Ecco il motivo per cui anche noi pubblichiamo il post-it giallo dei “No bavaglio”: per sensibilizzare i nostri lettori su un tema fondamentale per la democrazia. Tappare la bocca ai giornalisti è il passo che conduce a zittire chiunque abbia qualcosa su cui dissentire. L’Italia ha già vissuto questi momenti, e sono sfociati in una devastante guerra civile. Facciamo tesoro della lezione del passato ed evitiamo di ripetere gli stessi errori.
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